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Il diluvio biblico e quello sumero: analogie e confronti

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Il diluvio biblico e quello sumero: analogie e confronti

Nella Bibbia esiste un dio che ha una doppia personalità con nette incongruenze: prima è iracondo e vuole sterminare l’umanità ma poi decide di salvare Noè. Nel mito sumero invece è Enlil a voler sterminare la razza umana mentre Enki salva Utnapishtim insegnandogli a costruire l’arca. E’ questa la prova che la Bibbia ha solo reso monoteistica la mitologia sumerica?
Nella cultura babilonese Utnapishtim è l’eroe pluricentenario che sopravvisse al diluvio scatenato dagli dèi come punizione divina. Utnapishtim raccontò a Gilgamesh la sua storia, rievocando il tempo in cui gli dèi bramarono di distruggere l’umanità. Il motivo di tale punizione non è rivelato, ma viene chiarito in molti altri testi della millenaria cultura mesopotamica.
In seguito a questa scoperta vennero alla luce descrizioni del diluvio addirittura precedenti. Questi reperti dimostrarono che il diluvio descritto nel poema babilonese di Gilgamesh era in realtà una rielaborazione dei miti contenuti nell’ATRAHASIS (grande saggio) e nell’EPICA DI ZIUSUDRA, entrambi di gran lunga precedenti alla composizione della Sacra Bibbia.
Da queste fonti si evince la motivazione che spinse Enlil a voler distruggere l’umanità. Le persone sulla terra erano diventate così numerose da disturbare il sonno degli Dèi con il loro baccano, così Enlil adirato, riunì il consiglio superiore presieduto da An (dio del cielo e padre degli Anunnaki), Ninurta (dio del vento del sud) ed Ennugi (dio dei canali d’irrigazione). Insieme decisero per la fine del genere umano.

(Epopea di Gilgamesh-tavoletta XI)
La decisione del consiglio divino
Utnapishtim parlò a lui, a Gilgamesh:
“Una cosa nascosta, Gilgamesh, ti voglio rivelare,
e il segreto degli dei ti voglio manifestare.
Shuruppak – una città che tu conosci,
che sorge sulle rive dell’Eufrate –
questa città era già vecchia e gli dei abitavano in essa.
Bramò il cuore dei grandi dei di mandare il diluvio.
Prestarono il giuramento il loro padre An,
Enlil, l’eroe, che li consiglia,
Ninurta il loro maggiordomo,
Ennugi, il loro controllore di canali;
Ninshiku-Ea aveva giurato con loro.

Tuttavia Enki, dio della sapienza, non era favorevole alla decisione degli Anunnaki capeggiati dal fratello Enlil e decise di avvisare Utnapishtim dandogli anche le istruzioni per costruire un’arca. Per farlo usò uno stratagemma abbastanza strano. Per non tradire la decisione presa segretamente dal consiglio degli Anunnaki, non parlò direttamente ad Utnapishtim, ma rivolse il suo discorso al muro della casa in cui quest’ultimo abitava, fingendo di non sapere che l’uomo stava ascoltando la bizzarra conversazione al di là della parete.

(Epopea di Gilgamesh-Tavoletta XI)
Enki avverte Utnapishtim delle intenzioni di Enlil di sterminare il genere umano e gli da istruzioni per costruire un’arca
Le loro informazioni (quest’ultimo) però le rivelò ad una capanna.
“Capanna, capanna! Parete, parete!
Capanna, ascolta; parete, comprendi!
Uomo di Shuruppak, figlio di Ubartutu,
abbatti la tua casa, costruisci una nave,
abbandona la ricchezza, cerca la vita!
Disdegna i possedimenti, salva la vita!
fai salire sulla nave tutte le specie viventi!
La nave che tu devi costruire
-le sue misure prendi attentamente,
eguali siano la sua larghezza e la sua lunghezza – ;
tu la devi ricoprire come l’Apsu”.
Io compresi e così io parlai al mio signore Enki:
“L’ordine, mio signore, che tu mi hai dato,
l’ho preso sul serio e lo voglio eseguire.
Che cosa dico però alla città, agli artigiani e agli anziani?
Enki aprì la sua bocca, così parlò a me il suo servo:
“Tu, o uomo, devi parlare loro così:
‘Mi sembra che Enlil sia adirato con me;
perciò non posso vivere più nella vostra città
non posso più porre piede sul territorio di Enlil.
Per questo voglio scendere giù nell’Apsu,
e là abitarecon il mio signore Enki.
Su di voi però Enlil farà piovere abbondanza,
abbondanza di uccelli, abbondanza di pesci.
Egli vi regalerà ricchezza e raccolto.
Al mattino egli farà scendere su di voi focacce,
di sera egli vi farà piovere una pioggia di grano”.

