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Soros e il Mito della Democrazia Europea: Una Rivelazione Shock

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Soros e il Mito della Democrazia Europea: Una Rivelazione Shock

Ormai è un segreto di pulcinella che la “rete di Soros” abbia un’ampia sfera d’influenza sul Parlamento europeo e su altre istituzioni dell’Unione europea.
La lista di Soros è stata resa pubblica recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei provenienti da tutto lo spettro politico, tra cui l’ex Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex presidente del Belgio Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e un numero di commissari, coordinatori e questuanti vari. Queste persone portano avanti le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni dello stesso sesso, integrazione dell’Ucraina nella UE e contrasto alla Russia. I membri del Parlamento Europeo sono 751 e questo significa che gli amici di Soros occupano più di un terzo dei seggi.
George Soros, investitore ungaro-americano e fondatore e proprietario della ONG Open Society Foundations , ha potuto incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un “incontro a porte chiuse e senza nessuna agenda ufficiale” , cosa che ha sottolineato come le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti tra i vari paesi siano molto vicine ai programmi studiati da Soros per affrontare la crisi.
Il finanziere miliardario crede che l’Unione europea debba accogliere milioni di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa settentrionale, fornendo a ciascuno di essi un aiuto annuale di 15.000 euro e collocare questi migranti in un qualsiasi Stato membro dove i migranti non vogliono andare e dove non sono necessariamente benvenuti.
Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha accusato la EU di “essere manipolata” da Soros e crede che la politica delle frontiere aperte proposta dal miliardario sia il motivo della campagna contro l’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo (ungherese) di intraprendere una azione legale con una nuova legge che richiede che le ONG, sostenute da stranieri – molte delle quali finanziate da Soros – indichino i nomi dei loro grandi donatori d’oltremare su un pubblico registro e che le fonti dei loro finanziamenti siano trasparenti . Il governo ungherese sta impegnandosi per chiudere l’Università Centrale Europea di Budapest, fondata da Soros.
Tutta l’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi ed i suoi burocrati adottano decisioni come queste”, ha dichiarato Orbán.
“La popolazione appoggia l’ideale dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo, non può sopportare la sua leadership, quando insulta gli Stati membri con cose del genere e quando abusa dei suoi poteri. Tutti in Europa possono vederlo e per questo la leadership europea non viene rispettata”.
Il gruppo di Visegrad sta cercando di resistere alla pressione della UE sulla politica degli immigrati. La European Commission of Migration and Home Affairs sta spingendo per un nuovo disegno di legge che renda obbligatori i contingenti di migranti e almeno 30 amici di Soros lavorano per questa commissione.
Molte delle persone elencate nel documento sono note per i loro attacchi contro la Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata tedesca del Partito dei Verdi, chiede regolarmente al Parlamento europeo un regime di sanzioni contro Mosca ancora più duro. Guy Verhofstadt accusa la Russia di essere responsabile di qualsiasi cosa vada male in Europa. Il suo articolo Putting Putin in his Place ha fatto molto rumore l’anno scorso. Nel 2012, l’ex premier croato Tonino Picula, che era Capo di una missione di osservatori dell’OCSE, sostenne che le elezioni presidenziali russe del 2012 erano state irregolari e “manipolate” a favore di Vladimir Putin.
L’elenco di Soros mette in luce la questione di cosa renda le politiche attuate dalla UE contrarie agli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano con la sua musica e lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a quelle politiche deve confrontarsi con la resistenza delle élite politiche del proprio paese. Lo scontro tra il Primo Ministro Orbán e la rete di Soros è un buon esempio che può spiegare come funziona. Il Parlamento europeo sotto l’influenza degli amici di Soros sta spingendo l’Europa a suicidarsi facendo entrare migranti a milioni.
Questo dimostra che la democrazia europea è solo di facciata e nasconde le attività di una struttura di potere vicina ad un sistema feudale in cui è il Signore locale che tiene le redini. Difficilmente si può dire potere al popolo. La pubblicazione delle liste di Soros fornisce un indizio per comprendere chi governa veramente la UE e chi istighi sentimenti russofobi in Europa. In realtà, questo succede ogni volta che un paese della UE – come l’Ungheria – si trovi sulla stessa barca della Russia e che si oppone alle stesse forze USA, per proteggere la propria sovranità e la propria indipendenza.
Questo è il momento giusto per gli europei per cominciare a pensare a cambiare il sistema in modo da eliminare qualsiasi pressione esterna.

