Atmosfera brillante su Plutone

Ha contribuito a svelare molti misteri di quello che fino a dieci anni fa era considerato il nono pianeta del Sistema Solare e ora sale di nuovo agli onori della cronaca per i dati che ha raccolto sulla sua atmosfera.

Protagonista è sempre la sonda New Horizons della NASA, che il 14 luglio 2015 ha raggiunto il corpo celeste scoperto da Clyde Tombaugh nel 1930. Lo storico rendez-vous tra l’infaticabile esploratrice e Plutone è avvenuto dopo un lungo viaggio di quasi cinque miliardi di chilometri, percorsi in oltre nove anni.

Le immagini e i dati che da nove mesi a questa parte New Horizons raccoglie e invia sulla Terra sono stati di fondamentale importanza per tratteggiare il ritratto del pianeta nano sotto diversi punti di vista, quali le dinamiche geologiche, la composizione e l’atmosfera.

Ed ora è proprio quest’ultima ad essere al centro dell’attenzione del team scientifico della missione, grazie allo sguardo elettronico dello strumento LORRI (LOng Range Reconnaissance Imager).

Sono state le osservazioni di LORRI a fornire agli studiosi un quadro più dettagliato della complessa atmosfera di Plutone, scoprendo nuovi particolari sugli strati di foschia che la caratterizzano e che sono stati individuati quando New Horizons è arrivata a destinazione.

Plutone (Credits: NASA)
Questi strati, nell’atmosfera azotata del pianeta nano, presentano delle variazioni di lucentezza a seconda delle condizioni di illuminazione e della visuale. Tali differenze, che non coinvolgono però la struttura verticale della foschia, possono essere dovute ad una tipologia di onde definita dagli studiosi ‘onde di gravità atmosferica’.

Presenti sulla Terra, esse sono generalmente collegate ai flussi d’aria che passano oltre le catene montuose. Questo fenomeno è stato riscontrato anche su Marte e ora, verosimilmente, potrebbe verificarsi anche su Plutone.

Gli strati di foschia dell’atmosfera del pianeta nano sono visibili al meglio nelle immagini – realizzate proprio il giorno del rendez-vous – in cui il Sole si trova dietro a Plutone. In questi scatti, gli strati di foschia su specifiche aree del corpo celeste sono stati ‘immortalati’ numerose volte e con un intervallo di tempo compreso tra due e oltre cinque ore.

Con l’apporto di LORRI, quindi, l’identikit di Plutone si è arricchito di un nuovo tassello che potrà essere utili al team della missione per delineare futuri scenari di ricerca.