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Misteri

I tre stati di coscienza

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Siamo tutti ignoranti ma non siamo tutti ignoranti delle stesse cose

Albert Einstein

Diverse tradizioni di saggezza parlano di diversi livelli di coscienza. L’Induismo descrive genericamente quattro livelli di coscienza: coscienza sveglia, coscienza addormentata, sonno senza sogni e turiya, una quarta dimensione che corrisponde grosso modo alla coscienza pura (la coscienza universale), quella dell’io sono presente qui.
Gurdjieff prefigurò sette livelli di coscienza, che chiamò i Sette Livelli dell’Uomo. Anche la Kabala divide genericamente la coscienza in sette livelli: la coscienza fisica, la coscienza psicologica, il riflesso di sé, il vero sé, la coscienza etica, la coscienza transpersonale e la coscienza universale. E ci sono molti altri sistemi che descrivono diversi livelli di coscienza.
Bisogna però essere prudenti quando si comparano questi sistemi, innanzitutto perché essi sono stati sviluppati per andar incontro ad un particolare bisogno e scopo in un epoca particolare. Ognuno di quei sistemi ha diversi presupposti che generalmente affonda le loro radici in un sistema precedente. A mio parere, la coscienza può essere divisa in tre livelli: coscienza ordinaria, coscienza consapevole e pura coscienza.
La coscienza ordinaria, il primo livello, corrisponde alla coscienza dell’uomo unidimensionale. Essa è anche chiamata coscienza unidimensionale o coscienza egoica. La coscienza ordinaria è consapevole essenzialmente del contenuto. Vi è un’ assenza di autoconsapevolezza implicita nel termine. Generalmente non vi è una dimensione verticale mentre vi è un davvero esiguo accesso a livelli più alti di consapevolezza. E’ implicita la totale identificazione con il contenuto della coscienza, in altre parole identificazione con i pensieri, le emozioni, le sensazioni, gli impulsi e così via. Dal punto di vista psicologico, la coscienza ordinaria è allineata con le nostre protezioni e le difese dell’ego. Con la coscienza ordinaria noi siamo totalmente immersi nelle attività dell’ego e con l’attività della mente in genere. Siamo occupati con il contenuto e con la ricerca di modificare in qualche modo il contenuto delle nostre vite. In questo livello di coscienza noi siamo identificati sostanzialmente con i nostri pensieri e le nostre emozioni, con la nostra storia personale, con i nostri ideali dell’ego, con l’immagine del sé e via di seguito.
La coscienza ordinaria è la realtà delle convinzioni e filtri, trances che noi crediamo essere la nostra realtà quotidiana, ma che hanno poco a che fare con la vera natura del campo in cui viviamo. Vi è un forte coinvolgimento nella fissazione e nella falsa personalità e con l’attività dell’ego in generale. Abbiamo una limitata consapevolezza della nostra realtà personale e del mondo in cui viviamo.
Il mondo della coscienza unidimensionale è chiamato Terra Piatta e corrisponde pressappoco al mondo descritto dalla Fisica di Newton. Si tratta di un mondo alienato, utilitaristico, che è focalizzato soprattutto sulla sopravvivenza. E’ il campo di Maya o della delusione. Nella Terra Piatta siamo preoccupati per il contenuto della nostra vita. Come Winston Churchill disse una volta a proposito della politica, «E’ soltanto una dannata cosa dopo un’altra». Così è la coscienza ordinaria: un focus verso l’esterno, una realtà riferita all’esterno che è fondamentalmente coinvolta con la nostra relazione con la Terra Piatta. La vita nella Terra Piatta tende ad essere meccanica e ripetitiva, dal momento che si svolge in una profonda incoscienza e nell’assenza di autoconsapevolezza.
