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Idioti in marcia (la merde)

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Idioti in marcia (la merde)

Raspail. Sulle recenti elezioni presidenziali francesi non si può che citare, a spanne, Jean Raspail: “I Francesi di fegato? Gli ultimi sono morti in Algeria“. L’eventuale vittoria della Le Pen, pur benvenuta, è solo un sassetto in una macina da mulino.
Barbie. C’è poco da dire o fare. Il primo turno l’ha vinto la Barbie del potere, l’asessuato Macron. Anch’egli un vizioso, ne sono certo. Il potere seleziona con cura i suoi pupazzi: li vuole fotogenici e ricattabili. E loro si prestano, ovviamente, sempre meglio che lavorare. Il numero di pervertiti in politica è ormai una solida maggioranza.
Sorprende, a riguardare le statuine politiche al soldo delle oligarchie, l’insulsaggine di tali figure.
Personaggi che sembravano imprescindibili, buoni a riempire le prime pagine per anni, lontani dai riflettori sembrano inghiottiti dal nulla, come certe meteore pop che vissero brevi qttimi di gloria e oggi svernano come casalinghe o prostituti o drogati cronaici. Blair, Schroeder, Bush, lo Smutandato Clinton, Sarkozy, Zapatero. Che fine ha fatto Zapatero, l’uomo eletto col Partito Operaista Spagnolo, alfiere dei diritti dei gay e delle scimmie antropomorfe, e nuovo araldo della nuova sinistra?
Inutile sperare nella democrazia degli idioti, inutile sperare che le elezioni cambino il corso degli eventi.
Idioti e zombie. Una nuova specie d’umanità. Si muovono come un sol uomo, ma rilevano quali somme di individui e non come un gruppo. Gli zombie non hanno altruismi o accensioni solidali; non difendono né difenderanno mai un altro di loro, ma solo quell’impulso potente che li guida simultanei.
Questo impulso è da loro, pertanto, equivocato quale solidarietà. La comunità di facebook o twitter et similia sono comunità di zombie. Gettategli un osso politicamente corretto e vi si avventeranno contro a milioni: il che darà loro l’impressione della comunità. Gli zombie, infatti, non possiedono pensieri propri, ma unicamente impulsi a cui reagiscono meccanicamente Non vantano curiosità, pensiero logico, entusiasmo: marciscono giorno dopo giorno, appagati del loro stato larvale. Ciò che li fa muovere è il vago ricordo d’una vita passata; e il cibo.
La vita passata è quella del vecchio ordine, che il nuovo ordine riproduce nella parodia. Il cibo è il cibo; non il cibo tradizionale, cotto, esornato, ritualizzato, ma il cibo brutalmente strappato brano a brano, con gli occhi iniettati di sangue, folli, idioti, vuoti: un esponente del nuovo ordine a cui si regali un eccitante pomeriggio di sport e un po’ di junk food gli assomiglia in modo evidente.
Gli idioti di Leonardo da Vinci. Ecco l’aforisma 99: “Ecci alcuni che altro che transito di cibo e aumentatori di sterco chiamar si debbono, perché per loro alcuna virtù in opere si mette; perché di loro altro che pieni e destri non resta”. Ovvero: ci sono uomini che vivono solo come passaggio per la merda e per riempire cessi e buglioli.
Il buffet. Costringete una ventina di italiani in una camera confortevole, intratteneteli qualche minuto con una manfrina qualsiasi e poi, come Pavlov, scandite le parole fatali: “Ora rilassiamoci! Alle vostre spalle, signori, è il ricco buffet offerto dalla ditta Sorcimorti con la collaborazione dell’associazione Idioti in Marcia … Buon appetito!“. Arduo descrivere i quadri espressionisti scatenati da tali parole, in apparenza innocenti.
Qui non è in essere né la fame né l’appetito né la voglia di assaggiare alcunché, bensì la regressione a livelli protozoici. La ressa al banchetto, gli spintonamenti per qualche tramezzino rancido, i duelli per un mezz’etto di pasta fredda ammollata da salse immonde, il brancicamento disperato per un crostino indurito; e poi, messe al sicuro, su piatti enormi, enormi quantità di cibo scadente (involtini, bruschette, pizzette gelide, melanzane marinate, olive industriali, pezzi di gommoso formaggio), ecco, improvviso, cala il silenzio, quasi che un araldo della dissoluzione fosse lì presente a dare la squilla:
è un silenzio di morte, interrotto da decine di grufolamenti, senza distinzione di sesso: occhi strabuzzati, lingue lorde di bolo che schioccano, manducazioni frenetiche, ingollamenti veloci e furtivi, quasi vergognosi, ma rigurgitanti di un doloroso godimento; i conversari si fanno brevi, simbolici, attuati a forza di grugniti, con ammicchi e approvazioni mute, le teste su e giù a dir che, sì, va bene, tutti ingobbiti, all’impiedi, col mento nel piatto di plastica bisunto, ultimo territorio del proprio Io, da difendere gelosamente, casomai qualcuno avesse a rubare quelle delicatessen di risulta; gli occhi, gonfi per lo sforzo, saettano qua e là, come aghi di bussole in una tempesta magnetica, le glottidi scandiscono vibrando la foia dell’orgia, da consumare subito, senza attese e preliminari.
