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La Saga dei Cariani, Tiliani e i Sek. a cura di Lucio Tarzariol

Le due razze aliene che segnarono l’inizio della vita nel nostro Universo. Uomini aquila e felinoidi in una duale esistenza

I Cariani chiamati anche Kariaks erano originariamente solo esseri spirituali che esistevano in una dimensione diversa i quali poi scelsero di diventare esseri fisici.

Sono la Razza Madre dei Rettiliani, la più pura dei Tiliani o meglio i Dracos meglio conosciuti come i Draconiani della Stirpe di Aln, chiamati anche Lords di Draco. Cobazar secondo alcune fonti, sarebbe stato il patriarca di questa stirpe e padre di Jehowah o Yahweh l’attuale patriarca in carica della Casa di Aln di 9a dimensione. Questa razza è il risultato di un’ibridazione della Razza delle Aquile con quella dei Serpenti conosciuti, per l’appunto, anche come “Draghi, “Rettili Volanti” o “Serpenti Alati”.

Sono esseri umanoidi, squamati e alati che si sono evoluti su un Pianeta del Sistema Alfa-Draconis, situato nella costellazione di Orione. Due sono le Razze Principali della Specie Tiliana: una è rappresentata, per l’appunto, dai Draconiani e l’altra è la Tili-Lucertola, nativi della Terra e sprovvisti di Ali. I Tiliani sono un popolo intelligente, ambiguo, prepotente, freddo, calcolatore e conoscitore della fisica e delle leggi di questo Universo: Certi di Loro sono pure grandi Maestri dell’occulto, essendo discendenti dei Cariani, una tra le razze più Illuminate e evolute che provengono da un altro Universo, lo Stesso dal quale proviene anche la razza felinoide della divina Stirpe liriana di Avyon.

In origine vi erano diverse varietà di Cariani, alcune grandi come pterodattili e altre piccole come colibrì. A causa del fatto che gli uccelli evolvono prima dei mammiferi nel processo di evoluzione, i Cariani furono una razza più evoluta dei Felini per lungo tempo. Del resto i Felini hanno un temperamento più cordiale dei Cariani possiedono una lunga e folta criniera, e la loro pelle è coperta da una morbida pelliccia. Sono alti dai 2 ai 4 mt. Hanno capelli dorati. Alcuni testimoni affermano che indossano stretti abiti di colore blu con un logo di un disco alato sul petto, stivali neri per i maschi e per le femmine di colore argento. Sembra che a loro non piaccia agire direttamente, preferiscono delegare i compiti agli umani di Sirio, ma sono stati visti anche agli EBE.

 

Sopra dipinto di Lucio Tarzariol da Castello Roganzuolo.

Una leggenda racconta che quando l’Universo raggiunse il suo completamento secondo il volere dei dodici primari fondatori, 45 evolute anime dei Cariani e 45 anime Felinoidi, entrambi alieni energetici ( Alcuni affermano che si cibino delle nostre emozioni) giunsero in questo Universo.

Ai Cariani furono assegnati un pianeta nella costellazione di Orione e il compito di rappresentare le forze del buio; ai Felinoidi, leali, cordiali e curiosi, invece fu assegnato un pianeta nella costellazione della Lira e il compito di rappresentare le forze della luce. Le razze si incrociarono geneticamente con gli esseri viventi residenti sui pianeti. Il pianeta dei Cariani era tropicale e la loro progenie mutò in una delle razze aliene più temibili, per l’appunto, i Rettiliani.

Fu così che i Cariani e i loro discendenti Rettiliani colonizzarono un altro pianeta della Lira, giungendo infine  anche sulla Terra. Il pianeta assegnato ai Felinoidi si chiamava Avyon, era un terreno lussureggiante, simile alla Terra. I nuovi arrivati si incarnarono nella specie che sembrava loro più nobile, quella felina, e col passare del tempo riuscirono a conquistare la posizione eretta. La casata reale volle mantenere questa forma, mentre il resto della popolazione mutò nella razza nordica Pleiadiana. L’esistenza della razza umana deriverebbe solo dalle conseguenze evolutive di queste razze aliene superiori; ad esempio vi è chi afferma che coloro che hanno il naso aquilino (non necessariamente ma facilmente connesso all’ebraismo etnico e quindi ai loro avi anunnaki) abbiano alcuni geni Cariani.