La coscienza consapevole, il secondo livello, coincide con l’anima e con l’esplorazione della nostra realtà interiore. Essa si presenta come autoconsapevolezza, una consapevolezza del flusso di coscienza così come una maggiore consapevolezza della natura del contenuto della coscienza. Noi cominciamo a diventare consapevoli di colui che sta sperimentando il contenuto della nostra vita, di come stiamo vivendo quel contenuto. Dal punto di vista psicologico, la coscienza consapevole coincide con la nostra vulnerabilità, le nostre impressioni e la nostra sensibilità e con la nascita di un ego consapevole. Questo è il livello in cui cambiamenti e trasformazioni possono accadere, il livello in cui l’autoconsapevolezza comincia a far presa. Cominciamo a diventare più consapevoli della nostra psicologia personale. La coscienza ordinaria vuol dire identificazione con l’ego e con l’attività mentale. La coscienza consapevole implica una più grande consapevolezza della struttura dell’ego e l’identificazione dell’anima come il luogo della coscienza, il veicolo della coscienza.
In questo secondo livello, la coscienza comincia a diventare consapevole di se stessa. In altre parole, noi diventiamo consapevoli del fluire della coscienza, consapevoli del fatto che il contenuto è una funzione del fluire della coscienza. A questo livello di coscienza sono stati dati molti nomi diversi. Eckhart Tolle la chiama presenza, J. Krishnamurti la chiama consapevolezza, Gurdjieff la chiama “ricordo di sé”. Osho solitamente lo chiamava “l’essere testimone”. La coscienza consapevole è intimamente connessa con il nostro potenziale spirituale, con l’Essenza e la nostra capacità di esplorare la nostra realtà interiore. E’ in questo livello che avviene la vera trasformazione personale. Noi cominciamo ad indentificarci con la coscienza più che identificarci unicamente con gli oggetti della coscienza. Cominciamo a sviluppare le capacità dell’uomo multidimensionale integrando le differenti qualità dell’Essenza. Sviluppiamo un ego consapevole e la capacità di esplorare la nostra psicologia personale e la soggettività dell’anima. Il campo in cui abitiamo è il campo dell’Essenza. Questo campo corrisponde grosso modo al campo della Fisica dei Quanti.
Il terzo livello di coscienza è la coscienza universale o coscienza pura. Questo livello è associato all’Assoluto, all’Essere e all’ All-and-Everything, il campo illuminato dell’esistenza. Esso è spesso chiamato in differenti modi, come coscienza trascendente, coscienza indifferenziata, coscienza transpersonale e così via. L’espressione di Bodhidharma «no mente» e quella di Buddha «one suchness» puntano entrambe verso questa realtà, così come l’idea di Krishnamurti di «consapevolezza senza scelta». Non vi sono scelte da fare perché la coscienza universale è un’unica salda, indivisibile realtà. One suchness. Un solo essere.
Questo terzo livello di coscienza tende a porsi oltre ogni elemento culturale, ogni religione, ogni simbolo, ogni pratica spirituale e così via. Tuttavia, senza meditazione o qualche tipo di pratica di consapevolezza, la nostra identificazione con il contenuto tende ad aumentare e la nostra esperienza di coscienza pura tende a diminuire.
La coscienza pura è connessa con le Dimensioni Senza Limiti dell’Essenza. Noi possiamo comprendere questo livello di coscienza come una soggettività che si espande e include l’intera esistenza. Nelle esperienze più profonde di coscienza pura il fluire dei contenuti tende a diminuire fino a scomparire. In questo stato noi possiamo osservare pensieri e immagini mentre emergono lentamente, senza essere identificati con essi. Ai livelli più profondi di pura coscienza non ci sono contenuti né soggetti. Il tempo e lo spazio tendono a scomparire. A noi non sembra di essere presenti in nessun particolare tempo e spazio. Questi stati vengono di solito chiamati Samadhi, Nirvana o Absorption. Non vi è senso di separazione. Gli elementi della coscienza ordinaria, quando appaiono, sembrano emergere a una grande distanza dalla realtà della coscienza pura. La coscienza pura o coscienza universale rende possibile la nostra percezione della Matrix Divina, del campo dell’ All-and-Everything. Questo terzo livello di coscienza corrisponde alla fisica dell’Inconoscibile.