In pochi minuti si raggiunge il picco, in un orgasmo incontrollato, quindi la tempesta s’acquieta, ecco la detumescenza, le bottiglie vuote e i bicchieri di carta si ammassano come fanti caduti in una trincea insensata, gli stomaci struggono cattivo alcool e bocconi interi (la masticazione, infatti, potrebbe ritardare il godimento dell’ingurgitazione compulsiva), inizia la peptonizzazione, il metabolismo si fa pitonesco, s’acquietano le voglie, ci si sente soddisfatti, il piacevole calore che segue l’intorpidimento imprigiona le membra: anestetizzati, istupiditi, pesanti, appagati, gli eroi si abbandonano su sedie di plastica, strapuntini e divanetti Ikea top class, pregustando amari e caffè, rimirando, come de Sade rincoglioniti e compiaciuti, lo sfacelo di quelle efferatezze, dai cumuli di tovaglioli macchiati orrendamente alle tovaglie insozzate;
i dialoghi tornano a rifiorire, a toni più bassi, si parla di tutto e di nulla, senza dare importanza alle parole, questi carapaci di un animale ormai putrefatto, la palpebra cala leggermente, si ride, le fattezze arrotondate dall’imbecillità garantita dal rilassamento sfinterico e cerebrale (di cosa si rida non si sa), i sillogismi si sfasciano nell’ebetudine della peristalsi laddove le premesse e le conclusioni – del tutto gratuite e di cui a nessuno frega qualcosa – si miscelano in bocca coi primi gas prodotti dai corpi in disfacimento.
Credono di godere, ma hanno voglia di piangere, vorrebbero emendarsi, ma hanno liquidato il proprio dio, vorrebbero disciplinarsi, ma i maestri sono tutti morti.
Il gioco del Potere: scatenamento delle pulsioni primarie deprivate d’ogni vestimento civile e rese serve del Nulla. A tutto questo gli idioti in marcia recano il nome di Libertà. Il delicato castello culturale e storico dell’Italia pervertito a manicomio di massa.
La bimbetta. Verso dicembre, poco prima delle vacanze, una bimbetta agita trionfante un foglio da disegno: “Il compito!”, strilla. Colori vivaci, gialli, rossi, verdi profondi, accecanti scritte cubitali. Il tutto mi dona allegria. Titolo: La festa del gelo. Lì per lì approvo. Il giorno dopo ci ripenso, come i cornuti. “Ma che diavolo è La festa del gelo?”. Mi viene un sospetto che, pian piano, si trasforma in certezza.
La sera guardo il foglio attaccato alla parete: La festa del gelo è il Natale. Ricordate Il Santo Natale, Gesù Bambino, Tu scendi dalle stelle? Quello lì. Ora si è fatto innominabile, il Natale e, pertanto, almeno a scuola, è sostituito con la più impersonale Festa del gelo. Infatti tra i banchi non ci sono più solo italiani, ma anche musulmani e cinesi e bengalesi. Non sia mai che si celebri o si canti la natività del dio degli italianuzzi! Il PolCor arriva in aula! Ci si adatti al nuovo ragtime! E così abbiamo La Festa del gelo. Un piccolo sforzo e presto si arriverà a cantare l’inno della Coca Cola. Inutile sperare negli idioti in marcia genitoriali: non hanno obiezioni, e non vogliono grane. L’unica che abbia protestato (lo verrò a sapere dopo) è una bimba bengalese, in lacrime perché non si canta più come l’anno precedente.
Nella Roma senza Papa, città irreale, mentre tutti dormono, con la calma dello psicopatico, ho meditato se stracciare quel foglio rutilante.
Vlad e Ivan. Sergei M. Eisenstein licenziò un doppio capolavoro sulla vita di Ivan il Terribile: il primo capitolo, omonimo (Ivan Groznij) risale al 1944, il secondo, La congiura dei Boiardi (Ivan Groznij: Bojarskij zagovor) al 1946.
È questo ultimo episodio che interessa.
Ivan è in perenne lotta coi Boiardi, aristocratici che, in nome dei propri interessi, minano l’unità della Russia a favore delle potenze straniere, alienando le ricchezze della propria stessa patria (ricorda qualcosa?).
Ivan, a cui hanno assassinato la giovane moglie, è costretto a lasciare Mosca. Il principe Kurbskij, suo intimo amico, l’ha tradito, ritirando il proprio esercito moscovita in Lituania e riparando vilmente presso la corte di Polonia ove si congiura per far salire al trono l’inetto e manipolabile Staritsky.
E proprio presso la raffinata e molle corte polacca si apre il film.
La scena è meravigliosa, eccezionale. Ecco un sunto del dialogo:
Un consigliere al principe Kurbskij, il traditore: “A volte le sconfitte finiscono per essere più utili delle vittorie”.
Kurbskij bacia la spada e la mano del suo nuovo re.
Re di Polonia: “Iddio ha stabilito che la Polonia insieme alla Lituania e alla Lettonia sia un avamposto dell’Europa, una barriera per i russi. Grazie a essa il barbaro moscovita nella famiglia dei popoli civili dell’Occidente non potrà entrare”.
Una cortigiana, sottovoce: “Dicono che i moscoviti mangino i cadaveri”.
Re di Polonia: “Le terre russe sono fertili e le greggi pingui. Il suolo è pieno di ricchezze nascoste e come servi i russi saranno eccellenti, ma se un re forte si installasse sul trono moscovita per tutti i regnanti occidentali significherebbe la fine. Bisogna scegliere un uomo debole, che sia manovrabile e Vladimir Staritsky è l’ideale. Bisogna sostenere con le armi i Boiardi che sono con noi. Bisogna togliere dalle mani dello zar il potere di cui si è impadronito e restituirlo in pieno ai nostri amici Boiardi. Spezzeremo l’unità che Ivan vuol creare nella Russia dopodiché potremo bandire una nuova crociata di re cristiani contro la barbarie moscovita e distruggerla. Noi costringeremo i moscoviti a servirci! Cacceremo i russi dall’Europa fino alle ultime steppe dell’Asia!”.