Nell’episodio del diluvio contenuto nell’epopea di Gilgamesh c’è la chiave per capire alcune incongruenze contenute nel testo Biblico. Nella Genesi biblica, in occasione dell’episodio dedicato al diluvio, il Signore viene descritto a tratti furioso e a tratti compassionevole.

(Bibbia, Genesi 6,5-7)
Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti»

In questi versi della Bibbia (e non sono certo gli unici) viene descritto un Dio iracondo, ben diverso dall’entità onnisciente che tutto vede e tutto sa descritta dalla dottrina cattolica. Al contrario possiede sentimenti umani, si addolora nel vedere la malvagità insita nell’animo umano e si pente di aver creato l’uomo. Dunque è un Dio che può anche commettere degli errori e cambiare idea, ed è ciò fa vedendo Noè, un uomo giusto che viveva seguendo la sua parola. E’ il cosiddetto “antropomorfismo divino” che domina tutta la genesi e gran parte della Bibbia.

(Bibbia, Genesi 6,9-12)
Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.

Il Signore tornò sulle sue decisioni e decise di salvare dalla distruzione Noè e la sua famiglia. Gli diede precise istruzioni per superare la catastrofe e per preservare dalla distruzione ogni specie animale e vegetale. Dalla descrizione degli eventi emerge la figura di un Dio che sembra avere una doppia personalità, da un lato è irascibile e non si fa alcuno scrupolo all’idea di cancellare ogni forma di vita dalla terra, dall’altra è compassionevole e desideroso di preservare dalla distruzione il seme della vita, salvando Noè e la sua famiglia.
L’incongruenza è evidente e lo è ancora di più se si considera che sono stati i figli di Noè scampati al diluvio a ripopolare la terra, nonostante quest’ultimi fossero afflitti dagli stessi difetti del resto dell’umanità. Dopo aver letto la vicenda del diluvio contenuta nell’epopea di Gilgamesh che vede Utnapishtim protagonista, appare chiaro il motivo della doppia personalità del Dio descritto nella Bibbia. I racconti che compongono l’epopea di Gilgamesh sono precedenti alla composizione della Sacra Bibbia, è per ciò evidente che quest’ultima abbia assorbito miti arcaici descritti in testi più antichi.
Nei testi più antichi, così come nell’epopea di Gilgamesh, sono molte le divinità che hanno un ruolo all’interno dei fatti descritti e tutte hanno personalità diverse, come nel caso di Enlil e il fratello Enki, il prim vuole distruggere il genere umano, il secondo lo vuole salvare. Nella composizione della Genesi biblica l’adattamento di un racconto politeistico a una nuova versione monoteistica ha fatto si che le azioni compiute da più divinità diventassero quelle di uno solo, con evidenti contraddizioni nelle sue azioni. E’ per questo motivo che il Signore biblico in certe situazioni sembra avere una doppia personalità.

