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I SEGRETI DEL CADUCEO. L’ANIMA E IL DNA a cura di Lucio Tarzariol

 

I SEGRETI DEL CADUCEO. L’ANIMA E IL DNA a cura di Lucio Tarzariol

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Per molti studiosi il Caduceo è l’archetipo del doppio, della vita e la morte, del bene e del male, dello ying e dello yang. E.B. Taylor,nei suoi studi riportati nel testo “Primitive Culture”, mette in risalto il fatto che l’anima, per l’uomo primitivo, era una sorta di entità autonoma, causa della sessa vita, e resistente alla morte, atta a risolvere la bipolarità tra sogno e realtà, tra realtà fisica e realtà psichica, tra morte e vita. Non sono l’unico ad aver supposto che il Caduceo rappresenti in realtà il DNA.

Infatti, dal punto di vista biologico il Doppio Serpente, secondo la concezione di Adolf Bastian delle “idee elementari” e l’intuizione di Jung che vedono l’origine dell’ archetipo nella materialità corporea, che ha la sua rappresentazione più efficace, per l’appunto, nella doppia elica del DNA. Ma a mio parere è in definitiva la rappresentazione del “Abduction”, del tentativo di estrarre l’anima dall’uomo da parte del “diavolo serpentone”, anzi potrebbe pure essere la rappresentazione dello stesso mezzo tecnico con cui si praticava il “Rito”; bisogna ricordare che il caduceo è stato associato e comparato anche alla “bacchetta del rabdomante”, quindi un mezzo “tecnologico” per individuare le energie e se poi lo colleghiamo ai rapiti delle abduction dove l’addotto viene ipnotizzato e controllato con una sorta di “bacchetta magica” è plausibile riadattare il Caduceo agli strumenti tecnologici dei Grigi .

Tra l’altro l’egittologo inglese A. E. Baines scopri molte raffigurazioni di dignitari egizi con aste in mano; e dai suoi studi dedusse che una di queste bacchette era in carbone duro come quello delle lampade ad arco, che sprigiona una forza chiamata: “Forza nervosa” ed un’altra asta in materiale magnetico che pare avessero connessione con la “virilità e l’energia”. Poi se pensiamo alla “Camera energizzata”, dove avveniva il rito, e che, a quanto pare bassa è anche la frequenza necessaria per far uscire l’Anima, una possibilità c’è che il Caduceo sia stato un conduttore utilizzato a questo scopo. Non a caso nel papiro di Useret, ora al British museum di Londra, vi si trova un curioso geroglifico che pare riferirsi ad Amon, lo stesso si trova anche raffigurato ad Abidos e sembra, Infatti, una sorta di “accumulatore elettrico” a forma di bastone; lo stesso che usò Akhenaton, Mosè ed il re Salomone per tagliare le pietre del suo grande Tempio, uno strumento chiamato “Shamir”, ossia “serpente di fuoco”. Questo bastone potrebbe essere benissimo il nostro Caduceo dove al centro vi è rappresentata l’Anima, a volte termina con un “volatile” e a volte con la ghiandola pineale. La pineale lavora con la pituitaria per aprire il ponte, il passaggio tra il fisico ed il non fisico, tra il cervello e la mente.

Ogni conoscenza a cui vi permettiate di credere può diventare una realtà soltanto con la prima apertura della porta al Divino. Lo fa interpretando la frequenza del pensiero in una corrente termica bioelettrica in tutto corpo ed aprendo alla mente. Il sistema endocrino si attiva nell’energia cristallina dell’”Ascensione”. La ghiandola pineale, la pituitaria e l’ipotalamo in particolare funzionano come cristalli riceventi e trasmittenti e s’interfacciano nel campo della Mer-Ka-Na, sia nella materia sia nell’antimateria. Infatti la pineale, non a caso, è rappresentata in molti geroglifici in Egitto, messa in cima al “bastone della conoscenza” portato da Osiride che appare come due cobra intrecciati a spirale che si incontrano in cima al bastone terminante, per l’appunto, con la “pigna” della pineale che è la rappresentazione dell’energia del “serpente”, della kundalini che sale sulla pineale con la sua Anima.