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Siria: dalle fake news alle bombe

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Siria: dalle fake news alle bombe

Siria: dalle fake news alle bombe

Quando un video diffuso da un’organizzazione poco affidabile come “White Helmets” scatena una guerra. Il presunto attacco chimico a Douma, non verificato né provato, è bastato all’Occidente per bombardare la Siria. Nessuna testimonianza al di fuori della narrativa ufficiale ha importanza. Siria: dalle fake news alle bombe.

Il video degli “elmetti bianchi” sul presunto attacco chimico contro i civili di Douma ha girato il mondo, ha giustificato un bombardamento da parte degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Francia. Nessuno fra chi ha puntato il dito contro Assad si è preoccupato di fornire delle prove né di indagare sull’accaduto, probabilmente, una testimonianza diretta dal posto potrebbe stonare con la narrazione ufficiale del conflitto siriano.

I media russi, fra cui Sputnik, sono riusciti a raccogliere la testimonianza di alcuni bambini protagonisti del famoso video, che hanno svelato i dettagli della messinscena a Douma girata da “White Helmets”. Interviste che i media occidentali e italiani hanno preferito ignorare, evidentemente le notizie provenienti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra sono ritenute sufficienti per conoscere la realtà dei fatti. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Roberto Vivaldelli, caporedattore di Oltre la Linea, autore di “Fake news. Manipolazione e propaganda mediatica, dalla guerra in Siria al Russiagate”.

Siria: dalle fake news alle bombe

In un’intervista ai giornalisti russi dei bambini siriani hanno raccontato del loro coinvolgimento nel video sul presunto attacco chimico a Douma in Siria. Si tratta di una testimonianza che non è stata presa in considerazione dai media italiani. Roberto, perché secondo te queste testimonianze vengono ignorate?

Perché sicuramente non fanno comodo alla narrazione sul conflitto siriano che conosciamo fino ad oggi. I media italiani e occidentali prendono per buona ogni cosa che dicono sia l’Osservatorio siriano per i diritti umani sia gli “elmetti bianchi”. Le testimonianze che vanno nell’altro senso non vengono prese neanche in considerazione, perché sono bollate come propaganda russa.

Questo dimenticando o facendo finta di non sapere chi sono davvero gli “elmetti bianchi” e la realtà dei fatti del conflitto siriano. Si tratta di un’ONG che opera soltanto nelle aree controllate dai ribelli in contatto con le componenti islamiste. Quest’organizzazione è stata fondata da un ex agente dei servizi segreti inglesi, James Le Mesurier.

[penci_blockquote style=”style-3″ align=”none” author=””]Sono tutti fatti che i media occidentali non riportano e questo è molto grave: prendere per buoni tutti i filmati e ogni testimonianza degli elmetti bianchi è un segnale inequivocabile di quanto questi giornalisti siano di parte. Sono testimonianze che si potrebbero anche riportare, però bisogna dire a chi ascolta di chi si tratta in realtà. Non sono una fonte super partes affidabile. Comunque sia queste testimonianze sono bastate per giustificare un attacco missilistico che viola il diritto internazionale secondo molti esperti, anche occidentali. Sul conflitto siriano la narrativa occidentale segue determinate logiche dettate dalla geopolitica e dalla strategia occidentale che comprende anche l’uso dei media.[/penci_blockquote]

Siria: dalle fake news alle bombe

Com’è possibile che sia bastato un video degli “White Helmets”, ONG poco trasparente, per scatenare dei bombardamenti contro la Siria? Da un punto di vista giornalistico come si può spiegare questa vicenda?

È scorretto, ma ciò non mi stupisce molto. Dal 2011 ad oggi è questa la narrazione che abbiamo sentito. Prima c’erano i ribelli moderati, dopo ci si è accorti che così moderati non erano. In seguito hanno messo in piedi quest’ONG, che sicuramente presenta moltissimi lati d’ombra, ignorati dai media italiani e occidentali in generale. Eppure un’ONG fondata da un ex agente dei servizi inglesi dovrebbe destare quantomeno qualche sospetto sulla sua imparzialità.