Non so, a me ha ricordato qualcosa. A voi? La Storia, originata da rarissimi impulsi del cuore umano, questa sopravvalutata incubatrice, è una galleria di specchi deformanti: siamo sempre gli stessi, ma ingigantiti, rimpiccioliti o falsati nella prospettiva da tali artifici. Basta sostituire “eserciti cristiani” con “truppe Nato” e siamo ancora al 1564. I Boiardi? Eltsin, Abramovich, Khodorkovskij, Navalny e paccottiglia assortita.
I russi mangiano i cadaveri? Perché no, strano che la Mogherini o la Botteri non vi abbiano ancora accennato. La barbarie moscovita, la barbarie moscovita …
Eisenstein. Vogliamo parlare di Eisenstein? Ammiriamo stupefatti la plasticità infinita dei grigi, dal nero ai bianchi abbacinanti, le straordinarie musiche di Prokof’ev, la genialità nell’organizzare volti, caratteri e psicologie: ecco cos’era l’arte europea sino a pochi decenni fa: vigeva, infatti, ancora il vecchio ordine estetico.
Idioti e zombie/2. Intervistano un giovane poeta PolCor che gioca a fare l’avanguardia (o quel che è). Gli chiedono di spiegare il senso della parola sconfitta nella sua lirica. Parte della risposta:
“La sconfitta, prima di tutto (nel senso che è il punto di originalità del tutto), è ancipite: dilaga nel e dall’esistente, e implode poi (nel mentre) nella lingua che di quell’esistente è protasi, ipotesi e apodosi. La sconfitta è la condizione ideale e reale della lingua, il suo grado zero, la sua ovvietà. E, bada, lo dico colmo di gioia, quasi “selvaggia” (virgoletto, che dopo Bolaño non si sa mai), riottosa. La sconfitta è il punto di partenza, il sentimento dello iato. La consapevolezza dell’artificio (miracolo?) del dire …”
Chi era che metteva le mani alla Lüger quando sentiva la parola “cultura”?
Idioti e zombie/3. L’idiota-zombie cammina senza soste, senza ragione. Gli si regala un impulso (uno qualsiasi) e lui parte all’attacco. Lo zombie è fondamentalmente l’homo novus, un’entità deprivata dei sentimenti. In una società in cui non vi sono mai vere tragedie non esistono gioie. In una società in cui tutto è permesso la felicità si attenua sino al grado zero in una broda tiepida. In realtà: noi siamo felici o infelici? Non infelici, eppure disperati. Il saliscendi della vita, le brucianti tappe del nostro viaggio umano e sentimentale sono state annientate dalla libertà infinita. Non c’è dolore e non c’è gioia, ma l’elettroencefalogramma piatto di una medietà terrorizzante. Cancellare la morte e il dolore scagliandolo lontano da noi e agognare, sempre e subito, il piacere, sin verso il più capriccioso e degradante, ci ha resi insensibili. Il contrasto delle emozioni che ravvivava l’esistenza è oggi spento. Konrad Lorenz accenna a questo fenomeno citando il verso d’una poesia di Wolfgang Goethe, Die Schatzgräber: “Settimana faticosa festa lieta“. Eraclito, qualche millennio prima, fr. 111: ” La malattia rende la salute piacevole e buona, la fame la sazietà, la fatica il riposo“. Continua Lorenz: “L’intolleranza al dolore [e la rimozione della morte] … trasforma i naturali alti e bassi della vita umana in una pianura artificiale, le onde grandiose del mare tempestoso in vibrazioni appena percettibili, le luci e le ombre in un grigiore uniforme“. Ci trasforma in idioti, insomma.
Un eroe dei nostri tempi. Il nostro eroe è un uomo di mille risorse: cacciatore di frodo, gourmet e cuoco, meccanico, antiquario e restauratore. Possiede una casa, un furgone ultimo modello, un capace magazzino, una vivace serie di relazioni di lavoro. Ogni mese incamera un ottimo tesoretto. Una foto lo ritrae mentre sventaglia a raggiera un nutrito numero di pezzi da cinquanta e cento euro.
Il nostro eroe è, infatti, sconosciuto al fisco (se lo fosse non avrebbe da sventagliare alcunché). Non ha mai consegnato a chicchessia dichiarazioni dei redditi et similia. Le banche dati lo segnalano con uno zero alla sua destra. Del welfare se ne frega poiché, a cinquant’anni, è in buona salute; l’ISEE non sa manco che é. Il furgone è intestato a un parente, il magazzino a un altro parente, la casa (popolare) alla madre. Entrambi i parenti e la madre (che percepisce, dopo quattro decenni di lavoro, neanche cinquecento euri) campano grazie a lui. A causa di un’ironia al vetriolo e di un senso fatalista dell’esistenza mi riesce irresistibilmente simpatico. Non teme nessuno, né carabinieri né polizia né finanza: anche perché conosce personalmente i membri di tale patriziato, i loro vizî e le loro moine, e li unge con fare scaltro. La sua salsa di cinghiale è la più buona che abbia mai assaggiato, i restauri perfetti e a buon mercato, gli interventi meccanici (auto, motoseghe, decespugliatori, trattori) sicuri e definitivi (per i clienti affezionati anche gratuiti): il suo contributo alla ricchezza, alla serenità e al buon andamento dei commerci è inestimabile. Se quest’uomo finisse nelle mani di Padoan si originerebbe un impoverimento netto di tutta la comunità, questo è certo.