E’ possibile collegare questi tre livelli di coscienza al sistema Raja Yoga, ma si tratta soltanto di un collegamento generico che non è completamente simmetrico. La coscienza ordinaria corrisponde all’ antakarana (ego). La coscienza consapevole corrisponde all’atman (anima, vero Sé) e la coscienza pura corrisponde al Brahman (l’Assoluto, la coscienza universale). Queste tre categorie di coscienza sono in effetti inseparabili fra loro e ognuna di esse agisce come una porta per l’altra. L’una non è più alta o migliore dell’altra. Esse sono connesse con il dinamico fluire della coscienza stessa e con i mutamenti nella natura di quel flusso. Il corso della coscienza diventa più raffinato, più delicato e più chiaro quando noi facciamo esperienza della coscienza pura mentre diventa più denso e vischioso quando passiamo all’attività egoica della coscienza ordinaria.
I tre livelli di coscienza si sovrappongono in modo tale che ciascuno apre le porte agli altri livelli di coscienza. Nella coscienza ordinaria vi potrebbero essere esperienze elevate che ci fanno intravedere la coscienza consapevole. Allo stesso modo, le nostre esperienze di coscienza consapevole possono anche cominciare ad aprirci alla vastità delle dimensioni senza limiti e del terzo livello di coscienza pura.
Il livello di coscienza universale o coscienza pura potrebbe inoltre essere colorato o composto da uno o più delle dimensioni senza limiti, le dimensioni assolute delle differenti qualità dell’Essenza. E’ questa la ragione per cui le nostre esperienze di coscienza pura spesso hanno descrizioni differenti. L’ «oceanica» esperienza che lo psicologo William James ha descritto è un aspetto dell’esperienza della coscienza pura. Alcune di tali esperienze sono più collegate con particolari centri di energia nel nostro corpo. Nella mia esperienza, la coscienza pura è di solito connessa con una qualità specifica del respiro e/o con una particolare qualità del cuore. Alcune di queste esperienze sono estatiche, oceaniche o travolgenti – altre sono così sottili quasi come essere molto più vicini alla non-esistenza, all’assenza di realtà. Il respiro diviene così sottile e leggero che non sappiamo se stiamo ancora respirando.
I periodi della mia vita in cui sono stato profondamente in questo terzo livello di coscienza sono stati quelli in cui praticavo meditazione per molte ore al giorno oppure quando ero per un tempo prolungato alla presenza di un maestro illuminato. Ma questo sicuramente non vuol dire che nella vita ordinaria non possiamo vivere queste esperienze. Semplicemente portando la nostra piena consapevolezza ad un albero che danza nella brezza o a una nuvola che scivola lentamente in un cielo azzurro, noi possiamo entrare in questa dimensione di pura coscienza. Comunque è più facile provare queste esperienze alla presenza di un maestro spirituale. Le prime volte che ho visitato Papaji (H. W. L Poonja, il maestro Advaita), trascorrevo le mie mattinate seduto con il maestro e dopo, nel pomeriggio, potevo soltanto sdraiarmi sul mio letto e respirare. Mi sentivo completamente immobilizzato. L’unica cosa che potevo fare era seguire il mio respiro, che era assolutamente oceanico e travolgente. E ogni qualvolta un pensiero cominciava a prender forma, da quella che di solito sembrava essere una distanza lontanissima, subito si dissolveva nel travolgente potere del respiro.