I Cariani posseggono navi stellari che sono tra le più avanzate nell’universo; come gli arturiani i Cariani sarebbero costruttori di Cancelli stellari o meglio “Stargate”, griglie dimensionali e campi magnetici. I Cancelli stellari sarebbero corridoi interdimensionali, una sorta di congegni tecnologici che permetterebbero di spostare navi spaziali da un punto all’altro dello spazio istantaneamente, mediante una tecnica di teletrasporto, attraverso un tunnel spaziotemporale che permetterebbe viaggi a velocità superiori a quella della luce.

Nonostante che la dualità di queste due razze aliene sembri solo una leggenda incuriosisce il fatto che gli antichi egizi adorassero proprio esseri simili. Infatti Sekhmet era una divinità solare (rappresentata con il disco solare sul capo), talvolta definita figlia di Ra, sposa di Ptahe associata a Bastet, Hathor], Tefnut e Mut, a sua volta personificata proprio in un corpo di leonessa umanoide.

Secondo la teologia menfita, unendosi a Ptah avrebbe generato Nefertum, dio del profumo (raffigurato anch’esso raramente, come leone)- a sua volta assimilato all’altro dio della guerra, Maahes, di conseguenza Ptah, Sekhmet e Nefertum erano venerati come una triade, come recita un ‘antica poesia rivolta a Menfi, sede del loro culto. Maahes era conoscciuto anche come: Mihos, Miysis, Mios, Maihes o Mahes rappresentato, per l’appunto con la testa di leone, il suo nome significa “Colui che è davvero al suo (di lei) fianco”: cioè al fianco di Maat, dea dell’ordine della verità, che Maahes proteggeva con la forza. Era venerato come figlio del dio-creatore Ptah e di una dea felina della quale condivideva la natura: nel Basso Egitto era ritenuta Bastet, mentre nell’Alto Egitto sua madre era Sekhmet.

Nella mitologia egizia oltre a ritrovare la razza felina ritroviamo, guarda caso, anche l’immagine dei Cariani, infatti proprio l’essenza animica veniva speso rappresentata con le forme di un uccello simile ad un aquila o un falco che aveva il compito di accompagnare il defunto verso l’aldilà.

Nella mitologia induista li ritroviamo ancora una volta dove appare la figura del Garuda il divino capostipite della stirpe degli uccelli partorito come uovo da Vinata, la madre degli uccelli e ritroviamo anche Narasimha “l’uomo-leone” chiamato anche Narasingh o Narasinga in devanagari, era la quarta incarnazione o avatar di Shri Visnu nei Veda e nei Purana, testi sacri dell’Induismo.

Nei bassorilievi sumeri li ritroviamo ancora un’altra volta nelle loro rappresentazioni delle divinità in molti bassorilievi, del resto ben sappiamo che antichi testi sumeri ci fanno sapere che la Terra fu governata per 241.000 anni da 8 re venuti dal cielo. Nelle colture precolumbiane, i resoconti non divergono molto; troviamo uomini aquila e divinità uccello come Quetzalcoatl il “Serpente piumato”. Si pensi al Signore dello specchio fumante degli Olmechi e Maya che riconoscevano il dio Hunabku, creatore del cielo e della terra e padre di tutti gli déi; suo figlio Itzamnà significa letteralmente “iguana” o “lucertola” che ci ricorda tanto i draconiani. Per i Toltechi e, in seguito anche per gli Aztechi, ritroviamo Tezcatlipoca (signore dello specchio fumante o ardente, così chiamato perché guardava il mondo attraverso uno specchio magico di ossidiana), abbiamo poi Huitzilopochtli e guarda caso, il nome nasce dall’unione delle parole “colibrì” e “sinistra”, perché è solitamente raffigurato con le penne di questo uccello sul piede sinistro),