[penci_blockquote style=”style-3″ align=”none” author=””]Molti hanno scritto che la Russia era contraria in sede ONU ad un’indagine indipendente, mi pare che siano i ribelli oggi a sparare addosso gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche arrivati a Douma. Qualcuno non vuole che l’indagine vada in porto, mentre sia la Russia sia la Siria hanno dimostrato di essere assolutamente disponibili ad un’indagine indipendente. Qualcuno ha deciso di bombardare la Siria senza aspettare l’esito dell’indagine, traendo conclusioni in maniera affrettata e commettendo un gravissimo errore.[/penci_blockquote]

Ai giornalisti che vanno sul campo viene dato meno spazio e nei salotti televisivi non si fa che della retorica senza conoscere la realtà dei fatti. Possiamo dire che la Siria è l’esempio perfetto dove l’informazione viene strumentalizzata a dismisura?

Qualche giornalista in Siria ci è andato, fra questi c’è Robert Fisk dell’Independent, esperto di Medio Oriente. Fisk è andato in Siria, ha scritto un reportage molto bello, ovviamente i soliti l’hanno bollato come giornalista di parte, filogovernativo. Il problema è che gli altri non ci sono nemmeno andati in Siria a verificare. Fino a prova contraria l’opinione di Robert Fisk conta molto di più rispetto a quella di chi in Siria non ci ha messo piede e si accontenta dei lanci di agenzia di parte, così è più comodo e si spende meno tempo. Non si fa però un buon servizio giornalistico in questa maniera.

Siria: dalle fake news alle bombe

Vorresti aggiungere qualcosa sulle fake news attorno alla Siria?

È davvero incredibile come si faccia finta di non sapere cosa rappresentano in realtà gli “elmetti bianchi” e come vengano osannati dall’Occidente con premi di vario titolo. Tutto ciò senza andare ad indagare la biografia dei personaggi che formano quest’organizzazione. Qualcosa in Occidente si è scritto, rispetto alla versione ufficiale sull’attacco chimico, ho trovato tutto sommato prese di posizione da parte di numerosi esperti di intelligence inglesi, americani che hanno posto dei seri dubbi sulla vicenda.

Questa volta non credo che l’apparato giornalistico abbia fatto la cosa giusta, molti hanno espresso scetticismo e molta perplessità rispetto alla versione ufficiale, che effettivamente fa acqua da tutte le parti. Vedremo come evolverà la situazione, speriamo non ci siano nuovi bombardamenti, è stato comunque un atto molto grave.

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Clinton, Obama, Soros hanno rovesciano Papa Benedetto XVI?

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Papa Benedetto XVI ha regnato come primo vescovo della Chiesa cattolica tra il 2005-2013 prima che inaspettatamente desse le dimissioni in circostanze insolite diventando il primo Papa a dimettersi dai tempi di Papa Gregorio XII nel 1415, Benedetto è ampiamente considerato il primo a farlo di propria iniziativa dopo Papa Celestino V nel 1294. Nulla di sconvolgente…

Tuttavia un gruppo di leader cattolici che si chiama “Catholic Spring” cita nuove prove rinvenute nelle e-mail diffuse da WikiLeaks per rivendicare che Papa Benedetto XVI non ha in realtà dato le dimissioni di propria iniziativa, ma è stato spinto fuori Vaticano da un vero e proprio colpo di stato.

Muscoli politici e potere finanziario, queste le “macchine” usate dalla diplomazia statunitense: George Soros, Barack Obama e Hillary Clinton per costringere con tangenti e ricatti il “cambio di regime” nella Chiesa cattolica romana al fine di sostituire il “conservatore” Benedetto XVI con l’attuale “radicale di sinistra” Papa Francesco.

Il gruppo Catholic Sping ha inviato una lettera al Presidente Donald Trump chiedendo di avviare un’indagine ufficiale sulle attività di Soros, Obama e Clinton che secondo i leader Cattolici sono coinvolti nel cambio al vertice del Vaticano.

La lettera mira ad avere una risposta per quanto riguarda gli eventi sospetti che hanno portato alle dimissioni di Papa Benedetto XVI, la prima abdicazione pontificia in 700 anni.
In particolare, abbiamo ragione di credere, che un cambio di regime in Vaticano è stato progettato dall’amministrazione Obama“, dicono i firmatari, nella loro lettera al Presidente Trump.

