La realtà degli Zombie/Zombies

Sopra opera artistica di Lucio Tarzariol da Castello Roganzuolo

Nell’elenco degli extraterrestri, come previsto da Kent Dunn tramite il KGB gli zombi sono identificati come umani con impianti cerebrali alieni programmati per aiutare a rovesciare l’Umanità nel prossimo futuro. Ecco un video con alcune sconcertanti riprese: https://youtu.be/waXioyT79o8.

Per alcuni gli zombie esistono veramente e il loro status sarebbe solo una malattia. Il virus che contamina le persone trasformandole in non-morti si chiama SOLANUM, termine latino coniato da Jan Vanderhaven, che per primo scoprì la malattia. Il solanum è trasmissibile e letale. Per fortuna della razza umana, il virus non si propaga attraverso l’aria, ne’ attraverso l’acqua. Il contagio può avvenire solo tramite contatto diretto dei fluidi. Il morso di uno zombie, pur essendo il metodo di trasmissione più chiaramente identificabile, non è affatto l’unico Ci sono curiose storie da collegare ai Zombi eccone alcune:

60.000 a.C. Katanga, Africa centrale. Alcuni recenti spedizioni archeologiche hanno portato alla luce una caverna, dove sono stati ritrovati tredici teschi umani, tutti fracassati. Vicino a questi c’erano un grosso cumulo di ceneri fossilizzate. Secondo le analisi, quelle ceneri sono i resti dei tredici uomini. Sulle pareti della caverna, inoltre, è dipinta una figura umana con le braccia alzate in un gesto minaccioso, lo sguardo fisso e malvagio. Dentro la bocca spalancata è raffigurato il corpo di un altro essere umano. Si pensa che i teschi sfondati e i corpi bruciati indicano il metodo di eliminazione di alcuni zombie. Inoltre si è trovata una traccia fisica di solanum fossilizzato.

3000 a.C. Ieracompoli, Egitto

Nel 1892, uno scavo britannico rinvenne una tomba. Il corpo fu trovato fuori dalla cripta aperta, rannicchiato in un angolo e solo parzialmente decomposto. Tutte le superfici interne della tomba erano segnate da migliaia di graffi, come se il cadavere avesse tentato di aprirsi un varco con le unghie. Dalle analisi risultava che i graffi erano stati provocati nell’arco di molti anni. Il cadavere stesso presentava numerosi segni di morsi. Le impronte lasciate dai denti corrispondevano a quelle di un essere umano. Anche in questo caso, è stata ritrovata una traccia fisica di Solanum.

329 a.C. Afganistan

Durante la guerra di occupazione dell’Afganistan, le forze speciali sovietiche scoprirono gli antichi resti di quella che si ritiene una caserma dell’esercito ellenico. Tra gli oggetti rinvenuti c’era un piccolo vaso di bronzo. Le figure intarsiate mostrano: 1 un uomo morde un altro uomo. 2 la vittima giace sul letto di morte. 3 la vittima si rialza per poi mordere a sua volta un altro uomo. Questo vaso potrebbe essere una prova di un attacco zombie.

700 d.C, Frisia (nord dell’Olanda)

La testimonianza di questo episodio ci giunge sotto forma di dipinto recentemente scoperto vicino ad Amsterdam. Nel quadro si vede un gruppo di cavalieri in armatura alle prese con una piccola schiera di uomini dalla pelle grigiastra, il corpo coperto da frecce e altre ferite, la bocca grondante sangue. Nel centro del dipinto, dove le due forze si scontravano, i cavalieri usano le spade per decapitare i nemici. Nell’angolo in basso a destra si vedono tre zombie chinati sul corpo di un cadavere caduto.