Forse non è nemmeno un caso che alcuni ricercatori associno i Cariani alla razza Horus ra, proviene sempre dal sistema stellare di Orione dove si trova Alnitak, a 820 anni luce di distanza. Fu il Dr. Malanga che dai resoconti delle sue indagini attraverso l’ipnosi sui rapimenti alieni, battezzò queste creature come il dio egizio Horus o Ra. Starr Jelaila La canalizzatrice degli Stati Uniti d’America, si riferisce a loro con il nome di Cariani (Caria) . Secondo Anton Parchi, il nome sumero di questi esseri sarebbe Sukkal ossia “Messaggeri”.

Gli Horus ra sono descritti similarmente ai Cariani, infatti, hanno una struttura ossea resistente e l’aspetto del preistorico uccello; hanno le gambe lunghe e braccia munite di artigli (tre dita ciascuno) e in alcuni casi indossano degli anelli o ciondoli a scopo decorativo. Alcuni lo descrivono come la sintesi dei tre uccelli predatori del nostro pianeta: l’aquila, il falco e l’ibis. Astuto e raffinato, il “CARIANO” ha due occhi molto sottili e una sorta di “terzo occhio” sulla fronte: una crepa stilizzata a forma di diamante che emette una luce propria che può essere chiuso e aperto a seconda della sua volontà.

La sua pelle è ruvida, simile a quella della tartaruga di terra, e varia dal marrone scuro al verde scuro, a volte con riflessi elettrici. Raramente indossano dei vestiti, tranne nei rituali di accoppiamento e durante le funzioni pubbliche, nel qual caso il loro aspetto assume una funzione essenzialmente pratica per riflettere il livello gerarchico che occupano.

Genericamente si ritiene che le città dei Cariani siano illuminate da almeno tre soli. Inoltre pare ci siano 4 sistemi di pianeti, tutti di proporzione maggiore rispetto alla Terra.

Il primo sistema di pianeti è quello dove vivono i Cariani, il secondo sistema è di colore rosso, il terzo è di colore grigio, e il quarto sembra essere ricoperto di ghiaccio (si era anche sospettato l’esistenza di un quinto e ultimo pianeta super-gassoso). Horus, probabilmente significa “il lontano” ed è la forma latina del termine egiziano Hr, che viene letto Heru o Hor. Il Mito più diffuso è quello che lo contraddistingue come il figlio di Osiride (Orione) e Iside (Sirio), che ha vendicato combattendo il padre di Seth, al quale strappò un occhio in combattimento, quell’occhio che nelle mie ricerche associo a una navicella spaziale. “vedere l’occhio di Quetzalcoatl, il Serpente piumato.

Si racconta che il pianeta dei Cariani sia disseminato da enormi piramidi megalitiche ricoperte dal calcare bianco (o qualcosa di simile) che emergono tra gli alberi di sequoia che coprono l’intera superficie del pianeta, comprese le zone umide e gli “oceani” . Queste città divise in regioni, sono capolavori di ingegneria e di sostenibilità che comprendono edifici costruiti interamente nel sottosuolo, fornendo un tessuto urbano semplice ed efficace rinforzato da una tecnologia altamente avanzata. In cima alle costruzioni piramidali è possibile apprezzare quello che gli archeologi chiamano il “piramidión”, che è un solido picco piramidale che rappresenta un pezzo della sacra pietra o pietra “Benben” ricordata nella cosmogonia di Eliopoli, che secondo la mitologia egizia, emerse dalle acque del Nun, un Oceano primordiale sulla quale era scolpito lo stesso dio Atum, colui che diede origine alla prima copia Divina.

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