Per i cacciatori di alieni il Nobel alle onde gravitazionali è una buona notizia
Per i cacciatori di alieni il Nobel alle onde gravitazionali è una buona notizia

L’astrofisico belga Michael Gillon, scopritore del primo sistema solare di “esopianeti” ad appena pochi anni luce di distanza dalla Terra, applaude ai premi Nobel per la fisica assegnati martedì a tre “colleghi” americani, anche se gli studi che hanno vinto il premio Nobel non aiuteranno le sue ricerche: “gli oggetti che studio, gli esopianeti, non danno origine a onde gravitazionali misurabili”.

“La misura delle onde gravitazionali – ha spiegato all’Agi Gillon, vincitore del premio Balzan 2017 – non è solo una magnifica conferma di quanto la teoria generale sulla relatività aveva previsto, ma anche una nuova promettente finestra per gli studi sull’[amazon_textlink asin=’8809834585′ text=’Universo’ template=’ProductLink’ store=’Alieni’ marketplace=’IT’ link_id=’a51022ed-e4ae-11e7-b6f6-1109aa47d36f’]. Questa nuova tecnica dovrebbe in effetti essere molto utile nello studio delle interazioni di oggetti molto massicci e compatti (buchi neri, stelle di neutroni) e nella comprensione delle prime fasi dell’Universo (cosmologia)”.

Dal suo piccolo ufficio all’Università di Liegi, lo scienziato, che ha chiamato il suo sistema solare “Trappist 1”, in onore della birra prodotta dai frati nelle abbazie belghe, sottolinea con soddisfazione che uno dei tre colleghi premiati con il Nobel per la fisica per i loro studi sulla relatività e le onde gravitazionali, Kip Thorne, è stato il consigliere scientifico per il film di fantascienza ‘Interstellar’.

Gillon confessa di avere intrapreso gli studi di astrofisica proprio per essere sempre stato un super appassionato del genere, e la sua ricerca continua ad essere animata dalla speranza di trovare qualche vita “extraterrestre”. “Magari saranno soltanto piccoli batteri, come quelli che hanno popolato la terra nei 3 miliardi di anni che hanno preceduto l’evoluzione verso una vita intelligente. Ma il nostro obiettivo è utilizzare il metodo che ci ha permesso di scoprire Trappist 1, attraverso l’osservazione al telescopio dei cambiamenti di luminosità di una stella fredda e poco distante, per trovare eventuali presenze di acqua e delle condizioni che permettono la vita”, ha spiegato.

Fonte: Agi

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