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I Segreti di Mosè e Yahweh. Chi era veramente Mosè e il suo Dio? La realtà dell’Esodo. A cura di Lucio Tarzariol

I Segreti di Mosè e Yahweh. Chi era veramente Mosè e il suo Dio? La realtà dell’Esodo. A cura di Lucio Tarzariol

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Diciamo subito, per chi volesse individuare Mosè nel solo contesto storico è sufficiente che legga solo il capitolo dedicato alla ricerca del personaggio storico dove l’autore, avvallando la teoria di un Esodo antico, lo introduce in un contesto storico della diciottesima dinastia sotto l’egida di quella nota regina che gli egittologhi chiamano: “Hatshepsout” dove il faraone dell’Esodo è indentificato in Thutmose III; mentre Mosè viene identificato, contestualmente ad alcune prove ed indagini, con il secondo profeta di Amon: Senenmut, o meglio Amenhotep II, nome che prese dopo l’adozione del faraone Thutmose I, forse chiamato anche “Mesekys”, e divenuto ad un certo punto vice re correggente con la stessa regina “Hatshepsout” con il nome di Thutmes-Amenophis II.

Questo libro, non si ferma solo nell’identificazione storica di Mosè cercata dall’autore, ma rivela le molteplici strade d’indagine che si possono intraprendere per far luce sulla figura biblica di Mosè e l’esistenza dell’Esodo biblico, proiettandoci poi, in un mondo speculativo di teorie sull’archetipo divino, sugli arconti che scesero dal cielo per suddividersi territori e luoghi della Terra.

Lucio Tarzariol cerca le più evidenti e possibili logiche collocazioni storiche e colloca eruditamente e contestualmente al suo “pensiero teorico” e alla sua indagine supportata dai dati disponibili, la precisa epoca in cui visse il “sacerdote egizio” Mosè. Più ampiamente ne inserisce la figura archetipa” in un ampio disegno, ciclico e profetico.

L’eclettico autore, scrittore e artista affronta la mastodontica ed ingarbugliata ricerca del personaggio storico di Mosè, dando chiare risposte supportate da nuove intuizioni, apre nuovi quesiti rivelando “l’Archetipo della figura mosaica”, alla luce delle recenti scoperte archeologiche. Nello stesso tempo indaga la discendenza del patriarca da un élite semidivina legata ai faraoni egizi in una nuova possibile trama di Dèi giunti dalle stelle, da Sirio e Orione molti anni fa a suddividersi i territori della terra e “ibridare e vigilare l’uomo”, dandogli un nuovo “Credo religioso”, in opposizione all’antico Culto Stellare matrice di tutte le civiltà terrestri.

Questo libro è, indiscutibilmente, un avvincente viaggio nei misteri dell’Egitto, culla dell’umanità, un libro volto alla ricerca di verità nascoste ormai sempre più inequivocabili.

Sopra dipinto di Lucio Tarzariol da Castello Roganzuolo.

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Sopra l’incredibile statuina che testimonia la realtà di Mosè, “Mesekys”/Thutmes-Amenophis II” assieme alla regina Hatshepsout. 

Il libro è disponibile in e book: https://www.mondadoristore.it/I-Segreti-di-Mose-e-Yahweh-Lucio-Tarzariol/eai978882281805/

Alla ricerca del personaggio storico

Partendo dalla datazione dell’esodo ricavata biblicamente dal primo libro dei Re 6,1 e  dalla data di costruzione del tempio di Salomone e in base ai ritrovamenti archeologici di Ron Wyatt ed altri ricercatori.

Ho ipotizzato una data logica ma approssimativa dell’Esodo che si aggira intorno al 1440/1450 a. C. così facendo ricadiamo in un buio periodo egizio dove pare vi fosse in auge una vice regalità di faraoni (vedi studi di: F. Crombette) che assunsero il titolo di Thutmose, “I figli di Thoth”. Alcuni di questi principi furono correggenti e sposi della regina Hatshepsut, “Grande sacerdotessa e figlia di Amon (chiamata Makhaira da F. Crombette e compare nelle liste di Manetone, con il nome di Amessis).