Per fortuna (sua e mia), imbucato nei recessi della provincia, egli camperà cent’anni. Rimane uno degli ultimi italiani: come nel romanzo di Matheson può dire di sé stesso: “Io sono leggenda”.
Il Principe delle Tenebre vuole la pace. Dove siamo? Alle soglie dell’inferno. E ci siamo arrivati senza una guerra, in nemmeno settant’anni. La guerra? Meditiamola. Cos’è la guerra attuale se non una lenta propagazione del nichilismo? La più incredibile pacificazione mai tentata. Perché si fa la guerra, quella vera? Unicamente per sottomettere i popoli ribelli, quelli più antichi, con più storia, quelli ancora non zombificati. Quasi tutti senza il McDonald’s.
Idioti e zombie/4. 4,6 miliardi di euro per soddisfare i bisogni dei nuovi italiani. I nuovi italiani se ne fregano dell’Italia, ma si fa a gara per rendergli la vita facile. Tutte le istituzioni, ormai, sono tarate al compiacimento di nordafricani, cinesi, calmucchi, congolesi. Essere italiano, nato in Italia, è uno svantaggio evidente. Lo vedo dagli occhi degli idiotizzati di sinistra. L’italiano che non la pensa come la Tribù è carne da macello; basta, però, che arrivi un citrullo che storpia la nostra lingua materna e i loro occhi si fanno dolci, amorevoli, simpatetici. Cresciuti a pane e Kunta Kinte essi sono oramai profondamente malati. Irrecuperabili. Marine non basta, qui necessitano stragi.
Schiavismo italiano. Un italiano è considerato dalle istituzioni solo come cornucopia per i propri vizî. Negli ultimi vent’anni della mia vita la corrispondenza che ho intrattenuto a vario titolo con le istituzioni assomma a tre scatoloni da un metro cubo. Essa consiste unicamente in intimazioni di pagamento, solleciti, memorandum, minacce, grassazioni. Ho calcolato un esborso annuo di circa 15.000 euro: 300.000 euri circa, quindi (esclusi i servizi, bollette, condominio …). L’unica missiva in cui questo lo Stato Moloch contraccambiava tanta fedeltà da schiavo la conservo a parte: in essa il Ministero delle Finanze (o quel che è) mi annuncia il rimborso di sessantanove euri (69). L’iter burocratico per ghermire questo tesoretto, però, era talmente astruso che ho preferito rinunciare.
Francesco Petrarca. “Tempora inter digitos effluxerunt; spes nostre veteres cum amicis sepulte sunt”.
Un patrizio dei nostri tempi. Lo chiameremo Giovanni. Giovanni ha cinquantasei anni circa. Le elementari le ha fatte per inerzia, le medie a calci in culo, come si usava in provincia: scivolando, per tre o quattro anni, sul velluto di un’ignoranza inscalfibile e di una serie di bocciature elargite da docenti spesso al suo stesso livello. Dopo aver faticato qualche anno col padre contadino, terminato il militare, ha scelto la ferma: Esercito. L’Esercito era considerato il refugium dei diseredati della provincia. Come altro guadagnarsi il pane? Anno dopo anno, Giovanni ha scalato in automatico le neghittose gerarchie della soldataglia sino ad arrivare ai gradi di maresciallo; tutte le riforme intercorse in questi ultimi trent’anni l’hanno visto immancabilmente beneficiario. Il lavoro, peraltro, era una sinecura: accompagnare alti papaveri dai comandi periferici ai ministeri romani con fiammanti auto di servizio. “Il generale è una brava persona, il generale mi vuole bene“, cantilenava Giovanni. Il generale, poi, venne assegnato ai rifornimenti e lui, da autista-attendente, divenne furiere; non passava settimana che la macchina di servizio (una Lancia) stazionasse sotto casa sua ricolma di generi di conforto: salumi, casse d’acqua e vino, formaggi, interi blocchi di carne. La bazza è andata avanti per un decennio almeno, poi, grazie all’ennesimo allettamento ministeriale (cinque anni di scivolo), ha deciso il grande passo: la pensione. Ancora vigoroso, si predispone perciò ad accogliere in grembo le fatidiche tredici mensilità, superiori a duemila euri (con qualche piccola lamentela: c’è chi ha fatto meglio, mi dice). Mi ha anticipato, col consueto sorrisetto di compatimento (l’idiota sono io, insomma), che si dedicherà alla terra. I figli, peraltro, son già sistemati: nell’Esercito, grazie (pare) a certe quote ministeriali riservate a chi ha parenti in servizio. La moglie possiede un avviato negozio di abbigliamento. Tre nipoti grassi e sgambettanti allietano vieppiù la sua riuscita esistenza. Quando lui partì, decenni fa, tutti noi liceali subivamo gli ammonimenti PolCor, continui e insistiti: per avere un’occupazione remunerativa occorre studiare, e no, non certo fermarsi alla laurea … la specializzazione, ci vuole, e sempre più specializzazione … la specializzazione, infatti, è il primo gradino verso la pienezza e la realizzazione economica, personale e sociale …
Ho qualche dubbio sulla reincarnazione.
Se esiste io ho già deciso: nella nuova vita farò il suonatore di bonghi.
Alceste
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/2017/05/03/idioti-in-marcia-la-merde-alceste/