Dio assiro alato con pigna, rappresentante il potere della rigenerazione, riconducibile a Tammuz di Babilonia. La maggior parte del paganesimo nella storia è riconducibile a Tammuz di Babilonia. Sua madre Semiramide, è stata la Vergine Madre anticipando la nascita di Gesù Cristo di oltre 1000 anni. La pratica cattolica di fare il segno della croce ha origine in Babilonia dove, in questo modo le persone rendevano omaggio al proprio messia, Tammuz, che “morì per il bene del suo popolo.” il riconoscimento di questo amore per Tammuz veniva dimostrato, facendo il segno della “T” Satana trasferì questo segno in onore di Tammuz nella Chiesa cattolica, facendo credere ai cristiani che stanno facendo il segno della croce.. Tammuz era la contraffazione babilonese di Gesù Cristo.

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Cosa che si potrebbe collegare alle raffigurazioni di Dendera con quei bulbi di vetro che sembrano grandi lampadine che potrebbero, invece, aver racchiuso questa particolare energia con la quale sperimentavano. Non a caso, dalle ricerche archeologiche è uscito fuori che i faraoni egizi celebravano un rito chiamato “HB-SD” (Heb-Sed) che pare servisse a protrarre il loro regno sulla Terra. La cerimonia consisteva nel portare il faraone ad una sorta di morte apparente dopo di che il corpo veniva collocato all’interno di un sarcofago di granito rosso. Il faraone beveva una “pozione” a base di fiori di loto che provocava un repentino rallentamento di tutte le attività vitali.

Dopo alcuni giorni, pare siano sette o nove, il sovrano “resuscitava” in perfetta forma. Vi ricordo per analogia, le raffigurazioni ritenute il “Viaggio agli inferi” che ritroviamo anche all’interno del tempio di Seti I ad Abydos e nella “placca di Djer” dove nella parte centrale in alto è collocato l’ideogramma “mes” che significa “rinascita”. Stessa cosa la ritualità di alta “Heka”,attribuita alla regina Hatshepsut che aveva potere di “resurrezione” nel rituale rivolto alla Dea Ueret Hekau; pare fosse possibile attraverso alcune “formule magiche” ed una particolare e misteriosa energia, ridare vita perfino alle ushabti le piccole statuette che solitamente venivano messe nelle tombe dagli egizi, cosa che voglio collegare alla nota statuetta del Museo di Manchester che, pare, girarsi da sola.

A parte ciò, Io credo che in questo rituale, dove il faraone usciva in perfetta forma, fosse mangiato il “Pane di Luce o polvere mfkzt”, prima accennata con tutti i suoi poteri che pare aver avuto. Il fiore di loto, invece, mi ricorda le geometrie e la forma dei cristalli che sono simboli attivi delle geometrie multiformi in cui avviene la stessa “Creazione”, il “rifiorire”. Infatti Il Fiore di Loto è per gli orientali simbolo di bellezza, purezza e perfezione, simbolo del sole, del cielo, della terra, della creazione, del passato, del presente e del futuro; per cui rappresenta la “Vita”.

Inoltre rappresenta l’auto creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce, l’ordine e l’aspetto evolutivo del mondo e, per l’appunto degli uomini. Qui c’è da porsi una domanda cosa avveniva nella Piramide? Erano i poteri curativi della piramidologia, oggi tanto indagata e che Io stesso ho indagato, constatato e ricercato, riscontrando miglioramenti energetici sui parametri vitali, su enzimi e ormoni; o, invece vi erano spostamenti delle componenti corporee: “KA e Ba”, le due Energie correnti universali della Vita o meglio l’Energia vitale spirituale e l’Anima? Non a caso, vi è notizia di un addotto che ha dato un importante informazione di particolare interesse a proposito: sotto le spoglie del “Lux”, “il parassita luminoso e alieno dell’uomo”.