(Epopea di Gilgamesh-tavoletta XI)
La costruzione dell’arca
Appena l’alba spuntò,
si raccolse attorno a me tutto il paese;
il falegname portò la sua ascia,
il giuncaio portò il suo …
I giovani uomini [ ]
le case [ ] le mura di mattoni.
I fanciulli portarono pece.
Il povero [ ] portò il necessario.
Al quinto giorno disegnai lo schema della nave;
la sua superficie era grande come un campo,
le sue pareti erano alte 120 cubiti.
Il bordo della sua copertura raggiungeva anch’esso 120 cubiti.
Io tracciai il suo progetto, feci il suo modello:
suddivisi la superficie in sei comparti,
innalzai fino a sette piani.
La sua base suddivisi per nove volte.
Nel suo mezzo infissi pioli per le acque;
scelsi le pertiche e approntai tutto ciò che serviva alla sua costruzione:
tre sar di bitume grezzo versai nel forno,
tre sar di bitume fine impiegai;
tre sar di olio portarno le persone portatrici dei canestri.
Tranne un sar di olio che il niqqu ha consumato,
e due sar di olio messi da parte dal marinaio.
Come approvvigionamento macellai buoi,
giorno dopo giorno uccisi pecore;
mosto, birra, olio e vino
gli artigiani bevvero come fosse acqua del fiume,
essi celebrarono una festa come se fosse la festa del Nuovo Anno!
Al sorgere del sole io feci un’unzione;
al tramonto la nave era pronta.
Il varo della nave fu molto difficile;
corde per il varo furono lanciate sopra e sotto;
due terzi di essa stavano sopra la linea d’acqua.
Tutto ciò che io possedevo lo caricai dentro:
tutto ciò che io possedevo di argento lo caricai dentro,
tutto ciò che io possedevo di oro lo caricai dentro,
tutto ciò che io possedevo di specie viventi le caricai dentro:
sulla nave feci salire tutta la mia famiglia e i miei parenti,
il bestiame della steppa, gli animali della steppa,
tutti gli artigiani feci salire.
L’inizio del diluvio me lo aveva indicato Shamash:
“Al mattino farò scendere focacce, la sera farò piovere
una pioggia di grano;
allora sali sulla nave e chiudi la porta!”.

Nell’epopea di Gilgamesh, come nella Bibbia, il diluvio ha un carattere punitivo, anche se sono diversi i motivi che spingono gli dèi Anunnaki e il Signore biblico a compiere un gesto così estremo. Nella Bibbia gli uomini (antichi giganti) vengono puniti per la loro malvagità, perché ogni disegno concepito dai lori cuori non era altro che male. Nell’epopea di Gilgamesh invece si fa riferimento alla “rumorosità” del genere umano. Va ricordato che nella mitologia babilonese gli dei erano divisi in due categorie.
Come descritto nell’ATRAHASIS, un’opera accadica di origine sumera, le due categoria erano composte da Igigi e Anunnaki, dove i primi erano subordinati ai secondi e lavoravano nei campi per fornire ai superiori tutto ciò di cui avevano bisogno. Gli Igigi erano esasperati dal duro lavoro a un certo punto si rifiutarono di lavorare, scontrandosi duramente con Enlil uno dei principali componenti dell’aristocrazia Anunnaki.
Fu allora che intervenne Enki, il fratello di Enlil, che mise in accordo tutti creando un sostituto che lavorasse nei campi al posto degli Igigi. Creò l’uomo, una creatura che dalla terra nasce e alla terra torna quando muore. Siccome la decisione di distruggere il genere umano appare uno sconsiderato capriccio visto l’importanza di quest’ultimo nell’equilibrio tra Anunnaki e Igigi, il termine “rumorosità” potrebbe anche essere reinterpretato, vedendo nella rumorosità dell’uomo un aumento della popolazione e un progresso intellettivo, tramite cui l’uomo tentava di rendersi indipendente dalla volontà divina.

