Storia Antica

TRACCE DEGLI DEI CHE DIEDERO LA COSCIENZA ALL’UOMO TRA EGIZI, SUMERI E I POPOLI PRECOLOMBIANI

a cura di Lucio Tarzariol

 

TRACCE DEGLI DEI CHE DIEDERO LA COSCIENZA ALL’UOMO TRA EGIZI, SUMERI E I POPOLI PRECOLOMBIANI

Oggi la visione contemporanea di molti studiosi è che i popoli antichi di tutto il mondo fossero perfettamente in grado di sviluppare culture complesse autonome indipendentemente da una qualsiasi influenza o ispirazione esterna. La realtà a mio avviso è ben altra e le scoperte archeologiche sono sempre più chiare a dimostrare il contrario.

Da tante mie ricerche, come da altre affrontate da altri ricercatori, appare sempre più ovvio che molte delle civiltà megalitiche del passato, come quella egizia, mesopotamica, mesoamericana e asiatica, proverebbero tutte da una stessa matrice culturale  presente in tutto il mondo e poi andata distrutta da cataclismi catastrofici che l’hanno distrutta, una visione già in auge ai tempi vittoriani e che tra origine dalle antiche cronache platoniche sulla realtà di Atlantide argomento che ho trattato per anni.

Già da precedenti miei studi e scoperte come l’Occhio di Quetzalcoatl che ho confrontato con l’egizio Occhio di Horus e molti altri studi a seguire fino all’ultima mia ricerca sugli “Istruttori cosmici” e l’origine degli aztechi, pubblicato su Archeomisteri a dicembre 2018, si evincono reali basi e scoperte archeologiche che comprovano conoscenze comuni tra le diverse culture del mondo.

Ad esempio, ben sappiamo che la civiltà dell’Antico Egitto e quella dell’America precolombiana costruirono piramidi ed avevano simili divinità e utilizzarono, per l’appunto simbolismi analoghi di stampo solare e stellare, ad esempio ritroviamo La configurazione di Orione sulle piramidi di Giza e sulla tomba di Senenmut architetto della regina Hatshepsut nell’ Egitto della XVIII dinastia e la ritroviamo sula piazza della luna in prossimità delle piramidi di Teotihuacan in Messico ecc. (vedi mio articolo su Archeo misteri magazine n.29 di Marzo 2017 I Segreti occulti di Orione; o sul mio libro: I Segreti di Mosè e Yahweh del 2018).

sito messicano di Calixtlahuaca

Addirittura, entrambe le culture credevano nella vita dopo la morte e preparavano i loro morti per il sacro viaggio verso l’oltretomba tramite elaborate cerimonie rituali simili ad esempio mettevano  entrambe maschere d’oro sui loro morti. Poi il sistema dei geroglifici egizi e dei glifi maya non sembrano così diversi nel concepimento, alcuni sono anche simili ed altri perfino uguali. Non parliamo poi dei parallelismi del Simbolo Solare che vede gli Egizi e i popoli Pre-incas, usare divinità animali simili in pose simmetriche che fiancheggiano un emblema solare centrale. Poi se vogliamo parlare di affinità architettoniche di certo gli esempi non mancano.

Già con la scoperta e lo studio dell’Occhio di Quetzalcoatl evidenziai da subito, la similarità con la rappresentazione corrispondente all’egizio Occhio di Horus o occhio di Ra. Infatti spogliato dei simboli rappresentanti le fiamme ed il movimento, il reperto precolombiano rivela chiari i tratti essenziali che delineano l’occhio egizio. Ma non c è da stupirsi, Horus era un essere divino simile all’uomo che poteva trasformarsi in falco ed è rappresentato anche con l’occhio piumato, così come Quetzalcoatl era una divinità simile all’uomo che poteva trasformarsi nell’uccello sacro Quetzal che qui appare anch’esso proprio come un occhio piumato.