Egli aveva dichiarato che l’Anima si poteva staccare dal DNA se si sottoponeva ad una vibrazione di circa 12 Hz; e pare che il soggetto in questione nemmeno sapesse cosa fosse un Hz. Quindi pare che a questa frequenza si originino vibrazioni molecolari che costringono l’Anima ad uscire dal corpo. Ed alcuni papiri confermano la “Conoscenza vibrazionale” della materia da parte degli egizi, anzi era alla base del “Sapere Ermetico” egizio. Basti ricordare, che, come ricordato nel libro di Vincenzo Pisciunieri che:

“Sir William Flinders Petrie, nel 1881, nella ricerca di una camera segreta decise di far sollevare il sarcofago di granito. L’operazione, pur con molti sforzi, riuscì e il blocco fu sollevato di venti centimetri. Quando Petrie lo percosse, come lui stesso affermò, “produsse un suono profondo di una bellezza straordinaria e soprannaturale”. Indubbiamente le sue dimensioni e il suo volume erano fondamentali per ottenere la migliore risonanza armonica. Anche Cristopher Dunn fece qualcosa di simile. Percosse il sarcofago per identificare il suono prodotto e più tardi riprodusse con la voce quella nota, scoprendo che la risonanza aumentava quando raggiungeva la nota superiore di un’ottava. Si accorse così che le parole pronunciate nell’Anticamera avevano trapassato le spesse mura della costruzione, rimanendo registrate nell’apparecchio situato nella Camera del Re, come fossero state proferite in quel punto”.

Se tanto non convince, si ricordi che la vibrazione di 12 Hz è uguale ad un giro completo dell’elica del DNA che è formato, per l’appunto, di dodici livelli; e se non bastasse, si ricordino anche gli studi fatti sulle OOBE (Out Of the Body Experiences), o meglio: le Esperienze fuori dal corpo sono favorite e si realizzano a frequenze auditive proprio di 12 Hz. Infatti, è constatato che le onde alpha vibrano a circa 12 Hz e sono tipiche della via di mezzo tra il sonno e la veglia, giusta situazione delle “abduction”. La frequenza di dodici Hertz è molto bassa e corrisponde ad un suono molto grave e totalmente inaudibile dall’orecchio umano, ma percepibile con il corpo se applicato con un trasduttore appoggiato alla superficie corporea.

Questo apparecchio fornisce una vibrazione particolarmente sgradevole, che finisce per mettere in crisi tutto l’apparato cerebrale. Un altro aspetto interessante è che, se ci si mette di fronte ad un potente altoparlante per toni bassi “woofer” e gli si fa emettere la frequenza di dodici Hertz, si sente una forte pressione al plesso solare, la quale sembra essere la stessa che gli addotti descrivono quando, nel cilindro di metallo non trasparente, vengono sganciati dalla loro presunta Anima. Si parla di tale vibrazione, che partirebbe dal plesso solare, anche nei vari racconti di esperienze di OOBE.

Guarda caso, alcuni palesano che il dio egizio Shu deriverebbe da iss (espettorare, cacciar fuori dal petto, ciò che dà l’idea del soffio) e Tefnut da tf (sputo); per cui pare che i due Dèi maschio e femmina sarebbero l’aria prodotta dalla espettorazione e l’umidità, liquido o acqua rappresentata dallo sputo del Dio primordiale o originario. Se poi vi rammento, ciò che dissi già in altri articoli su queste tematiche, cito testualmente: “il medico Maurizio Pincherle, figlio del ingegnere che visse particolari esperienze di distorsione temporale nel “sarcofago reale”, constatò una curiosa ridondanza delle onde cerebrali alfa che a mio parere sono correlate all’evoluzione spirituale resa possibile dal sarcofago di granito e le sue geometrie costruttive all’interno della piramide.