(Epopea di Gilgamesh-tavoletta XI)
L’arrivo del diluvio
Venne il momento indicato:
al mattino scesero focacce, la sera una pioggia di grano.
Io allora osservai le fattezza del giorno:
al guardarlo, il giorno incuteva paura.
Entrai dentro la nave e sprangai la mia porta.
Al marinaio Puzur-Amurri, il costruttore della nave,
regalai il palazzo con tutti i suoi averi.
Appena spuntò l’alba,
dall’orizzonte salì una nuvola nera.
Adad all’interno di essa tuonava continuamente,
davanti ad essa andavano Shullat e Canish;
i ministri percorrevano monti e pianure.
Il mio palo d’ormeggio strappò allora Erragal.
Va Ninurta, le chiuse d’acqua abbatte.
Gli Anunnaki sollevano fiaccole,
con la loro luce terribile infiammano il paese.
Il mortale silenzio di Adad avanza nel cielo,
in tenebra tramuta ogni cosa splendente.
Il paese come un vaso egli ha spezzato.
Per un giorno intero la tempesta infuriò,
il vento del sud si affrettò per immergere le montagne nell’acqua:
come un’arma di battaglia la distruzione si abbatte
sugli uomini.
A causa del buio il fratello non vede più suo fratello,
dal cielo gli uomini non sono più visibili.
Gli dei ebbero paura del diluvio,
indietreggiarono, si rifugiarono nel cielo di An.
Gli dei accucciati come cani si sdraiarono la fuori!
Ishtar grida allora come una partoriente,
si lamentò Belet-Ili, colei dalla bella voce:
“Perché quel giorno non si tramutò in argilla,
quando io nell’assemblea degli dei ho deciso il male?
Perché nell’assemblea degli dei ho deciso il male,
dando, come in guerra, l’ordine di distruggere le mie genti?
Io proprio io ho partorito le mie genti
ed ora i miei figli riempiono il mare come larve di pesci”.
Allora tutti gli dei Anunnaki piansero con lei.
Gli dei siedono in pianto.
Secche sono le loro labbra; non prendono cibo!
Sei giorni e sette notti
soffia il vento, infuria il diluvio, l’uragano livella il paese.
Quando giunse il settimo giorno, la tempesta, il diluvio
cessa la battaglia,
dopo aver lottato come una donna in doglie.
Si fermò il mare, il vento cattivo cessò e il diluvio si fermò.
Io osservo il giorno, vi regna il silenzio.
Ma l’intera umanità è ridiventata argilla.
Come un tetto è pareggiato il paese.
(Epopea di Gilgamesh-tavolettaXI)
La missione esplorativa degli uccelli
Aprii allora lo sportello e la luce baciò la mia faccia.
Mi abbassai, mi inginocchiai e piansi.
Sulle mie guance scorrevano due fiumi di lacrime.
Scrutai la distesa delle acque alla ricerca di una riva:
finché ad una distanza di dodici leghe non scorsi un’isola.
La nave si incagliò sul monte Nisir.
Il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere;
un giorno, due giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere;
tre giorni, quattro giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere;
cinque giorni, sei giorni, il monte Nisir prese la nave
e non la fece più muovere.
Quando giunse il settimo giorno,
feci uscire una colomba, la liberai.
La colomba andò e ritornò,
un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.
Feci uscire una rondine, la liberai;
andò la rondine e ritornò,
un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro.
Feci uscire un corvo, lo liberai.
Andò il corvo e questo vide che l’acqua ormai rifluiva,
egli mangiò, starnazzò, sollevò la coda e non tornò.

 

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Trovate statue extraterrestri in Egitto?

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Trovate statue extraterrestri in Egitto?

Trovate statue extraterrestri in Egitto?

Recentemente è stata Trovata una strana statua che ha sorpreso gli scienziati. Ha ricevuto il nome di “L’affamato di Saqqara” e rappresenta due esseri con un teschio allungato che si guardano con estremo dolore. La sua origine la collocano nella necropoli di Saqqara, è racchiudendo molti misteri. Quali misteri nascondono questa strana statua?

Lo scrittore e ricercatore Iván Marínez tratta questo argomento interessante ed enigmatico nel seguente video:

Tuttavia, ci sono altri aspetti che supportano la teoria dell’interazione extraterrestre nell’antico Egitto. Esaminiamo tre motivi che ci fanno pensare alla possibilità di un contatto extraterrestre nel lontano passato dell’Egitto.