Tra le varie prove ad avvalorare i sospetti del gruppo di ricercatori cattolici ci sarebbero le email di WikiLeaks.
Ci siamo allarmati nello scoprire – si legge nella lettera – che, nel corso del terzo anno del primo mandato dell’amministrazione Obama, suo predecessore e avversario, il segretario di Stato Hillary Clinton, insieme ad altri funzionari del governo con lei consociati, ha proposto una rivoluzione cattolica per effetto della quale si sarebbe realizzata la scomparsa definitiva di ciò che che restava della Chiesa cattolica in America.

La lettera contiene inoltre svariati link a documenti e notizie come fonte delle loro dichiarazioni. Ma facciamo un po di chiarezza sulla faccenda…

I PROTAGONISTI DEGLI SCAMBI EPISTOLARI

Al centro della vicenda ci sono i nomi di John Podesta, cattolico liberal, democratico da sempre, già stretto collaboratore di Bill Clinton e oggi presidente della campagna elettorale di Hillary. Cattolica è anche la direttrice della campagna di comunicazione della Clinton, Jennifer Palmieri. C’è poi l’amico di Barack Obama, Sandy Newman, di Voices for progress, e John Halpin del Center for american progress. Nei messaggi di posta elettronica, i cattolici fedeli al magistero sono variamente ridicolizzati per essere arretrati e responsabili di un imbastardimento della fede; i vescovi tacciati di essere dittatori medievali. Oltre ad altre amenità, come l’ironia verso Rupert Murdoch, deriso per avere scelto di far battezzare i figli nel fiume Giordano.
Sullo sfondo, mai citato, c’è George Soros, il miliardario e filantropo di origine ungherese, gran finanziatore di movimenti progressisti favorevoli ad aborto, controllo delle nascite e matrimonio gay; molto indaffarato a spostare le priorità della Chiesa cattolica americana dai temi di vita e famiglia verso impegni più sociali.

LE MAIL DELLO STAFF DI CLINTON

Dagli account di posta elettronica violati da Wikileaks, si legge uno scambio di mail dell’11 febbraio 2012. Sandy Newman, attivista progressista non cattolico, scrive a Podesta chiedendo suggerimenti per “piantare i semi di una rivoluzione”, per una “primavera” nella Chiesa cattolica. Obiettivo: far cambiare idea ai vescovi Usa su contraccezione, aborto e promuovere l’uguaglianza di genere.

Chiara la risposta di Podesta: per fare una rivoluzione si deve lavorare dall’interno, dal basso verso l’alto. E per questo – ricorda – abbiamo creato (noi democratici – ndr) i Catholics in alliance for the common good e nella stessa direzione lavora Catholics united. Due gruppi di pressione dell’ampia galassia dei movimenti progressisti americani.
Un donatore importante per finanziare le cause è il filantropo Soros. Attraverso la sua fondazione, nel 2005-06 ha donato a Catholics in alliance 50mila dollari all’anno. Nel 2007-8 la somma è salita a 100mila all’anno. Altri 300 mila dollari sono finiti a Catholics for a free choice, un’associazione di cattolici pro aborto.

Lo stesso Soros, sappiamo da un altro gruppo di documenti di Wikileaks pubblicati in estate, ha donato 650mila dollari per la visita del 2015 di papa Francesco negli Usa. Tra i beneficiari, anche il Pico (People improving communities through organising), di cui è sostenitore il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, uno degli uomini più vicini al papa.

Scopo: influenzare e favorire la creazione di un fronte di vescovi che si dissocino dal cultural warrior dell’episcopato statunitense e siano più in sintonia con Bergoglio sui temi della giustizia economica e l’uguaglianza. Anzi – si legge in un documento – influenzare lo stesso papa, coinvolgendolo attraverso il cardinal Maradiaga.

Effetto sottinteso: emarginare la gerarchia episcopale più conservatrice, come l’ancora molto influente Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia. Ha scritto padre Robert Sirico, fondatore dell’Istituto Acton: “Soros ha solo intenzioni grossolane verso i cattolici che vede come utili idioti“.