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Siria: dalle fake news alle bombe

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Siria: dalle fake news alle bombe

Siria: dalle fake news alle bombe

Quando un video diffuso da un’organizzazione poco affidabile come “White Helmets” scatena una guerra. Il presunto attacco chimico a Douma, non verificato né provato, è bastato all’Occidente per bombardare la Siria. Nessuna testimonianza al di fuori della narrativa ufficiale ha importanza. Siria: dalle fake news alle bombe.

Il video degli “elmetti bianchi” sul presunto attacco chimico contro i civili di Douma ha girato il mondo, ha giustificato un bombardamento da parte degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Francia. Nessuno fra chi ha puntato il dito contro Assad si è preoccupato di fornire delle prove né di indagare sull’accaduto, probabilmente, una testimonianza diretta dal posto potrebbe stonare con la narrazione ufficiale del conflitto siriano.

I media russi, fra cui Sputnik, sono riusciti a raccogliere la testimonianza di alcuni bambini protagonisti del famoso video, che hanno svelato i dettagli della messinscena a Douma girata da “White Helmets”. Interviste che i media occidentali e italiani hanno preferito ignorare, evidentemente le notizie provenienti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra sono ritenute sufficienti per conoscere la realtà dei fatti. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Roberto Vivaldelli, caporedattore di Oltre la Linea, autore di “Fake news. Manipolazione e propaganda mediatica, dalla guerra in Siria al Russiagate”.

Siria: dalle fake news alle bombe

In un’intervista ai giornalisti russi dei bambini siriani hanno raccontato del loro coinvolgimento nel video sul presunto attacco chimico a Douma in Siria. Si tratta di una testimonianza che non è stata presa in considerazione dai media italiani. Roberto, perché secondo te queste testimonianze vengono ignorate?

Perché sicuramente non fanno comodo alla narrazione sul conflitto siriano che conosciamo fino ad oggi. I media italiani e occidentali prendono per buona ogni cosa che dicono sia l’Osservatorio siriano per i diritti umani sia gli “elmetti bianchi”. Le testimonianze che vanno nell’altro senso non vengono prese neanche in considerazione, perché sono bollate come propaganda russa.

Questo dimenticando o facendo finta di non sapere chi sono davvero gli “elmetti bianchi” e la realtà dei fatti del conflitto siriano. Si tratta di un’ONG che opera soltanto nelle aree controllate dai ribelli in contatto con le componenti islamiste. Quest’organizzazione è stata fondata da un ex agente dei servizi segreti inglesi, James Le Mesurier.

[penci_blockquote style=”style-3″ align=”none” author=””]Sono tutti fatti che i media occidentali non riportano e questo è molto grave: prendere per buoni tutti i filmati e ogni testimonianza degli elmetti bianchi è un segnale inequivocabile di quanto questi giornalisti siano di parte. Sono testimonianze che si potrebbero anche riportare, però bisogna dire a chi ascolta di chi si tratta in realtà. Non sono una fonte super partes affidabile. Comunque sia queste testimonianze sono bastate per giustificare un attacco missilistico che viola il diritto internazionale secondo molti esperti, anche occidentali. Sul conflitto siriano la narrativa occidentale segue determinate logiche dettate dalla geopolitica e dalla strategia occidentale che comprende anche l’uso dei media.[/penci_blockquote]

Siria: dalle fake news alle bombe

Com’è possibile che sia bastato un video degli “White Helmets”, ONG poco trasparente, per scatenare dei bombardamenti contro la Siria? Da un punto di vista giornalistico come si può spiegare questa vicenda?

È scorretto, ma ciò non mi stupisce molto. Dal 2011 ad oggi è questa la narrazione che abbiamo sentito. Prima c’erano i ribelli moderati, dopo ci si è accorti che così moderati non erano. In seguito hanno messo in piedi quest’ONG, che sicuramente presenta moltissimi lati d’ombra, ignorati dai media italiani e occidentali in generale. Eppure un’ONG fondata da un ex agente dei servizi inglesi dovrebbe destare quantomeno qualche sospetto sulla sua imparzialità.

[penci_blockquote style=”style-3″ align=”none” author=””]Molti hanno scritto che la Russia era contraria in sede ONU ad un’indagine indipendente, mi pare che siano i ribelli oggi a sparare addosso gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche arrivati a Douma. Qualcuno non vuole che l’indagine vada in porto, mentre sia la Russia sia la Siria hanno dimostrato di essere assolutamente disponibili ad un’indagine indipendente. Qualcuno ha deciso di bombardare la Siria senza aspettare l’esito dell’indagine, traendo conclusioni in maniera affrettata e commettendo un gravissimo errore.[/penci_blockquote]

Ai giornalisti che vanno sul campo viene dato meno spazio e nei salotti televisivi non si fa che della retorica senza conoscere la realtà dei fatti. Possiamo dire che la Siria è l’esempio perfetto dove l’informazione viene strumentalizzata a dismisura?

Qualche giornalista in Siria ci è andato, fra questi c’è Robert Fisk dell’Independent, esperto di Medio Oriente. Fisk è andato in Siria, ha scritto un reportage molto bello, ovviamente i soliti l’hanno bollato come giornalista di parte, filogovernativo. Il problema è che gli altri non ci sono nemmeno andati in Siria a verificare. Fino a prova contraria l’opinione di Robert Fisk conta molto di più rispetto a quella di chi in Siria non ci ha messo piede e si accontenta dei lanci di agenzia di parte, così è più comodo e si spende meno tempo. Non si fa però un buon servizio giornalistico in questa maniera.