Di tanto in tanto, quando si parla dell’antico Egitto, non si può smettere di chiedersi come e perche gli antichi egizi costruirono le Piramidi – in Giza – senza l’uso di tecnologia come la ruota. Come hanno trasportato i massicci blocchi di pietra, alcuni dei quali più di 50-60 tonnellate, ricavati da cave situate a più di 300 chilometri di distanza, che sono state poi posizionate, una per una, creando la Grande Piramide di Giza?

Questi sono tre motivi che ci fanno pensare che gli antichi abitanti dell’antico Egitto avevano uno stretto rapporto con possibili civiltà aliene molto avanzate, che contribuirono con le loro conoscenze e li aiutarono a erigere la loro grande eredità.

Piramidi

La costruzione delle colossali piramidi egizie continua a porre numerose domande per la scienza. Questo fatto è sufficiente per molti a credere che questi edifici siano stati costruiti con l’aiuto della tecnologia extraterrestre o persino degli alieni. Mentre alcuni direbbero che non diamo abbastanza credito ai nostri antenati, la verità è che ci sono diversi enigmi relativi alle piramidi di Giza e all’antica civiltà egizia in generale. I principali scienziati dicono che la Grande Piramide era una tomba. Tuttavia non sono state trovate mummie e non ci sono geroglifici che descrivono in dettaglio lo scopo delle Piramidi, in particolare la Grande Piramide di Giza.

Geroglifici

Trovate statue extraterrestri in Egitto?

Trovate statue extraterrestri in Egitto?

Trovate statue extraterrestri in Egitto?

Ci sono alcuni geroglifici davvero strani nell’antico Egitto. Alcuni di essi rappresentano figure che potrebbero essere interpretate come veicoli volanti, esseri alieni e persino giganti. Ci sono, tuttavia, alcune spiegazioni meno fantasiose per tali simboli. Alcuni di questi geroglifici sono una prova sufficiente per molti autori che suggeriscono che gli alieni avevano qualcosa a che fare con l’antico Egitto.

Elettricità

È difficile immaginare come gli antichi egizi costruissero le loro maestose piramidi e templi senza alcuna tecnologia avanzata. Alcuni hanno proposto che ci potrebbero essere prove di tecnologia avanzata nell’antico Egitto e che le civiltà governate da innumerevoli faraoni avessero accesso all’elettricità. I difensori di questa teoria indicano la lampadina di Dendera – nel tempio di Hathor nel complesso del tempio di Dendera – e le cosiddette batterie di Baghdad.

Ancora non sei convinto? Bene, permettetemi di presentare il Papiro di Tulli, un documento apocrifo che presumibilmente descrive l’apparizione di dischi volanti durante il regno del faraone Tutmosis III. Mentre alcuni credono ciecamente nell’autenticità del papiro, altri affermano che il testo non è reale. Ma anche se ciò non bastasse, abbiamo il Canone Reale di Torino, un antico papiro che si occupa degli “dei” che governarono l’antico Egitto. Curiosamente, le ultime due righe del Royal Canon di Torino, che sembrano rappresentare un riassunto dell’intero testo antico, sono particolarmente interessanti e ci ricordano la Lista dei Re Sumeri

Originariamente pubblicato si codigooculto.com

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La città in cui gli dei giganti si stabilirono (video)

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La città in cui gli dei giganti si stabilirono (video)

La città in cui gli dei giganti si stabilirono (video)

Le leggende azteche spiegano, tra molte altre cose, come la Grande Piramide di Cholula e la città degli dei Teotihuacán non sono state costruiti da uomini, ma da giganti. Uno di questi giganti fu chiamato Xelhua e visse durante il periodo dell’alluvione universale.

Se diamo un’occhiata alla mitologia azteca troveremo un tesoro nascosto di storie incredibili e resoconti affascinanti di un’epoca in cui i giganti dominavano la Terra. La mitologia azteca, come molte altre mitologie in tutto il mondo, menziona come migliaia di anni fa i giganti camminarono sulla Terra.

Secondo l’antica mitologia azteca, l’antico complesso di Cholula e specialmente la costruzione della piramide fatta di terra vengono attribuite a Xelhua. Secondo la mitologia, nei tempi antichi la Terra era abitata da giganti, ma si sarebbero estinti dopo un massiccia alluvione.