                                       L’Occhio di  Quetzalcoatl .

Dalle mie ricerche ho trovato corrispondenza persino con la traduzione di alcune tavolette sumere e accadiche tradotte da Zecharia Sitchin nel suo libro: Il Libro perduto del dio Enki, dove nella traduzione dell’undicesima tavoletta, chiaramente si accenna ad un aeronave donata a Horus dalle deità sumere; e traducendo ci riferisce: “Ningishzidda (Thoth) consegnò a Horus una Colonna Fiammeggiante come un pesce celeste, con le pinne e la coda infuocate, i suoi occhi mutavano colore, dal blu al rosso e poi nuovamente blu. A bordo della Colonna Fiammeggiante Horus si librò in volo verso il trionfante Seth. In lungo e in largo si diedero la caccia; feroce e spietato fu il combattimento. All’-inizio venne colpita la Colonna Fiammeggiante, poi con il suo arpione, Horus colpì Seth. Al suolo Seth si schiantò e Horus lo legò”.

Non bisogna scordare che Quetzalcoatl letteralmente significa Serpente uccello, o meglio serpente con piume di Quetzal, e analogamente Horus aveva la facoltà di trasformarsi in falco; probabilmente così descritto, perché poteva volare con il suo Occhio, o Colonna Fiammeggiante; e guarda caso, sono noti a tutti i guerrieri aquila aztechi, rappresentati con le loro misteriose vesti.

In Perù, addirittura, vi è un luogo dove sorgono le mura di Sacsayhuamn, Luogo del Falco, un sito archeologico Inca, in un altura di Carmenca, a nord della città di Cusco, dove si adorava, per l’appunto, Viracocha o meglio “l’Horus mesoamericano”. Queste mura sono alte fino a 18 metri e sono composte da misteriose pietre megalitiche che provenivano, dalle cave più vicine, che comunque distano più di 20 km, in una località chiamata Muyna. Inoltre è noto a tutti Il misterioso Fuente Magna, un vaso ritrovato proprio in Bolivia nel 1950 con incisioni in cuneiforme Sumero.

Del resto anche a Sud dell’Illinois, nel 1982, un certo Russel  Burrows scoprì migliaia di frammenti di roccia incisi con raffigurazioni che risentono di un influsso culturale egizio-sumero, contribuendo così a supportare la tesi del contatto oltre oceano. Zecharia Sitchin sempre nelle sua traduzione dell’undicesima tavoletta, ci racconta che: “Gibil, prozio di Horus, gli creò anche dei sandali alati affinché fosse in grado di librarsi in volo come un falco. Per lui fabbricò un arpione divino, le sue frecce erano come fulmini. Negli altipiani del sud Gibil gli svelò i segreti del metallo e della sua lavorazione”.

Apparirà chiaro il perché in America latina sia sorta la misteriosa oreficeria tumbaga e moccica, e dopo tutto anche l’arpione sopra descritto, potrebbe benissimo essere rappresentato dalle stesse doghe che, iconograficamente, Quetzalcoatl tiene in mano nelle sue antiche raffigurazioni.

In realtà basterebbe osservare le raffigurazioni Maya, azteche, olmeche e vi apparirà chiaro ed evidente la rappresentazione di una civiltà originaria venuta a contatto con esseri evoluti tecnologicamente che avevano la capacità di volare con varie tipologie di mezzi, tra cui “l’Occhio di Quetzalcoatl, o Occhio di Horus”, o con “la Colonna Fiammeggiante,  Pesce Celeste”, cosi ben rappresentato in questo incredibile artefatto.

Sopra la testa denominata Tecaxic-Calixtlahuaca, un artefatto in terracotta che probabilmente faceva parte di una statua più grande, scoperta nel 1933 nei pressi di Città del Messico. Ciò che rende questa scoperta strana è che è stata trovata assieme a manufatti precolombiani, ma sembra di origine romana, rappresenta con stile diverso una cosa diversa che trova affinità a reperti che si trovavano solo oltre oceano.