Siria: dalle fake news alle bombe

Vorresti aggiungere qualcosa sulle fake news attorno alla Siria?

È davvero incredibile come si faccia finta di non sapere cosa rappresentano in realtà gli “elmetti bianchi” e come vengano osannati dall’Occidente con premi di vario titolo. Tutto ciò senza andare ad indagare la biografia dei personaggi che formano quest’organizzazione. Qualcosa in Occidente si è scritto, rispetto alla versione ufficiale sull’attacco chimico, ho trovato tutto sommato prese di posizione da parte di numerosi esperti di intelligence inglesi, americani che hanno posto dei seri dubbi sulla vicenda.

Questa volta non credo che l’apparato giornalistico abbia fatto la cosa giusta, molti hanno espresso scetticismo e molta perplessità rispetto alla versione ufficiale, che effettivamente fa acqua da tutte le parti. Vedremo come evolverà la situazione, speriamo non ci siano nuovi bombardamenti, è stato comunque un atto molto grave.

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Clinton, Obama, Soros hanno rovesciano Papa Benedetto XVI?

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Papa Benedetto XVI ha regnato come primo vescovo della Chiesa cattolica tra il 2005-2013 prima che inaspettatamente desse le dimissioni in circostanze insolite diventando il primo Papa a dimettersi dai tempi di Papa Gregorio XII nel 1415, Benedetto è ampiamente considerato il primo a farlo di propria iniziativa dopo Papa Celestino V nel 1294. Nulla di sconvolgente…

Tuttavia un gruppo di leader cattolici che si chiama “Catholic Spring” cita nuove prove rinvenute nelle e-mail diffuse da WikiLeaks per rivendicare che Papa Benedetto XVI non ha in realtà dato le dimissioni di propria iniziativa, ma è stato spinto fuori Vaticano da un vero e proprio colpo di stato.

Muscoli politici e potere finanziario, queste le “macchine” usate dalla diplomazia statunitense: George Soros, Barack Obama e Hillary Clinton per costringere con tangenti e ricatti il “cambio di regime” nella Chiesa cattolica romana al fine di sostituire il “conservatore” Benedetto XVI con l’attuale “radicale di sinistra” Papa Francesco.

Il gruppo Catholic Sping ha inviato una lettera al Presidente Donald Trump chiedendo di avviare un’indagine ufficiale sulle attività di Soros, Obama e Clinton che secondo i leader Cattolici sono coinvolti nel cambio al vertice del Vaticano.

La lettera mira ad avere una risposta per quanto riguarda gli eventi sospetti che hanno portato alle dimissioni di Papa Benedetto XVI, la prima abdicazione pontificia in 700 anni.
In particolare, abbiamo ragione di credere, che un cambio di regime in Vaticano è stato progettato dall’amministrazione Obama“, dicono i firmatari, nella loro lettera al Presidente Trump.

Tra le varie prove ad avvalorare i sospetti del gruppo di ricercatori cattolici ci sarebbero le email di WikiLeaks.
Ci siamo allarmati nello scoprire – si legge nella lettera – che, nel corso del terzo anno del primo mandato dell’amministrazione Obama, suo predecessore e avversario, il segretario di Stato Hillary Clinton, insieme ad altri funzionari del governo con lei consociati, ha proposto una rivoluzione cattolica per effetto della quale si sarebbe realizzata la scomparsa definitiva di ciò che che restava della Chiesa cattolica in America.

La lettera contiene inoltre svariati link a documenti e notizie come fonte delle loro dichiarazioni. Ma facciamo un po di chiarezza sulla faccenda…

I PROTAGONISTI DEGLI SCAMBI EPISTOLARI

Al centro della vicenda ci sono i nomi di John Podesta, cattolico liberal, democratico da sempre, già stretto collaboratore di Bill Clinton e oggi presidente della campagna elettorale di Hillary. Cattolica è anche la direttrice della campagna di comunicazione della Clinton, Jennifer Palmieri. C’è poi l’amico di Barack Obama, Sandy Newman, di Voices for progress, e John Halpin del Center for american progress. Nei messaggi di posta elettronica, i cattolici fedeli al magistero sono variamente ridicolizzati per essere arretrati e responsabili di un imbastardimento della fede; i vescovi tacciati di essere dittatori medievali. Oltre ad altre amenità, come l’ironia verso Rupert Murdoch, deriso per avere scelto di far battezzare i figli nel fiume Giordano.
Sullo sfondo, mai citato, c’è George Soros, il miliardario e filantropo di origine ungherese, gran finanziatore di movimenti progressisti favorevoli ad aborto, controllo delle nascite e matrimonio gay; molto indaffarato a spostare le priorità della Chiesa cattolica americana dai temi di vita e famiglia verso impegni più sociali.

LE MAIL DELLO STAFF DI CLINTON

Dagli account di posta elettronica violati da Wikileaks, si legge uno scambio di mail dell’11 febbraio 2012. Sandy Newman, attivista progressista non cattolico, scrive a Podesta chiedendo suggerimenti per “piantare i semi di una rivoluzione”, per una “primavera” nella Chiesa cattolica. Obiettivo: far cambiare idea ai vescovi Usa su contraccezione, aborto e promuovere l’uguaglianza di genere.