1073 d. C Gerusalemme

La storia del dottor Ibrahim Obeidallah, uno dei più importanti pionieri nel campo della fisiologia degli zombie, esemplifica i grandi passi avanti e nello stesso momento i tragici passi indietro della scienza nel suo tentativo di studiare i non-morti. Cause sconosciute provocarono l’attacco di quindici zombie a Jaffa, città sulle coste della Palestina. La milizia locale, sbaragliò efficacemente la minaccia con perdite minime. Obeidallah convinse l’esercito a permettergli di studiare una donna morente. Così il medico portò il corpo nella prigione nella città. Qui, in una cella, osservò la vittima fino al decesso, e continuò a studiarla da morta durante la rianimazione. Effettuò poi numerosi esperimenti sullo zombie in cattività, scoprendo che tutte le funzioni corporee necessarie a sostenere la vita erano cessate. Le ricerche di Obeidallah documentarono tutta la fisiologia dei morti viventi e anche dei loro comportamenti. La sua opera, in seguito, fu copiata e pubblicata, ottenendo un modesto successo. Se ne conserva oggi una copia negli Archivi nazionali a Tel Aviv.

1281 d.C Cina

Nel suo diario di viaggio l’esploratore veneziano Marco Polo racconta che, durante la visita al palazzo estivo dell’imperatore a Xanadu, Kublai Khan gli mostrò una testa di Zombie mozzata e conservata in un recipiente riempito con un liquido alcolico trasparente. Polo scrive che la testa era cosciente della loro presenza, e che li guardava con gli occhi quasi putrefatti. Nessuno conosce il destino di questa reliquia. Quando Marco Polo tornò dall’Oriente, la sua storia fu soppressa dalla Chiesa cattolica. Secondo una ipotesi la testa potrebbe appartenere a uno dei soggetti innizialmente studiati da Ibrahim Obeidallah.

1690 d.C. Atlantico meridionale

Il mercantile portoghese Marialva salpò da Bissau, Africa Orientale, con un carico di schiavi diretto in Brasile. La nave non arrivò mai a destinazione. Tre anni dopo, un vascello danese fu avvistato che era alla deriva e vi fu inviata a bordo una squadra di soccorritori. Questi trovarono solo la stiva piena di africani trasformati in zombie ancora incatenati alle brande che si dimenavano e lamentavano. Dell’equipaggio non vi era più traccia, e a ogni zombie mancava almeno un lembo di carne, strappato a morsi. A bordo della nave portoghese non furono ritrovate scialuppe di salvataggio, e l’unico corpo recuperato fu quello del capitano, chiuso nella proprio cabina, suicidatosi con un colpo di pistola. Molti ritennero che, essendo gli africani in catene, la prima persona infetta doveva essere stata un membro dell’equipaggio portoghese. Se è così significa che gli sventurati schiavi dovettero sopportare la tortura di vedere i proprio carcerieri divorarsi o infettarsi a vicenda dopo la trasformazione in zombie. Ancora più spaventosa è l’orribile eventualità che uno di questi marinai abbia attaccato e infettato uno degli schiavi incatenati. Il nuovo zombie, a sua volta, deve aver morso la persona accanto, anch’essa incatenata, tra le urla strazianti della vittima. E’ sufficiente immaginare, che cosa debbano aver passato gli ultimi della fila, che videro il proprio destino avvicinarsi lento e inesorabile, per evocare il peggiore degli incubi

1848 d.C Owl Creek Mountains, Wyoming (Usa)

E’ probabile che non si tratti del primo attacco zombie negli Stati Uniti, ma è certamente il primo mai registrato. Un gruppo di cinquantasei pionieri, scomparve nelle Montagne rocciose centrali. Un anno dopo, una seconda spedizione scoprì i resti di un campo base ritenuto l’ultimo luogo in cui si erano fermati a riposare.

“I segni di colluttazione erano evidenti. Frammenti di ogni sorta giacevano sparpagliati tra i carri bruciati. Ritrovammo anche i resti di almeno cinquantadue persone. I corpi presentavo numerose ferite, ma avevano tutti in comune il cranio fratturato. Alcune delle fratture parevano provocate da proiettili, altre da oggetti contundenti. La nostra guida disse che non era opera dei selvaggi indiani. Un altro fatto inquietante era il numero di ferite da morso riscontrabili su tutti i cadaveri. Poiché nessuna bestia aveva toccato le carcasse, escludemmo che fossero morsi di animali. Si sono sempre sentiti racconti di cannibali lungo la frontiera, ma fummo terrorizzati al pensiero che storie simili fossero vere. Tuttavia, quello che non riuscimmo a capire fu per quale motivo si fossero sbranati a vicenda tanto rapidamente quando le provviste di cibo non erano ancora esaurite”.

