Ancient History

I primi antenati dell’uomo erano “ scimmie acquatiche ”: vivevano negli oceani e avevano grandi cervelli!

I primi antenati dell’uomo erano “ scimmie acquatiche ”: vivevano negli oceani e avevano grandi cervelli!

La controversa teoria secondo la quale gli esseri umani si sono evoluti da “scimmie anfibie” sembra stia riguadagnando popolarità nella comunità scientifica.

Secondo questa affascinante ipotesi, tra i cui sostenitori figura anche David Attenborough, divulgatore scientifico e naturalista britannico, in un remoto passato, un gruppo di scimmie anfibie lasciò gli oceani, cominciò a camminare in posizione eretta e sviluppò grandi e sofisticati cervelli.

La teoria dell’antenato acquatico ha visto contrapporsi due schieramenti di studiosi: da una parte coloro che hanno avversato fortemente la teoria e dall’altra coloro, che come  Attenborough, sono convinti della sua validità e fondatezza.

I sostenitori della teoria, secondo quanto riportato dal Daily Mail, si riuniranno lunedì prossimo in un simposio dal titolo “Evoluzione Umana: passato, presente e futuro”, per discuterne insieme a diversi relatori.

Peter Rhys Evans, uno degli organizzatori del convegno, ha spiegato all’Observer che gli esseri umani sono molto diversi rispetto alle altre scimmie del nostro pianeta, in quanto non è dotato di pelliccia, è in grado di camminare in posizione eretta, ha un grosso cervello, un grossa laringe e ha notevoli depositi di grasso sottocutaneo, particolari molto comuni tra gli animali acquatici.

Secondo le teorie evolutive, queste caratteristiche sono apparse in tempi diversi per ragioni diverse. Ma la teoria della “Scimmia acquatica” forse riesce a spiegare meglio di altre ipotesi il motivo per il quale i nostri antenati hanno deciso di vivere in prossimità dell’acqua per milioni di anni.

Il primo ad avanzare l’ipotesi che gli esseri umani possano aver avuto antenati acquatici fu il biologo marino Alister Hardy nel 1930.

La teoria di Hardy si basa sulla convinzione che un gruppo di scimmie primitive, costrette dalla concorrenza con i loro simili e dalla scarsità di cibo, si sia spinta fino alle sponde del mare per andare a caccia di crostacei, molluschi, ricci di mare, ecc., nelle acque poco profonde al largo della costa.

Il biologo suppone che queste proto-scimmie acquatiche, spinte dalla necessità di rimanere sott’acqua per diverso tempo (proprio come è capitato per molti altri gruppi di mammiferi) si siano adattate all’ambiente acquatico fino a rimanere in acqua per periodi relativamente lunghi, se non in maniera definitiva.

Le condizioni ambientali acquatiche avrebbero favorito la stazione eretta per tenere alta la testa sopra la superficie dell’acqua, la perdita della pelliccia che determinava attrito durante il nuoto e lo strato di grasso sottocutaneo per mantenere caldo il corpo in acqua.

Secondo Rhys Evans, esperto di fisiologia del cranio e del collo presso il Royal Marsden Hospital di Londra, gli spazi che si trovano tra le guance, il naso e la fronte hanno agito come camere d’aria che favorivano il galleggiamento, e quindi a tenere la testa al di sopra dell’acqua.

Un ulteriore contributo ai sostenitori della teoria potrebbe arrivare anche dallo studio della biochimica del cervello umano. Il DHA (acido docosaesaenoico) è un acido grasso omega che si trova nel cervello dei mammiferi e ne determina la crescita- Ebbene, tale acido grasso si trova in grande quantità nei frutti di mare.

Secondo il dottor Michael Crawford, dell’Imperial College di Londra, senza una dieta ricca di DHA ottenuto dai frutti di mare, non avremmo potuto sviluppare cervelli così grandi. “Ancora oggi il DHA è una risorsa importate per il nostro cervello”, spiega Crawford. “Senza di esso possono aumentare le malattie mentali e il deterioramento intellettivo.

Oggi le fonti primarie ittiche di DHA sono fortemente minacciate. Bisogna far fronte a tale urgenza. Credo che questa sia la vera lezione che possiamo apprendere dalla Teoria della Scimmia Acquatica”.

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