Xelhua, che sopravvisse all’inondazione, costruì quello che ora conosciamo come Cholula, che è il più grande sito archeologico del mondo antico, così come la più grande piramide di quel periodo. Xelhua, voleva costruire una struttura massiccia così alta da raggiungere il cielo.

Ma Tonacatecuhtli, padre di tutti gli dei, Creatore e Dio della fertilità, vide questo come un’offesa. Lanciò una pietra dal paradiso uccidendo molti costruttori e causando l’arresto della costruzione.

La città in cui gli dei giganti si stabilirono (video)

Il paese di Anahuac era abitato da giganti, che morirono nel diluvio, o secondo la leggenda, furono trasformati tutti in pesci, tranne sette, che fuggirono nelle caverne. Quando le acque si calmarono, uno dei giganti con il soprannome di El Arquitecto, andò a Cholula.

Oggi, la Grande Piramide Cholula è per lo più coperta da una chiesa cattolica costruita dai conquistadores che, senza saperlo, hanno eretto la struttura su quella che sarebbe la più grande piramide sulla Terra.

Un’illustrazione nativa del tempio di Cholula rappresenta nobili e signori . Ed è qui che conservano i loro documenti, lo specchio del loro passato e la storia dei loro antenati, che per paura di un’inondazione hanno costruito questo luogo come un rifugio per la possibilità di ricorrere a tale calamità.

Originariamente pubblicato su ufo-spain.com

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Atlantide è stata trovata? La città perduta è in …

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Atlantide è stata trovata? La città perduta è in …

Atlantide è stato un punto ricorrente di interesse storico e di dibattito dal momento che il filosofo greco Platone menzionò per la prima volta l’esistenza dell’isola perduta nel 360 aC Ora, diversi esperti sostengono che i resti di antiche civiltà potrebbero essere sepolti sotto il strati di ghiaccio dall’Antartide.

Secondo la teoria dello spostamento della crosta, circa 12.000 anni fa, lunghe strisce dell’Antartide non erano coperte di ghiaccio né abitate da esseri umani. I sostenitori di questa ipotesi affermano che tali condizioni avrebbero permesso alla razza degli Atlantidei – metà umana e metà divina menzionata nelle opere di Platone – di prosperare fino all’inizio dell’ultima era glaciale.

Questa teoria si basa su una mappa compilata nel 1513 dall’intelligence militare che mostra la costa dell’Antartide centinaia di anni prima della sua scoperta da parte dei marinai europei. Le immagini sono state screditate senza sosta da una moltitudine di scienziati. Tuttavia, le recenti foto dell’operazione IceBridge della NASA in Antartide mostrano qualcosa che, secondo alcuni teorici, potrebbe essere la prova che esisteva un’antica civiltà.

Il servizio di navigazione statunitense Google Earth ha anche diverse immagini che catturano ciò che alcuni esperti riconoscono come i resti di una civiltà: una struttura che assomiglia a una piramide che sporge dal ghiaccio.

Atlantide è stata trovata? La città perduta è in …

Oggi non c’è consenso sulla posizione attuale della città mitica. Molti, infatti, non credono nemmeno che la città esista. C’è persino una teoria secondo cui Atlantide è in realtà l’isola greca di Santorini, che è stata distrutta da uno tsunami e affondata sotto le onde dopo un violento terremoto.

C’è un’altra teoria, altrimenti improbabili, si dice che il leader della Germania nazista, Adolf Hitler, sapeva delle rovine dell’antica città e li ha usati per creare un bunker chiamato Base 22 o New Berlin. I nazisti hanno trovato lì, a seguito di questa tesi, la tecnologia aliena, che nel corso del tempo, era destinato a diventare un’arma super-potente che li avrebbe aiutati a sottomettere l’intera razza umana.

I teorici della cospirazione sono rimasti shoccati da un video che presumibilmente mostra le rovine di Atlantide in Antartide. Le immagini televisive risalirebbero al 2002 e sarebbero state recuperate da una squadra della California scomparsa nella zona.

A cura di nuovouniverso.it

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