Crombette ci fa sapere che in egittologia, questa regina viene ancora chiamata, Hatshopsouit e ci dice che questo nome riposa su una lettura erronea (Hat) del busto di leone accovacciato designante i prefetti e in particolare quelli di Tebe; il prefetto è chiamato in ebraico Råphå, uomo che ha l’autorità, la potenza; l’equivalente copto è nella lettura Laô Hê Phaha = Leone-Seduto-Metà davanti.

Questa lettura, combinata con gli altri segni dello scudo, darà in greco: Lôphia-Sophia-Thea; cioè: La liberatrice che ha la saggezza di una dèa. In ragione della saggezza che Misaphris ha riconosciuto in lei come qualità predominante, il nome di Sophie le converrà molto meglio della denominazione starnutatoria di Hatshopsouit. A questo punto mi chiedo chi se non Lei aveva le prerogative di condividere la saggezza di Mosè in opposizione al volere di Thutmose III, non a caso ritenuto il Napoleone d’Egitto.

Secondo una leggenda fu Hatshepsut la piccola principessa figlia di Thutmose I e Ahmose, che con la madre salvarono Mosè dalle acque del Nilo, Mosè che Io identifico qui in Senenmut, fu probabilmente figlio di un principe egizio di nome Ramose che, guarda caso, viene menzionato con Uadjmose nella cappella funeraria, a Tebe, di re Thutmose I. Ramose Padre di Senenmut, sposò Hatnefer ed ebbero come figli:

Minhotep, Amenemhat, Pairi, Iahotep e Neferether che venne adottato da Ahmes e Thutmose I che gli diedero il nome Amenhotep, o meglio Amenhotep II, (Primo figlio di Thutmose e identificato dal Missionario Leopoldo Sebastiani in Thutmes-Amenophis II), e gli diedero anche il soprannome di Sendyenmut “salvato dalla madre”; scoperta l’origine ebraica, il soprannome viene cambiato in Senmut; viene nominato precettore della figlia di Hatshepsut e il soprannome viene cambiato in Senenmut. Furono Ramose e la concubina ebrea, forse, di Thutmosi I che  lasciarono il figlio sulle acque del Nilo per salvarlo da morte sicura; così ebbe la fortuna di crescere a corte divenendo ben presto consigliere della stessa regina Hatshepsut divenuta la “Grande sposa reale”.

Nelle  grazie della regina, Senenmut/Mosè coprì sempre più alte cariche divenendo sacerdote di Amon e architetto di Tebe”; sul retro di una piccola statua che lo ritrae in piedi mentre cammina con Neferura tra le braccia, appare una citazione tratta dal Libro dei morti che dice: “Sono io colui che uscito dai flutti del fiume ebbe in dono l’Api per cui anche il Nilo è in mio potere”. Crombette riportando il Moret ci dice: “…che il gran-sacerdote “Hapouseneb” strappò molte concessioni a “Hatshepsout”; da lì a concludere logicamente che il gran-sacerdote è stato l’amante della regina per procura di Amon, non c’è che un passo, ed è così che la regina, avendo la preminenza sulla moglie legittima del gran-sacerdote, quest’ultima diveniva la “gran concubina di Amon” di cui Makhaira era la sposa…”.

Ora Io credo, invece, che l’amante della regina sia stato il sacerdote Senemut, secondo profeta e che Hapouseneb primo profeta avesse solo interesse alle ricchezze offerte per compiacimento; del resto pare accertato che ricoprì la carica di Primo Profeta di Amon dall’anno 2 all’anno 16 del regno di Hatshepsut, per cui, probabilmente la regina stessa gli conferì la carica essendo un principe ereditario.