Ecco svelatovi il segreto delle piramidi egizie e precolombiane come quelle di Teotihuacan, termine che non a caso, in lingua nahuatl, significa per l’appunto: “luogo dove gli uomini si trasformano in divinità”, luogo dove sono state scientificamente comprovate particolari energie di torsione. Un inno dedicato a Ptah risalente al1200 A.C. dice: “Tu sei arte, il gran dio che si protende verso i cieli, tu sei colui che fa orbitare il tuo disco (l’astronave) nel corpo di Nut, (spazio cosmico) e fai entrare in te il nome di Ra”, cioè “l’’Anima”;

il quadro diventa sconcertante. Del resto ricordiamoci che gli antichi, come narra Plinio, diedero al serpente intelligenza e sentimenti particolari, tanto che certi “serpenti” di Soria non offendevano quelli del paese mentre erano terribili contro i forestieri. Quest’animale suscitò negli antichi grande impressione per la sua vita misteriosa e sotterranea, per la sua capacità di secernere veleni mortali e per la sua grande velocità pur senza organi motori, nonché per la sua capacità di ipnotizzare le sue prede.

Non a caso, il caduceo rappresentava anche la discesa della materia primordiale nella materia grossolana; fisiologicamente rappresentava, per l’appunto, le correnti vitali che scorrono nel corpo umano. Anche l’antichissima divinità egizia Anubi, protettrice dei defunti, veniva a volte rappresentata con in mano un caduceo. Si potrebbe pensare che fosse considerato “oltretomba”, la bolla temporale delle abduction dove il “Serpentone” cercava di impossessarsi dell’anima del defunto o dell’iniziato, ossia la divinità passava a raccogliere la parte animica cosciente dell’uomo.

Nella mitologia babilonese troviamo il serpente che accompagna sempre il dio Mingzida; anche un vaso di libagioni ci rappresenta due serpenti attorcigliati ad un bastone. Lo stesso Apollo è spesso raffigurato con il serpente e non dimentichiamo che Apollo fu considerato padre di Asclepio, dio della medicina, ed anche di Igea, dea della salute in Roma (dove venne chiamato, per l’appunto, Esculapio). Infatti l’Asclepio dei Greci e l’Esculapio dei Romani vengono sempre rappresentati con il serpente, quasi confondendosi tra loro.

Gli antichi Greci pensavano che un dio facesse visita durante un sogno per portare messaggi”; infatti, furono costruiti numerosi templi per l’incubazione dei sogni dedicati, guarda caso,  ad Asclepio, dio della medicina che di solito appariva sotto forma di serpente. Il sogno diveniva come uno strumento di cura, già presente presso gli antichi Egizi fin dal XV sec. a.C.; ma è possibile pensare che questa sia una abduction, dato che emergono molti elementi che ci riportano al rapimento compresi i simboli ermetici del caduceo attribuiti sia al Dio Asclepio che agli Alieni Pleidiani.

Storici ed archeologi riferiscono della costruzione dai 420 ai 643 templi in onore del dio Asclepio, in attivo uso terapeutico e di culto per circa mille anni, dal VI sec. a.C. fino al V secolo d.C.. Sembra proprio che furono questi templi a ospitare i riti che un tempo gli egizi praticavano nelle piramidi e ancora prima nei templi come l’Osireion. Il primo Asclepion romano fu fondato nel 293 a.C. nell’isola Tiberina, isolotto al centro del Tevere, che tanto ricorda l’Osireion Egizio; comunque un luogo che è sempre stato meta di pratiche mediche e religiose, nel quale l’attenzione era rivolta al corpo e non a caso, anche all’anima. Nel Mondo Antico queste pratiche rituali erano unite proprio nel Tempio di Asclepio e la prassi di incubazione del sogno era un rituale religioso di culto e una pratica terapeutica di guarigione.

Si potrebbe pensare all’odierna psicoterapia immaginale, nella quale anima e corpo del malato non erano trattate separatamente ed era richiesta, da parte dell’incubante e potenziale sognatore, una posizione attiva, allo scopo di produrre le immagini trasformative. Il mito di Asclepio, figlio di Apollo e della ninfa Coronide, e il suo culto si diffusero in Tessaglia in età pre-omerica; si sviluppò nel mondo classico con centro a Epidauro ed accolse nella propria sfera anche le esperienze della famosa scuola di medicina di Cos, nella quale si formò anche Ippocrate. Caratteristica del culto di Asclepio era la nozione di guarigione nella quale si identificavano il raggiungimento della salute fisica e una particolare esperienza del divino, vissuta sul limitare tra vita e morte.

