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Giulietta e Romeo una storia inesistente divenuta “Simbolo”

Il ricercatore Vanni De Conti svela la cruda realtà e le falsità sulla novella di Romeo e Giulietta.

a  cura di Lucio Tarzariol

Giulietta e Romeo una storia inesistente divenuta “Simbolo”

COME SI COSTRUISCE UN BUSINESS: Giulietta e Romeo a Verona. L’affascinante storia di G & R nel mondo odierno

La Storia, che si vuole shakespeariana di Giulietta e Romeo che da centinaia di anni affascina e attrae persone da tutto il mondo, sarebbe solo una leggenda metropolitana, una favola inventata che nasconde altre realtà. A provarlo con documenti alla mano è lo studioso e ricercatore Vanni de Conti che ha già dedicato 3 libri all’argomento e grazie a lunghe ricerche ha fatto riaffiorare le probabili origini; ed ecco che dopo 500 anni, si svelano gli arcani di una delle storie d’amore più famose al mondo.

 “GIULIETTA & ROMEO NON E’ DI SHAKESPEARE, innanzitutto! E’ stata scritta negli anni ’20 del 1500 dal conte, letterato e uomo d’arme Luigi Da Porto di Vicenza, figlio di una famiglia comprimaria della città. Di madre udinese della dominante famiglia in Friuli, i Savorgnan, partecipò vivamente con lo zio, il Signore del Friuli, Antonio Savorgnan, al tentativo di rendere il Friuli indipendente attraverso la costruzione di una libera Signoria.

Premetto subito, per comprendere l’insieme della storia di Giulietta e Romeo, gli storici letterari ci dicono che la novella “Historia novellamente…” di Da Porto è al 65% ispirata da Mariotto e Ganozza di Masuccio Salernitano e il 35% sarebbe farina del sacco di Da Porto. Sono concorde e vado oltre.

Giustamente, Giacchino Brognoligo, di Verona, prolifico scrittore e docente universitario di fine ‘800 inizio ‘900, precisò e denunciò ancora nel 1904 sulle pagine de’ ‘Il Giornale d’Italia’ “Che si facesse tanto rumore attorno alla casa di una giovinetta mai nata”. Ma la razionalità nulla poteva contro il mito di Giulietta; e il comune di Verona sborsò i denari per fare propria la sede di ‘Via Cappello, ex bordello poi stallo per cavalli, che di lì a qualche anno divenne la Casa di Giulietta. E la favola volò da Verona a Hollywood investendo il pianeta. Questo vi dice già come stanno le cose dietro il finto palcoscenico.

Proseguo con le parole di Vanni De Conti: “… che ancora oggi Verona, detta anche ‘città dell’amore’ grazie a questa storia, prolifica di turismo culturale mondano, pur non centrando nulla perché tutto è favola e leggenda grazie al conte di Vicenza che scrisse questa novella, peraltro copiata e interpretata da molti altri scrittori, tra cui 70’anni dopo lo Shakespeare che ne decretò il successo finale”.

Ma la storia shakespeariana di Giulietta e Romeo, come dice il de Conti è un’altra cosa, ma in realtà quella di Shakespeare anche se tratta dall’originale di Da Porto, tramite il vescovo Matteo Bandello o il Painter, riguarda più propriamente le vicende delle due famiglie inglesi di Lancaster e York che nel medioevo si contendevano il potere (quindi anche l’invenzione del personaggio ‘Giulietta’ di 13 anni, età che fu di quella contessina che chi la sposò diventò re).  Quest’opera del Porto, novella già scritta in forma di tragedia, grazie a G.G. Trissino (amico del Porto), è diventata una facile preda per i teatranti. Prima Lope de la Vega in Spagna la usò come tragicomica (grazie al titolo ritoccato nella seconda edizione del 1535), poi lo Shakespeare che aggiunge qualcosa e qualcosa toglie per suo uso e consumo, ne definisce anche il titolo “The tragedy of Romeo and Juliet”.

Del resto proprio in rete, nel sito web della “Casa di Giulietta-Comune di Verona” si possono vedere le foto di come era prima e di come è diventata dopo quella casa. Vi si legge che “il balcone, proveniente da Castelvecchio – come si può vedere in una foto che ritrae Vittorio Emanuele III all’inaugurazione del Museo di Castelvecchio nel 1926 – venne inserito per ricordare gli incontri fra Romeo e Giulietta”. In sostanza fu una trovata novecentesca. Prima di allora quell’edificio era ben altro come ho detto sopra e, infatti, non a caso, nel 1828 Heinrich Heine annotò le sue impressioni sulla “…casa che si cita quale palazzo dei Capuleti, a cagione di un cappello scolpito al di sopra la porta interna“. E’ – dice il poeta – “oggidì una sordida bettola per i vetturali e i carrettieri, ed un cappello di latta, dipinto in rosso, e tutto bucato, vi è appeso come insegna”. Tuttavia, confessava poi, “luoghi come questi, un poeta li visita sempre volentieri, anche se è il primo a ridere della credulità del suo cuore”.