Per cui il popolo egizio, sumero e precolombiano avevano uomini “divinizzati” spesso associati al volo attraverso un uccello o meglio vascello volante con armi simili ad arpioni o doghe da dove dipartivano fulmini. Se prediamo altre strade di studio giungiamo alla stessa conclusione ritrovando ancora altri simbolismi simili che ci riportano ad una stessa matrice culturale; è il caso del tempio azteco di Calixtlahuaca situato nei pressi dell’attuale città di Toluca, Messico, dove appare evidente una curiosa struttura che ricorda, per l’appunto la croce egizia ankh. Questa costruzione risulta perfettamente allineata ai resti di due piramidi di pietra simili proprio a quelle egizie. Dallo studio di questa costruzione si evince che entrambe le culture utilizzavano la croce ankh, ☥ utilizzata probabilmente per gli stessi scopi: indicare le forze e le interazioni tra la vita fisica (valutata come temporanea) e la vita spirituale (considerata eterna) ossia, come Io penso, un passaggio evolutivo concesso all’uomo dagli “déi” o meglio “il Popolo delle stelle” ricordato nelle mitologie di entrambe le culture. Probabilmente l’ankh è un simbolo legato agli dèi, infatti nell’iconografia egizia spesso sono raffigurati con un ankh in mano.

Calixtlahuaca in lingua nahuatl “cali”, significa “casa”, e “ixtlahuatl” significa “prateria”, quindi la traduzione sembra essere “Casa nella prateria” che mi ricorda tanto anche la “Casa della vita egizia”. Originariamente questo luogo azteco era conosciuto come “Matlatzinco”, “città dei Matlatzinca”, una  potente capitale di cui è rimasto solo un sito archeologico del periodo postclassico mesoamericano. Generalmente si ritiene che i primi coloni di questa regione fossero i nativi nomadi che utilizzavano il sito solo stagionalmente. In seguito, intorno al 200 a.C., i Matlatzinca giunsero è fondarono un piccolo insediamento; successivamente si crede ricevettero l’influenza della cultura tolteca e, infine, furono dominati dagli Aztechi nel 1476 d.C., i quali ribattezzarono la città per l’appunto, con il nome di Calixtlahuaca. Il sito comprende due strutture importanti: il Tempio di Quetzalcoatl e l’altare a croce “egizia” detto Tzompantli. Il Tempio di Quetzalcoatl era probabilmente dedicato al dio Ehēcatl, dato che gli edifici circolari del Centro America precolombiano sono generalmente legati a questa divinità. Ehēcatl, secondo la mitologia azteca, era il dio del vento, per l’appunto, una delle sembianze di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Dal momento che il vento soffia in tutte le direzioni, il tempio di Ehēcatl ha forma circolare per ridurre la resistenza dell’aria. Sovente è raffigurato con due maschere sporgenti attraverso le quali soffia il vento. Si innamorò di una umana, di nome Mayahuel e donò all’umanità la capacità di amare, in modo che lei potesse ricambiare la sua passione. (cosa che si può ricollegare ai figli di Dio che sii accoppiarono con le figlie degli uomini, come ci ricorda la genesi biblica ed il testo di Enoch). L’altra struttura, l’altare Tzompantli, si trova sul lato nord della piazza. La forma a croce ankh è l’aspetto che maggiormente incuriosisce i ricercatori, i quali non sono in grado di fornire risposte definitive sul perché di tale forma architettonica che qui chiarisco e interpreto. Originariamente, i lati dell’altare erano ricoperti di teschi scolpiti nella pietra.

