Astronomo NASA racconta perché gli scienziati non hanno ancora individuato gli alieni

L’umanità fino ad ora non ha ancora stabilito un contatto con delle civiltà extraterrestri e non ha trovato prove della loro esistenza perché la maggior parte dei pianeti abitabili sono completamente sommersi dalle acque o dal ghiaccio ha annunciato Alan Stern, direttore della missione New Horizons alla conferenza annuale di scienze planetarie DPS.

“I mondi oceano sono ideali per lo sviluppo della vita. Le condizioni nelle acque di tali pianeti non dipendono dalla vicinanza alla stella intorno alla quale orbitano, da quanto siano lontani da essa e da quanto tempo sia rimasto da vivere alla stella. Non sono minacciati dalla caduta di meteoriti sulla superficie, improvvisi cambiamenti climatici e altri eventi che potrebbero distruggere la vita sulla Terra” osserva Stern.

Più di mezzo secolo fà l’astronomo americano Frank Drake sviluppò una formula per calcolare il numero di civiltà nella Galassia, con il quale è possibile stabilire un contatto, cercando di valutare le possibilità di trovare l’intelligenza extraterrestre e la vita.

Il fisico Enrico Fermi in risposta a tale modello sviluppò una propria tesi la quale oggi è nota come il paradosso di Fermi: se ci sono talmente tante civiltà extraterrestri perché allora non possiamo trovare nemmeno una traccia della loro esistenza. Gli scienziati hanno cercato di risolvere tale paradosso con diversi metodi tra i quali il più popolare è la teoria dell’unicità della terra. Sarebbe a dire che per lo sviluppo di una civiltà senziente sono necessarie delle condizioni uniche, in altre parole una copia esatta del nostro pianeta. Altri astronomi ritengono che non possiamo entrare in contatto con altre civiltà galattiche perché scompaiono troppo velocemente affinché possano essere notate, oppure perché nasconodono la propria esistenza.

Stern ha proposto la propria spiegazione a tale fenomeno. Studiando le liste dei recenti pianeti scoperti, sui quali sarebbe possibile la vita, ovvero che si trovano in un orbita attorno a una stella nella quale è possibile l’esistenza di acqua liquida, gli astronomi hanno osservato che molti pianeti simili alla Terra sono mondi oceanici. Essi possono essere completamente coperti da acqua, o ghiaccio sotto il quale si trova un oceano come ad esempio sui satelliti di Saturno e Giove.

Questa osservazione fa pensare che la vita possa sorgere su tali pianeti, che probabilmente porterebbe allo sviluppo di tali forme di vita acquatiche che potrebbero stabilire un contatto con l’umanità.

Come hanno dimostrato tali calcoli, su questi pianeti oceano ci sono più probabilità che si sviluppi la vita piuttosto che su pianeti “aperti” simili alla Terra. Come crede Stern, se la vita extraterrestre esiste, allora probabilmente vive nelle profondità di tali mondi oceanici.

“Gli abitanti di tali mondi non avranno nemmeno il sospetto che ci siano stelle, lo spazio e altri pianeti nell’Universo, l’equivalente più vicino del nostro programma spaziale sarà l’accesso alla superficie del loro mondo dell’acqua, quindi né noi né loro sospettiamo la nostra esistenza reciproca” conclude lo scienziato.