Chiara la risposta di Podesta: per fare una rivoluzione si deve lavorare dall’interno, dal basso verso l’alto. E per questo – ricorda – abbiamo creato (noi democratici – ndr) i Catholics in alliance for the common good e nella stessa direzione lavora Catholics united. Due gruppi di pressione dell’ampia galassia dei movimenti progressisti americani.
Un donatore importante per finanziare le cause è il filantropo Soros. Attraverso la sua fondazione, nel 2005-06 ha donato a Catholics in alliance 50mila dollari all’anno. Nel 2007-8 la somma è salita a 100mila all’anno. Altri 300 mila dollari sono finiti a Catholics for a free choice, un’associazione di cattolici pro aborto.

Lo stesso Soros, sappiamo da un altro gruppo di documenti di Wikileaks pubblicati in estate, ha donato 650mila dollari per la visita del 2015 di papa Francesco negli Usa. Tra i beneficiari, anche il Pico (People improving communities through organising), di cui è sostenitore il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, uno degli uomini più vicini al papa.

Scopo: influenzare e favorire la creazione di un fronte di vescovi che si dissocino dal cultural warrior dell’episcopato statunitense e siano più in sintonia con Bergoglio sui temi della giustizia economica e l’uguaglianza. Anzi – si legge in un documento – influenzare lo stesso papa, coinvolgendolo attraverso il cardinal Maradiaga.

Effetto sottinteso: emarginare la gerarchia episcopale più conservatrice, come l’ancora molto influente Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia. Ha scritto padre Robert Sirico, fondatore dell’Istituto Acton: “Soros ha solo intenzioni grossolane verso i cattolici che vede come utili idioti“.

Nella lettera, inoltre, vengono poste otto domande specifiche:

  • A quale scopo la National Security Agency ha monitorato il conclave che ha eletto Papa Francesco?
  • Quali altre operazioni segrete sono state attuate da agenti del governo USA sulle dimissioni di Papa Benedetto XVI e sul conclave che ha eletto Papa Francesco?
  • Agenti governativi hanno avuto contatti con la “Mafia del cardinale Danneels“?
  • Le transazioni monetarie internazionali con il Vaticano sono state sospese durante gli ultimi giorni prima delle dimissioni di Papa Benedetto. Le agenzie di governo degli Stati Uniti sono state coinvolte in questo?
  • Perché le transazioni monetarie internazionali sono riprese il 12 febbraio 2013, il giorno dopo che Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni? E’ una pura coincidenza?
  • Quali iniziative sono state effettivamente prese da John Podesta, Hillary Clinton, e altri legati alla gestione Obama coinvolti nel dibattito che intendeva fomentare una “Primavera cattolica”?
  • Qual era lo scopo e la natura della riunione segreta tra il vice presidente Joseph Biden e Papa Benedetto XVI in Vaticano il o intorno al 3 giugno 2011?
  • Quali ruoli sono interpretati da George Soros e altri finanziatori internazionali attualmente residenti nel territorio degli Stati Uniti?

Staremo a vedere se ci sarà mai una risposta da parte del neo Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

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Controinformazione

Una nuova causa cerca di forzare la divulgazione dell'elenco di omicidi segreti di Trump

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L’amministrazione Trump ora affronta sfide legali che richiedono il rilascio di dettagli relativi alla lista segreta di omicidi e le regole che consentono l’uccisione di cittadini statunitensi.
Il 22 dicembre, l’American Civil Liberties Union ha intentato una causa contro il governo Trump nel tentativo di forzare il rilascio delle nuove regole stabilite in relazione al programma segreto di assassinio dell’esercito americano. Il programma è stato istituito durante l’amministrazione Obama e ora ampliato sotto Donald Trump. Rapporti recenti del New York Times ( 1 , 2 ) alludono al fatto che l’amministrazione Trump sta allentando le già fragili protezioni stabilite dall’amministrazione Obama. È stato riferito che queste protezioni erano state stabilite per minimizzare le lesioni e le morti civili.
L’ACLU sostiene che due recenti articoli del New York Times e dell’Atlantico hanno spinto la causa. L’ inchiesta delNew York Times ha esaminato gli attacchi aerei statunitensi dall’inizio della lotta contro lo Stato islamico in Iraq nel 2014 fino a dicembre 2016. Il rapporto ha rilevato che l’esercito americano ha ucciso civili 31 volte di più di quanto ammesso. Il secondo articolo fu una risposta all’indagine del Times di Robert Malley e Stephen Pomper, ex funzionari della sicurezza nazionale negli anni di Obama. Gli uomini ammettono che l’amministrazione Obama ha continuato la guerra globale al terrorismo mantenendo l’infrastruttura in atto. Gli uomini notano anche che le protezioni per i civili erano inadeguate, così come le promesse di trasparenza e risarcimento per le vittime.
A ottobre, Activist Post ha riferito che un memo presidenziale firmato di recente avrebbe normalizzato l’uso dei droni nella vita americana.

Il memorandum, intitolato ” Programma pilota di integrazione di sistemi aerei senza pilota ” consente ad alcune comunità di essere esentate dalle attuali norme di sicurezza mentre testano le operazioni dei droni. Sotto l’amministrazione di Trump, l’uso di bombardamenti di droni sta aumentando e gli attacchi aerei sono già aumentati . Inoltre, in uno sforzo apparente per combattere l’immigrazione clandestina, le dogane e la protezione delle frontiere degli Stati Uniti useranno i droni per effettuare la sorveglianza aerea dei cittadini statunitensi alla frontiera. Queste azioni hanno portato i gruppi sulla privacy a chiedere al Senato degli Stati Uniti se le immagini raccolte dai droni CBP saranno collegate al database di riconoscimento facciale dell’agenzia.