 

Già con la denuncia del Brognoligo si capisce tutto il complotto, ma vi aggiungo alcune specifiche del de Conti per completare il quadro:

‘E’ vero che Verona non centra nulla in realtà con la storia di Giulietta, ma l’autore l’ha ambientata là. Avrebbe potuto ambientarla altrove ma, molte cose nella sfera di Da Porto hanno come sottofondo Verona. Anche se Giulietta e Romeo è un’altra cosa, ma ve lo rivelo alla fine. Il capitano, conte Luigi Alvise Da Porto, soldato della Serenissima, intraprese l’apprendimento militare, come scrive, in quel di Verona; poi a quel tempo, la città era già famosa, non solo nel territorio italico, per la storia di grandi e tragici amori (e pare sia per questo che ha quell’appellativo), Catullo e Lesbia, Alboino e Rosmunda e Sordello, la figlia di Cansignorio, i Da Polenta, eccetera’, ecco un altro buon motivo per essere ambientato colà. Poi intorno al 1200-1300 c’è anche stata una Marca dei Verona e del Friuli (e Da Porto era mezzo friulano), poi c’è Dante e i personaggi dal canto VI del Purgatoria che, come vedremo l’autore aveva legame col ‘volgare’, ovvero quella che è diventata la nostra lingua, e forse ci sono altri motivi ancora, ma che taglia la testa al toro, come si usa dire in Veneto . Per la cronaca reale e ancora attuale, il sito di Verona occupa la Tomba di Giulietta perché i visitatori inglesi del Gran Tour, nel ‘700, leggendo Shakespeare e andando a teatro, hanno cominciato a chiedere dov’era la tomba e la casa di questa eroina, e il palazzo di Romeo. I popolani veronesi di allora non sapevano cosa rispondere e un’inglese, pare, abbia suggerito di costruire un capanno (era in canne all’inizio) e metterci dentro un abbeveratoio per cavalli lasciato dai romani, poi nel 1910 o 12, il curatore del musei veronesi, Antonio Avena, compra la casa palazzo in rovina detto sopra. E da qui l’allestimento scenico. I veronesi dedicano il sito e la città a William Shakespeare, poco campanilisti per la verità, ma probabilmente dedicarla a un vicentino non sarebbe stato il massimo.

Come scrive Alessandro Torri nella sua edizione della Giulietta dell’800, dietro ogni storia-favola c’è sempre un briciolo di realtà! E la realtà c’è, eccome, ma travisata anche questa per interessi di parte e poca chiarezza che fa il gioco della politica. La realtà è Friuli! Non esiste alcuna eroina Giulietta anche se l’autore lo fa credere, allora se non si scrivevano storie con sottofondo d’amore non le leggeva nessuno, c’erano sempre guerre. Ma i friulani, con cui si apre la novella originale di Giulietta, sornioni si svegliano solo ai primi del 2.000 e malamente. La Giulietta in sintesi è la lotta politica e militare tra due fazioni friulane, una, la dominante, legata a Venezia, l’altra all’impero Asburgico e ‘Giulietta’ è nient’altro che ‘La Piccola Patria del Friuli’, come loro usano chiamarla fin dal 1300 circa, da Forum Julii (il Foro di Giulio Cesare, il fondatore del Friuli), poi Julii, Priuli e infine Friuli, è l’evoluzione storico-letteraria del nome. Ma neanche i friulani vogliono credere per via di una messa in scena di alcuni decenni fa. Come se non bastasse quanto raccontato, nel 1985 a Vicenza, alla conferenza per la celebrazione dei 500 anni dalla nascita dell’autore originale di Giulietta e Romeo, Luigi Da Porto, il prof. inglese C. H. Clough espose la sua tesi sull’origine friulana di questa storia nata, secondo lui, da un vera storia d’amore (per via di una lunga dedica a madonna Lucina Savorgnan, sua ipotetica amante). Questo aprì un nuovo capitolo che mischiò la storia con la leggenda. Il Clough, che aveva prodotto una sua ricerca sulla storia di Luigi Da Porto e che coinvolgeva Madonna Lucina Savorgnan, giovane contessa e sua lontana cugina. Questo studio era inerente la sua tesi di laurea nel 1960. Il documento base si titola: “Love and War in Veneto” (Amore e guerra in Veneto). Da qui inizia l’operazione culturale di Giulietta e Romeo in Friuli, che il de Conti combatte fin dal 2010.

Ma non finisce qui, una nobile famiglia friulana decaduta e che oggi ha eredi poco imparentati e allora era contro i Savorgnan e addirittura con errate trascrizioni nel prontuario nobiliare fatto degli austriaci nel 1800 (famiglia dominante e unici patrizi veneziani), danno retta o suggeriscono a questo professore inglese, che la storia di Giulietta è della loro famiglia e si sarebbe svolta a nord di Udine, a Brazzacco, intorno al loro castello e in un borgo fortificato.

Il de Conti ha smascherato la faccenda di questa storia posticcia, ma in parte resiste per i creduloni. “ Io non ho più voglia di rompermi le balle, poi sono Veneto e non friulano, dice de Conti, essendo che all’apertura della Giulietta è scritta una lunga dedica a Madonna Lucina Savorgnan (per me fatta fare dal marito una volta risolti i problemi della famiglia e diventato proprietario di tutto, fa pubblicare la Giulietta inedita di suo cugino Da Porto per fare omaggio alla moglie di cui non ne parlava nessuno). Invece i fautori della falsità, prima con la storiella, poi con la famiglia, ora con penne dalla loro parte e agganci politici proseguono la cosa. E infine, in riguardo alla ‘tragedia’, e da tener presente anche, che Da Porto e G.G. Trissino, il grande letterato, erano concittadini e amici, poi nemici (per via filoveneziani e filoimperiali) ma il legame resta e nel ’15 del ‘500 scrive una tragedia per teatro, ‘Sofonisba’, diventata oggi la prima ‘tragedia europea’, ma non la pubblica, lo fa solo nel ’24. E una lettera di Bembo a Da Porto nel ’24 attesta che la Giulietta, ovvero: Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti già intervenuta nella città di Verona al tempo del Signor Bartolomeo della Scala, è già finita proprio in quell’anno e, guarda caso, un racconto in forma di Tragedia, oi Shakespeare!

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