 

A mio parere l’Ankh testimonia la sensienza che attraverso una complessa ritualità veniva data all’uomo dal “Popolo delle stelle” in siti dove erano presenti le Piramidi; quel popolo che scese in Egitto e poi si inoltrò anche nelle americhe. Questa mia idea vi parrà meno assurda se pensate che il termine Tzompantli nell’enciclopedia libera Wikipedia viene cosi descritto: “proviene dal linguaggio Nahuatl classico degli Aztechi, tuttavia è comunemente applicato a strutture similari raffigurate in altre culture mesoamericane. L’etimologia precisa è incerta anche se l’interpretazione più diffusa è scaffale di teschi o muro di teschi. Potrebbe essere l’unione delle due parole Nahuatl tzontecomatl (teschio; da tzontli o tzom- che significano ‘capelli’ o ‘scalpo’ e tecomatl ‘zucca’ o ‘contenitore’) e pamitl (insegna). Questa derivazione è stata proposta per spiegare le raffigurazioni presenti in diversi codici nelle quali gli tzompantli sono appunto associati a insegne. Tuttavia Frances Karttunen ha suggerito che pantli significhi più semplicemente ‘fila’ o ‘muro’”. Personalmente la sopra citata tesi la contemplai in altre ricerche eccone un estratto da: “IL SEGRETO DELLE PIRAMIDI Abduction, ALIENI in Egitto, la verità nascosta dei riti egizi di Iside e Osiride dove scrivo: Del resto l’ankh lo ritroviamo proprio nella “Casa della Vita”, dove Thoth è il governatore è il codificatore delle cerimonie segrete che trasformavano i morti in spiriti, colui che decideva chi era degno di sopravvivere dopo la morte. Come nell’Epopea di Gilgamesh si cercava la pianta dell’immortalità anche gli antichi faraoni egiziani, ossessionati dalla morte andarono alla ricerca della “Pianta della Vita” che si trovava nel regno celeste di Ra, sulla “Stella Imperitura”. Questa pianta aveva la capacità di dare l’immortalità o vita eterna. Vari testi nelle tombe dei faraoni parlano di un luogo al di là di un lago, dopo un deserto e una catena di monti, sorvegliato a vista da vari dèi guardiani: era il Duat, una magica “dimora per salire alle stelle”, suddivisa in dodici parti, che si attraversava in dodici ore. Il nome e la localizzazione sono stati a lungo oggetto di discussione tra gli studiosi. Veniva rappresentata come una stella unita ad un falco o come una stella unita da un cerchio (stella a otto punte). Era concepita come un “Circolo degli Dei” completamente chiuso, alla cui estremità, vi era un’apertura verso il cielo, attraverso cui si poteva raggiungere la Stella Imperitura. A fatica il re doveva quindi raggiungere il “Luogo Nascosto” e attraversare labirinti sotterranei, finché non fosse riuscito a trovare un dio che portasse l’emblema dell’Albero della Vita e un altro dio che fosse ilMessaggero del Cielo“. Questi dèi gli avrebbero aperto i cancelli segreti e lo avrebbero condotto presso l’Occhio di Horus, una scala o nave Celeste su cui egli sarebbe salito al cielo.La Bocca della Terra si apre per te.. la Porta Orientale del cielo è aperta per te”.

 Probabilmente era il rituale conosciuto come il rituale “dell’Apertura della Bocca“, che portava alla “trasformazione”, la presa di coscienza del proprio essere immortale. Questi Dèi e semidei, avevano la facoltà di apportare la “consapevolezza di se” al grado voluto ed è così che fu creato l’omo sapiens.


L

’immagine del “rituale della Bocca” rappresentato ad Abido. La deità rappresentata dalla figura grande agisce sull’uomo attraverso i simboli Uas, Zed ed Ank, controllandone la “Trasformazione”, agendo, per l’appunto sul Ka ed il Ba, l’aspetto energetico e animico dell’uomo. La  simbologia dello strumento rappresentato con cui agisce la divinità sembra comunicarci il suo potere, “l’Uas”, sullo spirito, “cerchio semi ellittico dell’Ank” e la materia, “croce dell’ank”. In altre parole sulla Vita dell’uomo, “l’Annk intero”, che appunto ci ricorda anche l’uomo stilizzato.