Il passo è scritto da Arne Svenson, ex insegnate divenuto poi pioniere e contadino, membro della seconda spedizione. La storia dimostra per forza lo scoppio di un’epidemia di Solanum.

1888 d.C. Hayward, Washington (Usa)

Questo episodio descrive la comparsa del primo cacciatore di zombie professionale del Nord America. La vicenda ebbe inizio quando un cacciatore di pellicce di nome Gabriel Allens piombò in città con un profondo squarcio nel braccio. In seguito l’uomo morì e si trasformò in uno zombie, e morse il medico che stava cercando di curarlo. Successivamente altre 3 persone furono infettate. Sei giorni dopo l’inizio dell’attacco, Hayward era ormai una città sotto assedio. I cittadini avevano armi da fuoco in abbondanza, ma nessuna riconobbe la necessità di colpire gli zombie alla testa. Cibo, acqua e munizioni si esaurirono velocemente. Nessuno pensava di poter resistere per più di sei giorni. All’alba del settimo giorno, un uomo di Lakota di nome Elija Black arrivò a cavallo, armato di sciabola, e decapitò dodici zombie nel giro di venti minuti. Poi usò un bastone carbonizzato per disegnare un cerchio intorno alla torre serbatoio della città prima di arrampicarsi in cima. Gridando riuscì ad attirare a se’ tutti gli zombie della città. Tutti quelli che mettevano piede all’interno del cerchio si trovavano il cranio bucato da un proiettile del suo Winchester a ripetizione. Con calma e metodo, Black eliminò  l’intera orda, cinquantasei zombie, nel giro di sei ore. Quando i superstiti si resero conto di che cosa era accaduto, il loro salvatore era sparito. Poiché si hanno poche informazioni, oggi è impossibile sapere quante battaglie Black abbia combattuto.

1942-45 d.C. Harbin, stato fantoccio del Manchuluo sotto la dominazione giapponese (Manciuria)

Nel suo libro “The Sun Rose on Hell” del 1951, l’ex ufficiale dell’intelligence militare americana David Shore fornisce i dettagli di una serie di esperimenti biologici svolti durante la guerra da un’unità dell’esercito giapponese conosciuta con nome di “Dragone nero”. Uno di questi progetti, chiamato “Fiore di ciliegio”, mirava specificatamente a riprodurre e addestrare gli zombie allo scopo di creare un esercito di non-morti. Si dice che tre morti viventi furono soggetti ad esperimenti, mentre un quarto venne usato appositamente per creare altri zombie. Shore afferma che erano i giapponesi “dissidenti” a essere usati come cavie. Una volta fatto rianimare un plotone di quaranta zombie, gli agenti del Dragone nero tentarono di addestrarli ma i risultati furono disastrosi. Dieci dei sedici istruttori furono morsi e trasformati in non-morti. Dopo due anni di inutili tentativi decisero di inviare l’esercito di cinquanta zombie contro il nemico nelle condizioni in cui era. I primi tre tentavi fallirono in partenza, con la distruzione degli aerei e dei sottomarini che trasportavo i morti viventi. Fu fatto un quarto e ultimo tentativo: gli zombie rimasti dovevano essere paracadutati su un covo di guerriglieri cinesi nella provincia di Yohann. Nove zombie furono eliminati a colpi di fucile nel cranio dai cecchini. Per questi ultimi non fu nulla di straordinario: l’ordine era sempre stato quello di mirare alla testa. L’ultimo zombie fu catturato, reso innocuo e trasportato al quartiere generale di Mao Tse-Tung per ulteriori studi. Quando l’unione sovietica invase il Manchukuo, tutti i registri e documenti relativi al progetto “Fiore di ciliegio” scomparvero nel nulla.

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