Infatti da alcuni coni funerari oggi nella collezione del Metropolitan Museum of Art di New York, sappiamo che Hapouseneb fu anche Principe ereditario e Conte, Tesoriere del Re dell’Alto e Basso Egitto, Supervisore dei Sacerdoti dell’Alto e Basso Egitto e Supervisore di tutti i lavori del Re. A mio parere, ben presto Senenmut/Mosè assunse anche il titolo di Thutmose II “chiamato Mesekys dallo studioso F. Crombette”, divenendo correggente assieme ad Hatshepsut; ciò arrecò le antipatie del giovane ambizioso Thutmosi III che regnando nella vice reggenza con la stessa matrigna ambiva a divenire re di tutto l’Egitto e per un certo periodo fu così, ma solo dopo la morte della regina stessa.

Infatti il Nuovo Regno è il momento di massima espansione dell’influenza egizia, al punto che talvolta si tende a parlare, addirittura, di impero, infatti già Thutmose I anche se[…] non era di stirpe reale, in Medio Oriente si gettò alla conquista di Karkemish ed al raggiungimento dell’Eufrate dove pose una stele confinaria rinvenuta cinquanta anni dopo proprio dal nipote Thutmose III. La presenza di Mosè appare chiara in una figura di spicco nella corte egizia con la carica di un capo dei sacerdoti di Amon, come ci fa sapere Manetone, e questa figura è riconoscibile in Senenmut il più vicino alla regina. Inoltre questa figura appare per logica in contrapposizione alle ambizioni di Thutmose III.

Questa figura appare chiaramente identificabile in “Mesekys” ricordatoci da F. Crobette contrapposto nella vicereggenza d’Egitto a Misphragmuthosis che all’inizio appaiono essere amici.  infatti Giuseppe Flavio attribuisce la cacciata degli hyksos ad un re che prima chiama Misphragmuthosis e poi trasforma in Tethmosis creando così una possibile sovrapposizione con Thutmose III.

Appare ovvio, a questo punto sospettare che lo stesso Mesekys che Crombette, invece crede essere Thutmosis III e lo vede sposo alla regia Hatshepsut intorno al 1493, possa, a mio avviso, aver assunto il titolo di Thutmose II, infatti la reggenza di Tutmosis II presenta varie opinioni contrapposte che lo vedono regnare dai 3 – 4 anni ai 18 anni riportati dagli epitomatori di Manetone, a mio parere il fatto si risolve se si prende in considerazione che nella vita della regina Hatshepsut vi possa essere stato un altro Thutmose, cioè, Senenmut, il “Mesekys” di F. Crombette che ben ci fa sapere nel estratto dal terzo volume della “Vera Storia dell’Egitto Antico”, essere il correggente del Paese egizio con Misphragmuthosis (che Crombette crede essere Thutmose II) che, per l’appunto, Giuseppe Flavio chiamava anche “Tethmose”.

Per cui da ciò si evince che vi erano due Thutmose correggenti ed Io credo che “Mesekys” possa essere stato Mosè mentre Misphragmuthosis possa essere stato Thutmose III. Del resto sappiamo che Mosè si rifiuta di diventare faraone quando Tutmoses I muore. (Eb 11,24), ma chi ci dice che non potrebbe esserlo stato per breve tempo o incaricato alla vice regalità vi rinunci successivamente.

A Deir el Bahri, c’è un muro che raffigura la nascita del futuro erede al trono, una scena mostra un bambino tra le braccia di Hatshepsut “il neonato Mosè”. la Tomba n ° 71 a Deir el Bahri è stata la prima di due tombe destinate a Moses (Senenmut). La Tomba n ° 353 è stata la seconda ma il lavoro, guarda caso, si fermò, per cui si potrebbe pensare che si sia fermato quando Mosè fuggì in Egitto, così la tomba rimase incompiuta. Leopoldo Sebastiani nella sua ricerca del 1835 ci fa sapere che la regina Hatshepsut regnò con un secondo marito di nome Amenenhe, per cui si mette in evidenza il fatto che la regina avesse avuto proprio un altro sposo oltre a Thtmose III.

