un’inondazione repentina e catastrofica del Mar Nero da parte di acque provenienti dal Mar Mediterraneo, avvenuta nel 7150 a.C. o nell’8500 a.C.. Secondo questa ipotesi l’evento sarebbe stato ricordato nelle varie mitologie come il Diluvio universale.

Diversi e numerosi studi scientifici approntati per valutare questa tesi hanno invece osservato come fu il Mar Nero a riversarsi nel Mediterraneo, e in maniera tra l’altro non drammatica.

Nel 1998, William Ryan e Walter Pitman, geologi della Columbia University, pubblicarono le prove che una massiccia inondazione attraverso il Bosforo si verificò intorno al 5600 a.C. Lo scioglimento dei ghiacci in epoca postglaciale aveva trasformato il Mar Nero e il Mar Caspio in vasti laghi d’acqua dolce, mentre il livello del mare continuava a rimanere basso a livello globale. I laghi d’acqua dolce riversavano le loro acque nel Mar Egeo. Dal momento che i ghiacciai si erano ritirati, i fiumi che si riversavano nel Mar Nero riducevano la loro portata e trovavano nuovi sbocchi verso il mare del Nord e il livello del Mar Nero tendeva ad abbassarsi a causa dell’evaporazione. Quindi, suggeriscono Ryan e Pitman, intorno al 5600 a.C., il Mediterraneo, il cui livello stava aumentando, finalmente straripò oltre il Bosforo. L’evento allagò 155.000 km² di territorio ed ingrandì significativamente le dimensioni del Mar Nero verso nord ed ovest. Ryan e Pitman scrissero:

« Dieci miglia cubiche [42 km³] d’acqua si riversavano ogni giorno, duecento volte il flusso delle cascate del Niagara. Il Bosforo ruggì e si scosse a pieno ritmo per almeno trecento giorni. »

Nonostante l’agricoltura del neolitico avesse a quel tempo già raggiunto le pianure della Pannonia, l’autore collega la sua diffusione al trasferimento dei popoli allontanatisi dai territori allagati. È stato proposto che le memorie dei sopravvissuti siano state la fonte originaria della leggenda del Diluvio universale.

Un’iniziale resistenza alla tesi venne da coloro che pretendevano una correlazione più stretta con il Libro della genesi e la citazione del Monte Ararat, o dai sostenitori di una tesi simile ma relativa alla formazione del Golfo Persico nelle valli del Tigri e dell’Eufrate.

Altri studi da parte di oceanografi come Teofilo A. “Jun” Abrajano Jr del Rensselaer Polytechnic Institute e del suo collega canadese Ali Aksu del Memorial University of Newfoundland hanno gettato alcuni dubbi sulla tesi dell’allagamento catastrofico. Il team di Abrajano, in seguito alla scoperta di particolari depositi fangosi nel Mar di Marmara ha concluso che c’è stata una sostanziale interazione tra Mediterraneo e Mar Nero durata almeno 10 mila anni:

« Per ritenere corretta l'”ipotesi dell’arca di Noè”, bisogna sostenere che non vi fu flusso d’acqua tra Mar Nero e Mar di Marmara prima dell’ipotetico Grande Diluvio. Abbiamo trovato prove per ritenere scorretta questa tesi. »

In una serie di spedizioni, un team di archeologi marini guidato da Robert Ballard ha identificato quelle che sembrano essere antiche coste, conchiglie di lumache marine, valli di fiumi sommersi, legni lavorati con strumenti e strutture di fattura umana a circa 100 metri dalla costa attuale del Mar Nero dal lato Turco. la Datazione con carbonio 14 dei molluschi indica un’età approssimativa di 7000 anni.

Secondo una pubblicazione su New Scientist (4 maggio 2002, p. 13), i ricercatori hanno trovato un delta fluviale sommerso a sud del Bosforo, con prove di un forte flusso di acqua dolce in uscita dal Mar Nero già nell’VIII millennio a.C.

L’analisi dei sedimenti del Mar Nero nel 2004 da parte di un gruppo di ricerca paneuropeo (Assemblage – Noah Project) ha confermato la conclusione di Pitman/Ryan. Inoltre, i calcoli di Mark Siddall avevano previsto un canyon sommerso che venne in seguito trovato.

L’ipotesi rimane tuttora oggetto di acceso dibattito tra gli archeologi.

Fonte Wiki

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