Nella lettera, inoltre, vengono poste otto domande specifiche:

  • A quale scopo la National Security Agency ha monitorato il conclave che ha eletto Papa Francesco?
  • Quali altre operazioni segrete sono state attuate da agenti del governo USA sulle dimissioni di Papa Benedetto XVI e sul conclave che ha eletto Papa Francesco?
  • Agenti governativi hanno avuto contatti con la “Mafia del cardinale Danneels“?
  • Le transazioni monetarie internazionali con il Vaticano sono state sospese durante gli ultimi giorni prima delle dimissioni di Papa Benedetto. Le agenzie di governo degli Stati Uniti sono state coinvolte in questo?
  • Perché le transazioni monetarie internazionali sono riprese il 12 febbraio 2013, il giorno dopo che Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni? E’ una pura coincidenza?
  • Quali iniziative sono state effettivamente prese da John Podesta, Hillary Clinton, e altri legati alla gestione Obama coinvolti nel dibattito che intendeva fomentare una “Primavera cattolica”?
  • Qual era lo scopo e la natura della riunione segreta tra il vice presidente Joseph Biden e Papa Benedetto XVI in Vaticano il o intorno al 3 giugno 2011?
  • Quali ruoli sono interpretati da George Soros e altri finanziatori internazionali attualmente residenti nel territorio degli Stati Uniti?

Staremo a vedere se ci sarà mai una risposta da parte del neo Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

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Una nuova causa cerca di forzare la divulgazione dell'elenco di omicidi segreti di Trump

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L’amministrazione Trump ora affronta sfide legali che richiedono il rilascio di dettagli relativi alla lista segreta di omicidi e le regole che consentono l’uccisione di cittadini statunitensi.
Il 22 dicembre, l’American Civil Liberties Union ha intentato una causa contro il governo Trump nel tentativo di forzare il rilascio delle nuove regole stabilite in relazione al programma segreto di assassinio dell’esercito americano. Il programma è stato istituito durante l’amministrazione Obama e ora ampliato sotto Donald Trump. Rapporti recenti del New York Times ( 1 , 2 ) alludono al fatto che l’amministrazione Trump sta allentando le già fragili protezioni stabilite dall’amministrazione Obama. È stato riferito che queste protezioni erano state stabilite per minimizzare le lesioni e le morti civili.
L’ACLU sostiene che due recenti articoli del New York Times e dell’Atlantico hanno spinto la causa. L’ inchiesta delNew York Times ha esaminato gli attacchi aerei statunitensi dall’inizio della lotta contro lo Stato islamico in Iraq nel 2014 fino a dicembre 2016. Il rapporto ha rilevato che l’esercito americano ha ucciso civili 31 volte di più di quanto ammesso. Il secondo articolo fu una risposta all’indagine del Times di Robert Malley e Stephen Pomper, ex funzionari della sicurezza nazionale negli anni di Obama. Gli uomini ammettono che l’amministrazione Obama ha continuato la guerra globale al terrorismo mantenendo l’infrastruttura in atto. Gli uomini notano anche che le protezioni per i civili erano inadeguate, così come le promesse di trasparenza e risarcimento per le vittime.
A ottobre, Activist Post ha riferito che un memo presidenziale firmato di recente avrebbe normalizzato l’uso dei droni nella vita americana.

Il memorandum, intitolato ” Programma pilota di integrazione di sistemi aerei senza pilota ” consente ad alcune comunità di essere esentate dalle attuali norme di sicurezza mentre testano le operazioni dei droni. Sotto l’amministrazione di Trump, l’uso di bombardamenti di droni sta aumentando e gli attacchi aerei sono già aumentati . Inoltre, in uno sforzo apparente per combattere l’immigrazione clandestina, le dogane e la protezione delle frontiere degli Stati Uniti useranno i droni per effettuare la sorveglianza aerea dei cittadini statunitensi alla frontiera. Queste azioni hanno portato i gruppi sulla privacy a chiedere al Senato degli Stati Uniti se le immagini raccolte dai droni CBP saranno collegate al database di riconoscimento facciale dell’agenzia.

Come sottolinea l’ACLU :

L’ amministrazione di Trump sta uccidendo persone in diversi paesi , con scioperi che si stanno verificando a un ritmo quasi senza precedenti: in alcuni paesi il numero è raddoppiato o triplicato nel primo anno di presidenza di Trump.