Thot, secondo alcuni ricercatori, era conosciuto dai sumeri come Niquishida, fratello di Marduk e figlio di Enki. Secondo le teorie di Zecharia Sitchin, Ningishzidda aiutò il padre Enki a creare il primo Uomo terrestre, l’Adapa (il biblico Adamo), chiamato dagli Anunnaki “Lu.Lu”, ossia “il mescolato”, per cui un ibrido. Nel testo di Sitchin: Il libro perduto del dio Enki, leggiamo che durante il consiglio degli dèi Anunnaki, Enki esordì dicendo: “Creiamo un lavoratore primitivo, che porti il giogo delle nostre fatiche. All’osservazione del consiglio che mai nessun essere era stato creato dal nulla, egli rispose che l’essere che cerchiamo esiste già, nella terra dell’Ab.Zu, dobbiamo solo imprimergli il nostro marchio, dargli la nostra immagine. Creiamo un essere a nostra immagine e somiglianza”. Queste parole, come potrete constatare, ci riportano chiaramente alla Genesi Biblica della creazione dell’uomo adamitico da parte degli “Elohim”. Non è una casualità che si ritrovino analogie e correlazioni tra la cultura egizia, sumera e precolombiana. Gli dèi allora governavano tutto il mondo che, come abbiamo detto, era stato precedentemente suddiviso; ma ovviamente le contese non mancavano. Ad esempio, sempre pescando tra le teorie di Sitchin, Marduk era conosciuto in Egitto come Ra, “il Santo, il falco dell’orizzonte”, ed aveva unificato l’alto e basso Egitto. Assieme a suo figlio Nabu si batté contro Enlil per impadronirsi delle ‘tavole dei destini’ conservate nello spazioporto nel Sinai. Questo causò il suo esilio. Alcune tavolette di argilla racconterebbero l’esilio di Marduk nelle terre lontane a sud, e ad est dell’ Abzu.

