Gli Agarthiani o i “Maestri sconosciuti” (Agharians – Aghartians – Biavilans)

Gli Agarthiani o i “Maestri sconosciuti” (Agharians – Aghartians – Biavilans)

I “Maestri Sconosciuti” sono gli abitanti di Agarthi, coloro che avrebbero avuto origine dall’antichissimo continente di Gondwana che secondo i Geologi includeva un tempo anche Africa, Arabia, India, Ceylon, Australia, Nuova Zelanda e Sud America. Alla fine del Giurassico, sempre secondo i geologi, questo continente che non conosceva stagioni, a seguto di una catastrofe cosmica, iniziò a smembrarsi, prorio durante il Terziario, circa l’era dell’arrivo dei “Kumaras” gli dei che giunsero dal cielo, intorno al 18.617.837 a. C., almeno secondo le tradizioni Braminiche. Detto ciò diviene facile sospettare che Questi “Maestri sconosciuti” siano gli stessi Kumaras o i Venusiani, in ogni caso alieni giunti da Venere come affermano le tradizioni.

Il ricercatore e studioso polacco Ferdinand Ossendowski, nel suo libro “Bestie, Uomini, Dei”, 1923, riguardo ad Agarthi, riporta le parole di un lama mongolo secondo il quale il regno fu fondato dal primo Guru intorno al 380.000 a.C., e divenne sotterraneo per sfuggire al male, con il nome di Agharti, “l’inaccessibile”, più di seimila anni fa, all’inizio del Kali Yuga della tradizione indù, cioè “l’Età Nera”, il periodo in cui viviamo. Questo regno che si ramificherebbe in tutto il mondo sarebbe introvabile per coloro che non sono Arhat, “Illuminati”; forse consapevole di tutto ciò S. Paolo scrisse: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2, 10-11). La capitale Shamballah, sarebbe la mitica “Città di Smeraldo” nominata dai viaggiatori medioevali e ricercata invano da Sven Hedin i cui viaggi sono descritti in “Im Herzen von Asien”, 1902.

Il cuore del regno risiederebbe sotto l’Asia e sarebbe centro spirituale e meta di forze di energia che dallo Zed centrale, (un’antenna), condizionerebbero tutta la superficie del pianeta, esso sarebbe governato da una potente triade, il Brahatma, (colui che ha il potere di parlare con Dio) ovvero il Chakravarti, (il re del mondo), che regnerebbe assieme al Mahatma, (colui che conosce il futuro) e al Mahanga, (colui che procura le cause per gli eventi), per il periodo di un Manvatara, una delle quattordici ere da cui è composto un ciclo cosmico.

Ora saremmo nell’era del “Cinghiale Bianco” e Vaivaswata, figura analoga al “Khidr”, l’uomo verde dei nomadi, all’egizio Mina o Menes, al Menw celtico, al Minos greco, al Metraton cabalico e al cristiano Arcangelo Michele; sarebbe il settimo e attuale re del mondo e farebbe sì che la storia segua un preciso andamento secondo un piano divino. Egli, infatti, potrebbe mettersi in comunione di pensiero con i precedenti re e con tutte le menti degli uomini, controllandone l’agire, favorendo o fermando ogni iniziativa, che non coincide sempre e necessariamente con i nostri canoni di valutazione; su questo punto voglio ricordare che secondo gli studiosi Gilbert e Cotterell esistono connessioni tra il campo magnetico astrale e il carattere umano che ne verrebbe per l’appunto condizionato.

L’ultima apparizione del Vaivaswata sulla terra sarebbe avvenuta nel 1923 in India e in Siam, dove sarebbe apparso benedicendo la folla, assiso in un trono sopra un carro d’oro, trainato da elefanti bianchi. Sarebbe apparso reggendo in mano una mela d’oro sormontata da un anello con inciso l’emblema ariano della svastica, che si ritiene rappresenti il sole rotante. Alcune scuole buddiste mongole e tibetane hanno accostato la figura del Re del Mondo a quella del Buddha Maitreya, colui che verrà al termine dell’età Nera, quando l’umanità rischierà di soccombere per guerre, catastrofie calamità. Allora egli salverà il mondo e lo condurrà ad una nuova età dell’oro.

P. Verri, “La dimora del re del Mondo”. Vi si dice, che il Re del Mondo si serva di “Goro e Pandita”, gerarchie celesti provenienti dalle stelle, per alcuni versi simili alle creature della mitologia indhù e greca. Gli studiosi Saint Yves d’Alveydre e Jaques Weiss sostengono che oltre al sovrano vi sarebbero per l’appunto: 5.000 Pundit (sapienti), 365 Bagwanda (ministri del culto) e 12 Membri Supremi che sovrintendono alla vita pubblica. Le biblioteche, che si trovano nelle gallerie più profonde, sarebbero inaccessibili ai profani, e custodiscono tutte le verità delle arti e delle scienze.

Ad Agarthi sarebbero conservati anche studi sulle energie della natura, sulla matematica e sulla chimica, studi ai quali si erano già dedicati gli antichi abitanti di Gondwana, forse gli stessi atlantidei di Nettuno che sfuggiti al Diluvio s’inoltrarono nelle terre di Wotan, fino stabilirsi nel mondo sotterraneo del deserto del Gobbi e nelle americhe dove realizzarono il noto “Candelabro delle Ande”, forse per prevenire le catastrofi diluviane future. Ma si puo teorizzare di tutto associandoli ad esempio pensare ai Kumaras di Venere o alle scoperte dell’ufficiale brittanico James Curchward che fu in India nel 1868 e venne a contatto con un Rishi del monastero di Brahmaputra in Tibet che, a quanto pare, gli mostrò delle iscrizioni su tavolette d’argilla che apparterebbero alla civiltà Mu comparsa 50.000 prima nell’Oceano Pacifico e inabissata 13.000 anni fa per una catastrofe, qualche millennio prima di Atlantide cui toccò la stessa sorte. Queste tavolette sarebbero state effigiate dalla stirpe dei Nacaal, “I Santi Fratelli”, le cui colonie avrebbero originato anche il popolo Mayax in America, il popolo Uighur in Asia centrale ed est Europa, e il regno Naga in Asia meridionale.

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