Come sottolinea l’ACLU :

L’ amministrazione di Trump sta uccidendo persone in diversi paesi , con scioperi che si stanno verificando a un ritmo quasi senza precedenti: in alcuni paesi il numero è raddoppiato o triplicato nel primo anno di presidenza di Trump.

Il pubblico americano è generalmente consapevole dei conflitti che si stanno verificando in Iraq, Siria e Afghanistan, ma rimane molto ignorante delle operazioni militari che si svolgono in Somalia, Pakistan, Nigeria e in tutto il continente africano. Queste operazioni hanno causato un aumento delle morti di civili . Un altro punto che non può essere ignorato è il fatto che il governo degli Stati Uniti bombarda persone in nazioni per lo più musulmane. Sono gli stessi paesi soggetti al cosiddetto “divieto musulmano”. Ciò significa che probabilmente ci sono persone che sono diventate rifugiati nel tentativo di sfuggire alle guerre guidate dagli Stati Uniti nella loro patria e che poi vengono respinte o trattate come criminali.
Allo stesso tempo, (il direttore Trump) rifiuta di rivelare ufficialmente informazioni critiche su cui si sta guidando scioperi, contro chi e con quali conseguenze “, scrive l’ACLU.
In tutta l’amministrazione Obama, l’ACLU ha condotto battaglie legali per il rilascio di documenti dell’era di Obama relativi alla lista segreta di omicidi. La Guida alla politica presidenziale (PPG), a volte indicata come “il libro del gioco” o matrice di disposizioni, ha guidato le decisioni dell’amministrazione Obama sul programma di uccisione di droni del governo degli Stati Uniti. Il PPG è stato originariamente pubblicato nel maggio 2013, ma l’intero contenuto del documento rimane segreto. Il pubblico ha visto solo un “foglio informativo” che descrive il documento.
Nel febbraio 2016, il giudice distrettuale Colleen McMahon ha ordinato l’amministrazione Obama di consegnare il PPG e altri programmi mirati relativi uccisioni di droni per la revisione da tennis e possibile rilascio al pubblico documenti. I tre documenti sono legati alla legge e alla politica che regolano il programma controverso. L’ACLU ha anche lottato per scoprire nuove informazioni relative alla cosiddetta lista del Presidente della morte, conosciuta anche come la matrice disposizione.
Il Washington Post ha riferito per la prima volta sulla matrice delle disposizioni nel 2012:

Negli ultimi due anni, l’amministrazione Obama ha segretamente sviluppato un nuovo piano per perseguire i terroristi, una lista di obiettivi di prossima generazione chiamata “matrice delle disposizioni”.
La matrice contiene i nomi dei sospetti terroristi ordinati contro una contabilità delle risorse che vengono raccolte per localizzarle, comprese accuse sigillate e operazioni clandestine. Funzionari statunitensi hanno detto che il database è progettato per andare oltre le liste di uccisioni esistenti, disegnando piani per la “disposizione” dei sospettati oltre la portata dei droni americani.
Anche se la matrice è un work in progress, lo sforzo per creare riflette una realtà tra le fila antiterrorismo della nazione convenzionali guerre degli Stati Uniti stanno finendo, ma il governo si aspetta di continuare ad aggiungere i nomi per uccidere o elenchi di cattura per anni.

L’elenco degli omicidi è stato oggetto di battaglie legali per anni. Il giornalista del New York Times, Charlie Savage, ha citato l’amministrazione Obama per un tentativo di rivelare le giustificazioni legali del governo per l’assassinio di sospetti terroristi senza processo. In particolare, Savage ha citato in giudizio l’amministrazione Obama nel tentativo di ottenere dettagli sull’assassinio di Anwar al-Awlaki, esponente religioso di Al Qaeda. Al-Awlaki è nato nel New Mexico e alla fine si è ritrovato nel radar del governo degli Stati Uniti per sospetto terrorismo.
Il 30 settembre 2011, i droni inviati dalla CIA e dal Joint Special Operations Command sono volati nello Yemen e hanno bombardato al-Awlaki e al propagandista di al-Qaeda Samir Khan. Il caso ha suscitato critiche pubbliche non solo perché al-Awlaki era cittadino statunitense, ma perché diverse settimane dopo la sua morte, un altro drone americano ha ucciso il figlio sedicenne di al-Awlaki, Abdulrahman. Era anche un cittadino americano che viveva nello Yemen.
Nel suo ultimo rimprovero all’amministratore di Trump, l’ACLU assume una posizione sorprendentemente forte contro l’ex presidente Barack Obama riconoscendo il ruolo svolto dal vincitore del premio Nobel per la pace nello stabilire questi pericolosi programmi. Ha affidato questo paese a risposte sempre più militariste in sempre più paesi, indipendentemente dalla riluttanza che avrebbe potuto provare “, scrive l’ACLU. “Uccisioni ingiuste e morti civili sono stati il ​​risultato inevitabile”.
La normalizzazione dell’uso dei droni – sia a livello nazionale che all’estero – sta appena cominciando a fondersi nel nuovo standard della guerra americana e della vita quotidiana. Cosa possiamo fare di questa guerra illegale, immorale e pericolosa presa dal governo degli Stati Uniti? C’è un modo per le persone di invertire il corso?

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