Sopra una planimetria della “Casa della Vita” dal Papiro Salt 825 (Brit. Mus. 10051),e affianco il simbolo Per Ankh, della “Casa della Vita”. A sinistra un ufo individuato dalla navetta spaziale Endeavour durante la missione STS088, nel 1998. Questa immagine inizialmente tenuta nascosta è stata mostrata dalla Nasa solo dopo 11 anni, dalla NASA. Esiste anche un video recente, tratto da immagini della ISS che sembrerebbe mostrare un oggetto simile a questo ufo chiamato anche: “Cavaliere Nero”. Ci sono anche alcuni radioamatori che sostengono di aver intercettato segnali da questo misterioso oggetto. Quello che ho intuito Io è l’incredibile somiglianza con il Simbolo al centro della “Casa della vita Egizia”. A Voi ogni commento, ma si potrebbe benissimo pensare che il simbolo egizio sia quella nave aliena, di quei “Creatori” che all’origine dei tempi discesero e interagirono con l’uomo primitivo. Boris de Rachewiltz ci ricorda che questo simbolo è tracciato sui blocchi della piramide sepolta di Sakkara, scoperta da Zakaria Goneim e attribuita al re Semer khet della III dinastia, ci porta a supporre che la sua esistenza risalga agli albori dell’Antico Impero egizio. Infatti da vari testi si evince l’esistenza di un’antica elite selezionata ed ibridata, che operava l’alta magia per il controllo delle forze cosmiche vitali ed ottenere la vittoria contro le forze delle tenebre oscure. Queste formule magiche sono generalmente attribuite a Thoth e Horus i primi ideatori e creatori. Nel Papiro Leyda 347, Horo è definito: “Signore delle Parole, di rango esaltato nella Casa della Vita, un creatore nella biblioteca”.Il Papiro Salt 825 (Brit. Mus. 10051) contiene addirittura le regole per la realizzazione costruttiva della “Casa della Vita”.Il testo ci riferisce: “Circa la “Casa della Vita” essa deve essere in Abido. Composta di quattro corpi, quello interno sarà coperto di frasche. Il “Vivente” sarà Osiride mentre le mura saranno Iside, Neftis, Horo e Thoth. Questi sono i quattro lati. Geb (il dio della terra) sarà il suo pavimento e Nut (la dea del cielo) il suo soffitto. L’”Essere occultato in essa” sarà il Gran Dio. I quattro corpi esterni saranno in pietra e il pavimento in sabbia, mentre quattro porte si apriranno:  una a sud, una a nord, una a ovest e una a est. Deve essere in luogo nascosto e spaziosa. Non deve essere né conosciuta né vista, ma il sole deve guardare i suoi misteri. Chi vi può entrare è il personale di Ra e gli scribi della “Casa della Vita”. Per quanto riguarda il personale stabile, il sacerdote “calvo” è Shu, lo sgozzatore è Horo che uccide i ribelli per suo padre Osiride, e lo scriba dei sacri libri è Thoth, lo stesso che deve recitare le glorificazioni rituali nel corso di ciascun giorno, non visto, non udito. Puri di bocca e riservati di corpo e di bocca, essi sono lontani da improvvisa morte. Nessun Asiatico dovrà entrare (nell’edificio) né dovrà vederlo… I libri che sono contenuti in esso sono le emanazioni di Ra e servono a mantenere in vita questo dio e a rovesciare i suoi nemici. Il personale stabile della “Casa della Vita” (è costituito) dai seguaci di Ra che proteggono suo figlio Osiride ogni giorno”.Abbiamo quindi un Osiride “il Vivente”,figlio di Ra mentre altre versioni, vedi Plutarco,  lo considera figlio di Geb e di Nut. Infatti, non a caso, un papiro del Museo del Cairo che contiene la qualifica di “Casa della Vita” mostra Osiride che risorge dal letto funebre affiancato da Iside e da Neftis, mentre sul capo, al posto delle corone, reca il disco solare e l’uomo. Il Papiro Salt 825 che tratta di un libro da farsi il ventesimo giorno del primo mese dell’Inondazione. La prescrizione è la seguente: “Non devi divulgarlo. Chi lo divulga muore di morte improvvisa e di subitanea soffocazione. Devi tenertene assai lontano: attraverso di esso si vive o si muore. Deve essere letto solo da uno scriba del laboratorio il cui nome si trovi nella “Casa della Vita”. Posener sulla originale traduzione di Faulkner del Papiro Bremner-Rhind: ci riferisce“Questo è un libro segreto della “Casa della Vita” che nessun occhio (profano) deve vedere: il “Libro per rovesciare Apep”(il serpente). Le formule in questione dovevano essere lette da un sacerdote appartenente al personale “stabile” della “Casa della Vita” e, con tutta probabilità, da quello che incarnava Horo,  “lo sgozzatore che uccide i ribelli per suo padre Osiride”.A