L’errore che fa questo autore è il crederla sorella e non sposa di Thutmes-Amenophis II. Per quanto riguarda la data dell’Esodo e quindi la data di morte del faraone; da alcuni calcoli ricavati dall’autobiografia del militare Amenemheb, amico d’infanzia del faraone, si collocherebbe la data di morte di Thutmose III proprio intorno al 1450 a.C., verso la metà di marzo, il che coinciderebbe anche con le indicazioni bibliche dell’ Esodo 12-14 che, guarda caso, fissano il passaggio del Mar Rosso nel mese ebraico di Nisan (marzo-aprile del calendario giuliano).

Per cui se Thutmose III è il faraone dell’Esodo, Mosè era già anziano e la regina Hatshepsut era morta da pochi anni, infatti ufficialmente la si da per morta intorno al 1458 a.C.. Per chi non fosse d’accordo sulla data di morte di Thutmosis III credendo che tale data non sia il 1450 a.C. ma  il 1425 a. C.,  come credono alcuni  studiosi, riportano così anche la data dell’Esodo proprio intorno al 1425 a.C.; il risultato non cambierebbe. Infatti tale pensiero trova piena conferma nella teoria dell’Esodo antico, avallata anche da Erodoto e Giuseppe Flavio che basandosi sullo storiografo egiziano Manetone, scrisse che Mosè visse sotto un faraone di nome Amenofi, il greco per Amenhotep. Flavio Giuseppe scrive, inoltre, che Mosè fu incaricato dal faraone di sedare una rivolta in Nubia e che in quel periodo, gli Egizi si scontrarono con gli Asiatici, infatti Amenofi si scontrò con i nubiani ma non si sa se si è scontrato con gli asiatici, ma niente ci impedisce pensare che l’abbia fatto.

Detto ciò il risultato non muta, dato che rimarrebbe sempre Tutmose III il faraone dell’esodo e Mosè avendo avuto 80 anni in quella data lo vedrebbe nato, proprio in Egitto nel 1505  tempo in cui  ufficialmente si crede regnasse Amenofi, 1526 -1506 a.C. circa. Infatti anche Leopoldo Sebastiani nel suo testo del 1835: “I Faraoni di Abramo, Giuseppe e Mosé”, ci fa sapere testualmente che Mosè nacque: “nell’anno quattordicesimo e mese quinto del regno di Amenof I. A questo faraone gli succedette Thutmose I, il quale Amenofi aveva dato in sposa sua “sorella” Ahmes.

Ma le datazioni risultano sempre difficili, basti pensare che prima dell’Esodo, come testimoniano anche le prove archeologiche, gli ebrei risiedevano già in Egitto e gli egiziani avevano almeno tre inizi dell’anno, dato che avevano più anni:

l’anno lunare (quello degli ebrei) per i lavori correnti, che cominciava alla luna nuova di primavera;

l’anno solare, per i regni faraonici, che partiva dal solstizio d’estate;

l’anno sotiaco (dal nome della stella Sothis), per l’influenza magica, che debuttava all’apparizione della stella, il 19 luglio giuliano.

Quanto sopra detto e da me teorizzato concorda anche con le ricerche di Graham Phillips che ha identificato la vetta del Sinai nella cima Jebel Madhbah, nei pressi di Petra la capitale dei Nabatei. Qui nel XIX secolo fu scoperto un sepolcro il cui corredo funebre comprendeva un bastone con incisi dei geroglifici indicanti il nome del possessore, ossia Thutmose. Il signor Philips sostiene che il personaggio storico Mosè si basi su due figure vissute realmente, ma in differenti periodi di tempo, a distanza di 100 anni.