I pellegrini che si recavano, ad esempio al Tempio di Medicina ad Epidauro, per prepararsi all’esperienza e per il periodo di permanenza al tempio, dovevano osservare norme igieniche ed alimentari (es. evitare alcuni cibi, digiunare o mangiare poco) e regole comportamentali.

Una volta giunti a destinazione, era il momento di bagni nell’acqua fredda delle fontane per purificare corpo, mente e spirito e di relax a contatto con la natura; c’era la possibilità di partecipare a giochi atletici e danze nel gimnasium, di cogliere le meraviglie dell’arte e della musica, di partecipare a concerti e spettacoli teatrali e poi le offerte di doni al dio, in modo particolare dolci di grano.

La guarigione del corpo implicava un sondaggio dell’anima attraverso il sogno e la drammatizzazione creava un terreno propizio all’agire dei farmaci. La cura era indirizzata anche verso la psiche; infatti, Asclepio ordinava anche esercizi psichici, che consistevano nel comporre odi, carmi, mimi comici, ecc. Sostanziale era il valore terapeutico dato oltre che dalla musica, dalla parola.

“Psicoterapia verbale” nella quale si assegnava al paziente lo stesso ruolo di soggetto attivo, attribuendo ai suoi discorsi, alla declamazione e alla recitazione una funzione terapeutica di disturbi psichici. Una volta aver compiuto i preliminari, la purificazione, aver fatto le offerte e ascoltato gli insegnamenti dei sacerdoti, l’attesa riguardava l’invito del dio in sogno. Solo dopo questo invito, i sacerdoti concedono il permesso per entrare nel dormitorio proibito e cercare un sogno per curare, grazie alla visita personale del dio, e implorare la stessa divinità di potere accogliere i sogni che giungono e che sono cercati ardentemente.

Nell’antico rito dell’Incubatio:“Per ottenere il sogno terapeutico dal dio, si giaceva nella kline, in modo da poter essere poi iniziati ai riti misterici dell’incubazione pratica, che consisteva nel dormire nello spazio “sacro” (temenos). Qui l’aria è pesante d’incenso e le persone ammesse devono giacere sopra una pelle di capra, ancora col sangue del sacrificio, tra numerosi grossi serpenti che contorcendosi attraversano il pavimento. Lo hieron, il santuario di Asclepio, dormitorio proibito dove venivano incubati i sogni, era di solito posto in un luogo remoto.

Molti pellegrini avevano sogni vividi nei quali appariva il dio Asclepio; per altri si mostrava come statua o animale a lui sacro, es. civetta, gallo, capra, cane e soprattutto serpente. Quando essi si svegliavano, si sentivano ristorati e condividevano le loro esperienze oniriche. Il culto di Asclepio ci permette di comprendere come nell’Abaton fossero ammessi solo coloro per i quali era possibile l’accesso al simbolico; l’immagine archetipica del vecchio saggio o la funzione trascendente, rappresentata dall’immagine onirica della statua di Asclepio o del serpente, erano così attivate. L’esistenza di un luogo del tempio in cui i pellegrini potevano sognare la chiamata del dio, l’essere chiamati dai sacerdoti a dormire nel luogo proibito presso la grande statua, ricordano, in modo analogo, gli psicoanalisti junghiani che invitano il cliente a fare un sogno prima di essere accettato in analisi, per capire se egli è pronto per intraprendere l’esperienza di trasformazione e individuazione.

Secondo Le Clèrc, il serpente sacro al Dio Esculapio sta a significare che gli infermi per guarire devono farsi un corpo nuovo, ovvero lasciare l’antica pelle come fanno i serpenti ad ogni muta. Hecker ammette l’idea del ringiovanimento, ma afferma che gli antichi avevano un alto concetto di tale animale soprattutto per le acuzie della sua vista e della sua attenzione, prerogative indispensabili ai Medici del tempo. Pinto esalta invece la vigilanza del serpente, la quale deve essere la qualità precipua di ogni Medico.