fianco della teurgia, il personale della “Casa della Vita” praticava la magia naturale, quella destinata cioè ad assistere le persone nelle varie circostanze della vita. Così nel Papiro Magico Harris è contenuto un incantesimo da pronunciarsi sopra un uovo di argilla da gettarsi nella acque del Nilo onde essere assicurati contro ogni pericolo. Il testo specifica : “La prima formula di tutti gli incantesimi per l’acqua, riguardo alla quale i Capi hanno stabilito: Non aprire il tuo cuore su ciò ad alcuno straniero. E’ un vero segreto della “Casa della Vita”.Una stele di Hawara, riferendosi al defunto, precisa: “… il tuo nome sarà pronunciato dal personale della “Casa della Vita” mentre leggeranno le glorificazioni”, ed un papiro aggiunge: “il tuo cibo si concreta nella biblioteca, le tue provvigioni entrano in essere nella  “Casa della Vita”. Le offerte funerarie erano considerate essenziali per la sopravvivenza del che di esse si alimentava sul piano iperfisico, mentre la sopravvivenza del nome era la conditio sine qua non per il mantenimento della propria individualità nell’oltretomba. Mura tombali e papiri funerari venivano iscritti con le formule dei libri sacri ed anche in questa funzione primeggiavano i maghi della “Casa della Vita”. La stele Louvre C.232 così si esprime:  O voi tutti sacerdoti che penetrate nelle parole del dio e siete abili nelle scritture, voi che siete stati illuminati nella “Casa della Vita” e avete scoperto le vie degli dèi, voi che siete penetrati negli archivi della biblioteca, che siete abili nei lavori degli Antenati, che comprendete l’essenza di ciò che è scritto sui muri, voi che iscrivete le tombe e che interpretate i misteri…”. Dietro tutto ciò, non mi stancherò mai di ripeterlo, a mio parere, si cela il rito di “Giustificazione” dove il “Giustificato” è colui che ha la sua Anima, non era uno dei “gusci vuoti” per i quali occorreva una ritualità per richiamare l’anima che avveniva inizialmente nei luoghi come l’Osireion e poi nelle Piramidi le cui pietre di coronamento rappresentavano, per l’appunto, la parte animica che con un’apposita ritualità veniva richiamata o trasferita e inserita nel “guscio vuoto” per l’opportuna “Giustificazione”. Ma detto ciò, a mio parere “i misteri della Casa della vita” li ritroviamo anche in India ed in Tibet dove si ergono edifici, guarda caso, uguali alla Casa della vita egizia, legati, in questo caso, al mistero di Schamballah la città dei tre livelli, il cui mitico palazzo sarebbe, per l’appunto, un edificio quadrato a nove livelli, fornito di quattro porte orientate verso i quattro punti cardinali, dove sono, a un livello gradatamente sempre più alto, altri edifici quadrati forniti anch’essi di quattro porte. Nel monastero di Ki, o il Palazzo di Chakrashamvara, che sovrasta la valle dello Spiti, dove si celebra l’iniziazione dal Dalai Lama, ad esempio, la costruzione segue questo stesso schema di costruzione dove la parte più a alta è senza porte ed ospita la meditazione sul Mandala e sulle sue figure e nel giorno dell’iniziazione, appare in cielo l’arcobaleno circolare attorno al sole. A sentire l’interpretazione data a queste iniziazioni ed insegnamenti, sembra che si ricolleghino al nostro “centro”, per proteggerci cosa che avviene anche con i metodi di protezione dalle abuction. Poi il Tibet come l’Antartide in tempi antichi forse erano la base di appoggio per l’insediamento di razze aliene o antidiluviane, e che lo siano tuttora, non è poi così assurdo. Il fatto che il capitano Byrd trovò ed entrò in contatto con una di esse agli inizi del Novecento, potrebbe esserne una conferma. Forse queste basi sono la stessa Scamballah, Agarthi o la famosa Shangri Là.

Il libro di Lucio Tarzariol con l’opera: “Con Tiqui Viracocha”. Secondo gli Incas nei tempi antichi la terra era avvolta nell’oscurità. Fu allora che da un lago chiamato Collasuyu (adesso Titicaca), emerse il dio Con Tiqui Viracocha, portando con sé alcuni esseri umani. Allora Con Tiqui creò il sole (Inti), la luna e le stelle per illuminare il mondo.  È proprio da Inti che il Sapa Inca, imperatore del Tawantinsuyu, discende. Al di fuori delle grandi caverne Con Tiqui modellò numerosi esseri umani, incluse alcune donne che erano già incinte. Allora egli mandò fuori queste persone in ogni angolo del mondo.  Tenne però con sé un uomo e una donna.

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