Il pubblico americano è generalmente consapevole dei conflitti che si stanno verificando in Iraq, Siria e Afghanistan, ma rimane molto ignorante delle operazioni militari che si svolgono in Somalia, Pakistan, Nigeria e in tutto il continente africano. Queste operazioni hanno causato un aumento delle morti di civili . Un altro punto che non può essere ignorato è il fatto che il governo degli Stati Uniti bombarda persone in nazioni per lo più musulmane. Sono gli stessi paesi soggetti al cosiddetto “divieto musulmano”. Ciò significa che probabilmente ci sono persone che sono diventate rifugiati nel tentativo di sfuggire alle guerre guidate dagli Stati Uniti nella loro patria e che poi vengono respinte o trattate come criminali.
Allo stesso tempo, (il direttore Trump) rifiuta di rivelare ufficialmente informazioni critiche su cui si sta guidando scioperi, contro chi e con quali conseguenze “, scrive l’ACLU.
In tutta l’amministrazione Obama, l’ACLU ha condotto battaglie legali per il rilascio di documenti dell’era di Obama relativi alla lista segreta di omicidi. La Guida alla politica presidenziale (PPG), a volte indicata come “il libro del gioco” o matrice di disposizioni, ha guidato le decisioni dell’amministrazione Obama sul programma di uccisione di droni del governo degli Stati Uniti. Il PPG è stato originariamente pubblicato nel maggio 2013, ma l’intero contenuto del documento rimane segreto. Il pubblico ha visto solo un “foglio informativo” che descrive il documento.
Nel febbraio 2016, il giudice distrettuale Colleen McMahon ha ordinato l’amministrazione Obama di consegnare il PPG e altri programmi mirati relativi uccisioni di droni per la revisione da tennis e possibile rilascio al pubblico documenti. I tre documenti sono legati alla legge e alla politica che regolano il programma controverso. L’ACLU ha anche lottato per scoprire nuove informazioni relative alla cosiddetta lista del Presidente della morte, conosciuta anche come la matrice disposizione.
Il Washington Post ha riferito per la prima volta sulla matrice delle disposizioni nel 2012:

Negli ultimi due anni, l’amministrazione Obama ha segretamente sviluppato un nuovo piano per perseguire i terroristi, una lista di obiettivi di prossima generazione chiamata “matrice delle disposizioni”.
La matrice contiene i nomi dei sospetti terroristi ordinati contro una contabilità delle risorse che vengono raccolte per localizzarle, comprese accuse sigillate e operazioni clandestine. Funzionari statunitensi hanno detto che il database è progettato per andare oltre le liste di uccisioni esistenti, disegnando piani per la “disposizione” dei sospettati oltre la portata dei droni americani.
Anche se la matrice è un work in progress, lo sforzo per creare riflette una realtà tra le fila antiterrorismo della nazione convenzionali guerre degli Stati Uniti stanno finendo, ma il governo si aspetta di continuare ad aggiungere i nomi per uccidere o elenchi di cattura per anni.

L’elenco degli omicidi è stato oggetto di battaglie legali per anni. Il giornalista del New York Times, Charlie Savage, ha citato l’amministrazione Obama per un tentativo di rivelare le giustificazioni legali del governo per l’assassinio di sospetti terroristi senza processo. In particolare, Savage ha citato in giudizio l’amministrazione Obama nel tentativo di ottenere dettagli sull’assassinio di Anwar al-Awlaki, esponente religioso di Al Qaeda. Al-Awlaki è nato nel New Mexico e alla fine si è ritrovato nel radar del governo degli Stati Uniti per sospetto terrorismo.
Il 30 settembre 2011, i droni inviati dalla CIA e dal Joint Special Operations Command sono volati nello Yemen e hanno bombardato al-Awlaki e al propagandista di al-Qaeda Samir Khan. Il caso ha suscitato critiche pubbliche non solo perché al-Awlaki era cittadino statunitense, ma perché diverse settimane dopo la sua morte, un altro drone americano ha ucciso il figlio sedicenne di al-Awlaki, Abdulrahman. Era anche un cittadino americano che viveva nello Yemen.
Nel suo ultimo rimprovero all’amministratore di Trump, l’ACLU assume una posizione sorprendentemente forte contro l’ex presidente Barack Obama riconoscendo il ruolo svolto dal vincitore del premio Nobel per la pace nello stabilire questi pericolosi programmi. Ha affidato questo paese a risposte sempre più militariste in sempre più paesi, indipendentemente dalla riluttanza che avrebbe potuto provare “, scrive l’ACLU. “Uccisioni ingiuste e morti civili sono stati il ​​risultato inevitabile”.
La normalizzazione dell’uso dei droni – sia a livello nazionale che all’estero – sta appena cominciando a fondersi nel nuovo standard della guerra americana e della vita quotidiana. Cosa possiamo fare di questa guerra illegale, immorale e pericolosa presa dal governo degli Stati Uniti? C’è un modo per le persone di invertire il corso?

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