Le nostre esperienze di coscienza pura possono anche aprire le porte alla comprensione della coscienza consapevole. Diverse comprensioni della Essenza Diamante, ad esempio, possono scaturire dalle nostre esperienze di coscienza pura. A volte ciò può essere sentito come se noi fossimo canale dell’Assoluto per arrivare a comprendere una qualità particolare dell’Essenza o un aspetto particolare della coscienza consapevole. Oppure in questo modo possiamo scoprire la vera natura della relazione fra le diverse qualità dell’Essenza. Allo stesso modo, le nostre esperienze di coscienza consapevole possono far affiorare la comprensione della coscienza ordinaria. E in genere, le nostre esperienze dell’Essenza e della coscienza consapevole ci condurranno a comprendere più profondamente sia la coscienza ordinaria sia la coscienza pura.
Coscienza consapevole è anche la capacità dell’anima di riconoscere i differenti livelli di coscienza e il nostro movimento attraverso essi. La tradizionale metafora spirituale dell’onda e dell’oceano descrive bene questa comprensione dei tre livelli. L’onda rappresenta la coscienza ordinaria identificata con il sé separato, con l’ego che lotta nella terra piatta, non consapevole di esser fatta della stessa materia dell’oceano, cioè di acqua. L’oceano rappresenta la coscienza universale o coscienza pura e il campo di All-and-Everything. E la coscienza consapevole – che rappresenta l’Essenza (l’acqua) – si collega a queste due dimensioni. La coscienza consapevole è il collegamento fra la coscienza ordinaria e la coscienza pura, proprio come l’Essenza è il collegamento fra i temi psicologici di una particolare qualità dell’Essenza e le dimensioni senza limiti di quella qualità.
L’Essenza può essere vista come un singolo «raggio della creazione» che collega i diversi livelli di coscienza. Uno dei più belli e imponenti monumenti che si rifanno a questa idea del raggio della creazione è rappresentato dal Tempio d’ Oro dell’Ashram di Aurobindo nel Tamil Nadu. La costruzione è una sfera dorata con molti piani che è come sospesa su un piccolo altopiano. Non ci sono finestre nel globo, che è costruito con dischi concavi di vetro ricoperti da foglie d’oro. Alla luce del sole la struttura irradia una sfolgorante luce dorata. All’interno la luce entra da una piccola apertura all’apice del globo; un raggio di luce solare si infiltra attraverso l’apertura e colpisce un gigantesco cristallo nel centro della principale sala di meditazione, che è invece completamente buia. Il raggio di luce quindi si dirige verso il basso, attraversa tutta la sfera di cristallo e lì alla fine raggiunge, al pianoterra, un piccolo cristallo al centro di una vasca a forma di fiore di loto situata al di sotto dell’intera struttura.
La consapevolezza e la coscienza consapevole sono al centro della nostra capacità di conoscere i differenti livelli di coscienza e di progredire spiritualmente. E’ l’anima che ha la capacità di riconoscere e sentire tutti e tre i livelli di coscienza. Così la coscienza consapevole è la chiave principale per il nostro sviluppo spirituale. Allo stesso modo Atman è il riflesso dell’Assoluto, dell’ All-and-Everything, nella nostra coscienza individuale e rende possibile l’accesso alla coscienza universale (coscienza pura).
Vi è un racconto della tradizione indiana che parla di un ricercatore spirituale che stava meditando alla periferia di un villaggio. In una visione, il dio Shiva gli si presenta dinanzi e gli chiede di andare a prendere un po’ d’acqua in un’ abitazione vicina. Il ricercatore va alla casa e bussa alla porta. La proprietaria della casa e sua figlia si affacciano all’uscio. L’uomo è invitato ad entrare e, mentre aspetta per l’acqua, nota la bellezza della ragazza. Viene invitato a restare per pranzo e una cosa dopo l’altra… Sposa la giovane, la coppia ha tre figli e continua a vivere nel villaggio finché un giorno arriva un’inondazione. Ad uno ad uno i membri della famiglia annegano nell’inondazione ad eccezione dell’uomo, che viene trascinato su un terreno più in alto. Stordito e malconcio, il ricercatore rinviene e vede il volto di Shiva che lo guarda fisso dall’alto. «E allora che ne è stato dell’acqua?» Shiva domanda.