Il Maiocchi, in uno studio sulla Medicina preistorica, afferma che il caduceo rappresenta il serpente ed è una specie di bacchetta magica che presso i popoli primitivi veniva usata dagli scaltri stregoni per espellere dal corpo dei malati gli spiriti maligni, ed ecco qui che si cela la “trafuga dell’anima”. Ma allora, c’è da chiedersi: era questo lo strumento che usavano gi antichi egizi per far uscire l’anima dal corpo? Secondo il Maiocchi il caduceo primitivo avrebbe un carattere fallico, simbolo della vita e del rinnovamento e potrebbe preludere al caduceo di Asclepio che guarisce con il tocco.

Asclepio, spesso, al posto del caduceo porta un grosso bastone attorno al quale è attorcigliato un solo serpente. Nel Museo Capitolino, Asclepio è raffigurato solo con una grossa mazza simbolo del serpente. Nell’Esculapio da Casalio il dio viene raffigurato con un serpente attorno al corpo, mentre il bastone è tenuto in mano come appoggio. Nella simbologia antica, dunque, il dio è rappresentato a volte da un solo serpente. Generalmente il Caduceo viene rappresentato con due serpenti avvolti a spirale che si affrontano. Secondo gli studiosi è la rappresentazione delle polarità del bene e del male tenute in equilibrio dalla stessa bacchetta del dio che ne controlla le forze. Sono le correnti cosmiche riferite sia all’universo che all’uomo nella complessità del suo organismo (macro- e microcosmo).

Le ali simboleggiano il primato dell’intelligenza, che si pone al di sopra della materia per poterla dominare attraverso la conoscenza. Qui il collegamento con Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre tentati, guarda caso, dal “Serpente”, e così diventarono mortali, ecco un’altra traccia della “ trafugazione dell’anima”.

Il Caduceo quindi, non a caso, indica anche “il potere”, di dominare il caos e mettere ordine, creando armonia tra le tendenze ruotanti intorno all’asse del mondo. Riferito al corpo umano, indica il potere taumaturgico di colui che è in grado di portare armonia in un organismo malato un tempo indicava la stessa “Trasformazione”, ma in fondo sembra che vi si nascondesse molto altro.

Ricordiamoci che prima che al Mercurio dei romani, il Caduceo venne attribuito come emblema ad Ermete Trismegisto, il “tre volte grande”, fondatore dell’arte magica tradizionale, intesa come nobile sintesi del sapere universale in ogni sua applicazione: medicina, legge morale, religione, filosofia, matematica, scienze naturali e via dicendo, in altre parole: “il sapere degli Dèi”, gli Dèi Alieni.

Dal nome di Ermete Trismegisto scaturisce il termine stesso dell’ermetismo per indicare la conoscenza iniziatica, il cui apprendimento richiede studio profondo e conoscenza.

Il mito di Ermete risale, come ben sappiamo, alla civiltà egizia più remota. Fu ripreso dalla mitologia greca che ne trasse il dio Hermes, poi divenuto il Mercurio dei romani.

Presso questi ultimi il Caduceo ebbe anche una valenza morale oltre che medica, poiché rappresentava la condotta onesta e al tempo stesso la salute fisica della persona. Ne fa fede l’elmo scintillante del dio decorato anch’esso con un paio d’ali, che ha la duplice funzione di proteggere il capo – sede di memoria, intelletto e spirito – e accrescerne la dignità con il suo splendore. Quindi ancora una volta gli si può collegare lo sdoppiamento dei corpi per mantenere l’immortalità che si può evincere dalle abduction.

È stato perciò incaricato da Zeus o Giove di assistere gli uomini nel loro passaggio dalla vita alla morte, accompagnandoli nelle dimore dell’Ade. È chiamato per questo Hermes Psicopompo, che significa “accompagnatore di anime” come lo erano molte divinità egizie.

Aderiscono a questa visione d’origine antichissima numerosi autori d’età contemporanea, tra i quali Junged il suo allievo Henderson, che decodificano il Caduceo come veicolo emblematico di un ancestrale messaggio di liberazione e guarigione, ma Io mi chiedo, liberazione e guarigione di chi? Degli Dèi? o dell’uomo? Visto che la “Concezione Ermetica” deriva dal sapere degli Dèì ed è stata insegnata inizialmente dagli Dèi stessi e non dall’uomo.

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