Il primo, che visse attorno al 1460 a.C., era un ufficiale di corte egiziano chiamato Tuthmosis, che come il biblico Mosè fu allevato dalla figlia del re d´Egitto. Come Mosè, Tuthmosis fu espulso dalla corte del faraone perchè simpatizzava per i lavoratori schiavi Israeliti. Guarda caso siamo proprio ai tempi di Thutmosi III, la regina Hatshepsout e Senenmut che per l‘appunto credo abbia assunto il titolo di Thutmose, il Mosè che diede al popolo ebreo il credo di Yahweh. Ma chi era Yahweh?

Gli Hyksos adoravano il dio Ba’al, figlio del toro El e la sua consorte era, guarda caso, Aserah, che in Egitto divenne Hathor, la vacca sacra adorata proprio sopra il monte Horeb dove è stato trovato un tempio a lei dedicato risalente proprio ai tempi di Thutmose III. Ecco perché Mosè è rappresentato con le corna, Prima le portava posticce in onore del dio Amon, poi perché adorava “Athor”.

Ricordiamoci che il toro veniva adorato in Egitto come “Mnevis”, incarnazione di AtumRa già ad Heliopolis. Inoltre lo scrittore Johannes Lehmann riporta nei sui scritti la notizia del ritrovamento a Nablus la biblica Sichem, di un coccio di terracotta con l’iscrizione: “Toro è Jahwèh”. Inoltre, lo stesso Geroboamo, primo sovrano del regno settentrionale di Israele (926-907 a. C.), fece costruire due tori d’oro e disse: “O Israele ecco il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dall’Egitto”. Gli egizi adorarono il Toro Api e la stessa dea Hathor aveva le corna ed alcuni studiosi la identificano in Aserah la compagna di Jawhe.

Ecco perché Mosè/Senenmut/Thutmose II ci fa sapere: “Sono io colui che uscito dai flutti del fiume ebbe in dono l’Api per cui anche il Nilo è in mio potere”. Nei Salmi (LXVIII: 5) leggiamo: “Cantate, o dèi! Inneggiate, o suoi cieli! Spianate la strada al Cavaliere delle Nubi! In Yahwe gioite ed esultate dinanzi a lui !” In un testo proveniente da Ugarit e risalente al quattordicesimo secolo A.C.,  in Cat 1:19 – 1: 42-43 leggiamo ancora: “Per sette anni possa Ba‘al essere assente, per otto anni il Cavaliere delle Nubi !”

Non è un caso che gli Hyksos adoravano il dio Ba’al, figlio del toro El e la sua consorte era, guarda caso proprio Aserah. Apparirà chiaro chi erano quegli “Elohim” che giungevano dai cieli sulle alture della Terra a imporre le loro leggi.

 

 

 

 

 

 

 

Sopra, a sinistra, foto di una ruota dorata di un carro che è rimasta sul fondo del mare. È stata trovata da Ron Wyatt utilizzando un generatore di frequenze molecolari dalla sua barca, dopo aver impostato l’apparecchiatura per cercare l’oro. La Bibbia ci ricorda che tutti i carri dell’Egitto erano impegnati a seguire il popolo di Dio. Si dice che fi furono 20.000 carri distrutti quel giorno. Sopra, a destra, un disegno di un carro a quattro razze che si trova in una tomba egiziana dello stesso periodo. Nel golfo si trovano ruote con quattro, sei e otto ruote a raggi, e sono state utilizzate solo nello stesso periodo durante la 18a dinastia, intorno al 1446 a.C., quando l’esodo è avvenuto. Se la datazione è giusta, tutto ciò, ci riporta proprio ai tempi di Thutmose III, avvallando ancora una volta la data biblica da me presa in considerazione per sovrapporre storicamente l’Esodo biblico alla storia egizia.

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Lucio Tarzariol

Written by Sigilli

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