Il senso è che il ricercatore si era perduto nella terra piatta, al livello della coscienza ordinaria. La sua vita divenne un dimenticarsi di sé piuttosto che un ricordarsi di sé.
Ovviamente non siamo obbligati a credere che quel contenuto sia la realtà suprema della nostra vita, ma molti di noi ci credono e i nostri condizionamenti culturali e sociali tendono a rafforzare questa credenza. Il contenuto può appropriatamente esser visto come i film della mente, come il nostro teatro, il nostro cinema personale. E’ proprio quello il film che viene comunemente trasmesso. Quando noi riteniamo questi film la nostra unica realtà, allora entriamo nella terra piatta e nella coscienza ordinaria. Perdiamo il contatto con la nostra soggettività, diventiamo meno presenti nel qui ed ora. Nella coscienza ordinaria della terra piatta, ci sono pochi spazi vuoti nella nostra identificazione con il contenuto, una breve distanza dal contenuto, dal traffico della mente.
Nello stato di coscienza consapevole noi siamo più presenti, più consapevoli del nostro contatto con la realtà esistenziale, più in contatto con ciò che è spontaneo, autentico e vitale in noi stessi. Siamo più consapevoli di quello che in effetti stiamo vedendo, ascoltando, toccando, provando nel momento presente. La coscienza ordinaria tende ad essere più bloccata nell’attività mentale e nei conflitti psicologici, al punto che le persone in effetti cominciano a credere che esse stesse sono il contenuto della loro mente.
Vi è un racconto tibetano che descrive questa distinzione fra coscienza ordinaria e coscienza consapevole. Due monaci stanno discutendo sul movimento di una bandierina per la preghiera in un giorno ventoso sulle alte montagne del Tibet. Un monaco ritiene che il movimento sia fondamentalmente nella bandiera, l’altro è convinto che il movimento sia fondamentalmente nel vento. E la discussione sta salendo di tono. Un terzo monaco li raggiunge e i primi due gli chiedono subito la sua opinione. Quest’ultimo scoppia a ridere e dice «Il movimento è nelle vostre menti».
Non per sminuire o svalutare i molti validi usi della mente, ma molto di quello che ci passa per la testa è puro nonsense. E ricerche recenti ci dicono che il cuore e la pancia ci forniscono molte più informazioni del cervello.
Il nostro livello di consapevolezza determina la nostra realtà e il campo in cui viviamo. Nella ordinaria coscienza unidimensionale la nostra psicologia personale e le nostre fissazioni ci dominano poiché non ne siamo consapevoli. Nella coscienza consapevole il nostro tipo di personalità diviene una fonte di informazioni e comprensione poiché noi siamo più consapevoli di esso. E nella coscienza pura abbiamo esperienza di stati che sono ben al di là delle fissazioni e della personalità. Allo stesso modo, la coscienza ordinaria genera il campo della terra piatta. Genera un campo che non ha in realtà una dimensione verso l’alto, che non ha un’autentica dimensione spirituale. E’ un campo dalle possibilità limitate. Si tratta più di una dimensione materiale, orizzontale, meccanica. E’ la coscienza ordinaria che prospera sulle maschere, sulle differenti versioni del falso sé, sull’immaturità emozionale e sulla mancanza di autoconsapevolezza.
Dall’altro lato, la coscienza consapevole genera un campo che è caratterizzato dalle qualità essenziali, da ciò che in noi è autentico o vero, dalle possibilità di crescita e trasformazione. Questa è la coscienza che è alimentata dall’autoconsapevolezza, che prospera sull’essere nel qui ed ora. La coscienza consapevole genera la realtà dell’Essenza. E la coscienza pura crea il campo della Matrix Divina, dell’ All-and-Everything. In questo modo, i differenti livelli di coscienza «creano insieme la nostra realtà» e il mondo in cui viviamo.
Fonte: http://www.dipendenzeaffettive.com/i-tre-livelli-di-coscienza-from-davids-book-travels-consciousnes/

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